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Black&White&Digital |
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| Di Gerardo Bonomo
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Il tempo vola, e con l'avvento del
digitale ancora di più: solo pochi anni fa
la testa sia dei fotografi professionisti che degli
appassionati era concentrata nella ricerca della pellicola
"migliore" e a sua volta dello sviluppo
e stampa ideale, e oggi il focus è concentrato
unicamente sul sensore,
gamma dinamica, sensibilità,
grandezza, numero
di pixel, precisione
cromatica, soglia S/N
etc.
Oggi l'idea che a breve comincerà a farsi critica
la produzione di alcune emulsioni non spaventa più
nessuno, e questo grazie al fatto che oggi il digitale
è uscito dalla sua fase
sperimentale divenendo una certezza,
senza contare che i costi sono finalmente diventati
accettabili – e la neonata D70 ne è l'esempio
-.
Ma questo non dovrebbe significare l'abbandono
completo dei vecchi sistemi e soprattutto dei linguaggi
fotografici universali, come il bianco
e nero, padre di tutta la fotografia e ancora
ampiamente usato nei quotidiani
e non solo, nella moda
come nella pubblicità.
Facile pensare al bianco e nero digitale se l'obiettivo
è la stampa su un quotidiano, un settimanale,
un catalogo, molto meno facile se il desiderio è
quello di ottenere una stampa
vera e propria, e magari su carta baritata.
Ink jet, politenata, baritata,
le differenze
Se vogliamo stampare una nostra immagine digitale
via ink jet non ci sono
problemi di sorta: anche partendo da un file a colori
basterà trasformarlo in un'immagine in scala
di grigi e la stampante farà il resto, tenendo
presente che, se in molte Coolpix
è già disponibile la possibilità
di scattare direttamente in bianco e nero,
non è più così per le reflex
digitali: la Nikon D70, per fare un esempio,
non permette di acquisire immagini direttamente in
bianco e nero ma ciò per offrire una più
professionale conversione agendo sulla scelta del
canale colore preferito. Per ottenere un bianconero
da un file a colori basterà utilizzare il software
Nikon View a corredo
delle fotocamere Nikon oppure optare per i noti software
professionali disponendo anche di funzioni
che, di fatto, permettono di ottenere gli stessi effetti
dei filtri colorati utilizzati nella ripresa bianconero
a pellicola. Le ultime stampanti sia di Epson che
di HP con serbatoi di inchiostro appositamente dedicati
alla stampa in bianco e nero, e i nuovi supporti di
carta che non hanno ormai più alcuna differenza
con i tradizionali supporti politenati per la stampa
chimica in bianco e nero – glossy, perla e opaca
– permettono in questo modo di ottenere via
ink jet delle stampe perfettamente
neutre, che solo un occhio e una mano veramente
esperti possono distinguere da una stampa chimica
politenata.
Il secondo sistema è quello della stampa su
carta politenata chimica a colori:
oggi molti fotolaboratori attraverso i minilab stampano
con sistemi laser o led
direttamente da file digitale,
e sono sia in grado di stampare
automaticamente in bianco e nero, eliminando
i colori dal file originale, che di stampare
da immagini preventivamente convertite in bianco e
nero dall'utente. Qui non è sempre facile
ottenere immagini in bianco e nero perfettamente neutre:
il sistema di stampa deve essere perfettamente tarato
e sono per certo necessarie alcune provinature prima
di arrivare alla stampa definitiva che si avvicini
di più alla perfetta neutralità, quindi
bianchi, neri e grigi senza alcuna dominante di fondo.
Qui la scelta delle superfici è ancora ampia,
glossy, perla e in alcuni casi semimatt.
Ma, diciamocelo, ancora oggi la vera stampa in bianco
e nero è quella che si ottiene sul cartoncino
baritato, un procedimento che ancora oggi prevede
esposizione, sviluppo, arresto, fissaggio, lavaggio
ed asciugatura completamente manuali. Il cartoncino
baritato è ancora oggi considerato il sistema
di stampa con aspettativa di vita superiore a qualsiasi
altro supporto, si parla di cinquecento anni e di
applicazioni squisitamente museali, dove la certezza
che l'immagine attraversi i secoli a venire indenne
è una necessità primaria. Il cartoncino
baritato è disponibile in diverse
grammature e superfici
tra cui la famosa "bianco brillante" che
una volta veniva rifinita con il processo della smaltatura
e che oggi invece viene lasciata asciugare "al
naturale" restituendo una superficie brillante,
il massimo stato dell'arte per la miglior riproduzione
e visione dell'intera gamma tonale offerta dal bianco
e nero. Il cartoncino baritato non può essere
esposto con i sistemi di stampa laser o led chimici
dell'ultima generazione e a questo punto ecco che
la catena di lavorazione tra l'immagine
digitale e la stampa
baritata si interrompe, o almeno dovrebbe.
In realtà non è così, come vedremo
in questo Experience che vede coinvolto Gabriele
Guerra, professionista bolognese, e il suo
desiderio di ottenere stampe baritate direttamente
dai suoi scatti digitali.
L'idea non è nuova – sono in molti attualmente
che stanno sperimentando e affinando questo sistema
– ma il risultato finale è certamente
meritevole di attenzione.
La stampa in bianco e nero,
croci e delizie
Se qualcuno di voi si è mai addentrato nella
stampa bianco e nero da negativo sa di cosa stiamo
parlando, delle difficoltà
che si incontrano per eliminare
la polvere dal negativo e dal portanegativi
dell'ingranditore, per poi ritrovarsi sempre e comunque
con "corpi estranei" stampati che vanno
poi rimossi sulla stampa con la spuntinatura fatta
di pazienza certosina e di manina d'oro; e ancora,
le mascherature e bruciature
delle varie zone dell'immagine per poter riprodurre
i dettagli anche nelle zone più chiare e il
quelle più scure dell'immagine; perché
questo è il bianco e
nero: un 10% di lavoro eseguito in ripresa
e un 90% eseguito in stampa direttamente sotto l'ingranditore.
Si può arrivare a mascherare e bruciare sullo
stesso foglio di stampa anche decine di zone diverse
dell'immagine in una sorta di danza magica propiziatoria,
dove le possibilità di aver correttamente mascherato
e bruciato tutte le zone sono l'uno per mille, e quindi
avanti con la prima ristampa, e con la seconda, la
terza, buttando via tempo e materiale. Tutto
questo nel mondo del digitale ovviamente non esiste:
non esiste la "polvere" sul file –
quella sul CCD è un'altra cosa ma più
facilmente gestibile di quella su un negativo –
si può scurire e schiarire a piacere particolari
dell'immagine all'infinito, e ogni volta che si sbaglia
ad applicare una funzione basta tornare indietro nella
"storia" della lavorazione dell'immagine.
Ci sono quindi tutte le premesse per fare un lavoro
pulito pulito.
Ecco come si muove Gabriele Guerra

Ecco l'immaginale originale, scattata con
D2H e obiettivo AF
DX FishEye10,5mm f/2,8, settato a
f/9.5, 1/350,
200 ISO,
in Program,
con WB su Auto e Sharpening
su Medio-High
Il primo passaggio con Photoshop
è quello di togliere completamente
la saturazione o per lavorazioni
più ricercate attraverso l'opzione
miscela canali

Entrando nel menù
delle curve si comincia a lavorare
sulla scala tonale dell'immagine.
In questo caso non sono state apportate né
mascherature né bruciature, ma utilizzando
Photoshop è anche naturalmente possibile
schiarire e/o scurire parti anche limitate
di un'immagine

Si passa adesso al comando Immagine/Regolazione/Inverti,
per trasformare la nostra immagine in un negativo
in bianco e nero

Con il comando Immagine/Ruota quadro/Rifletti
quadro orizzontale, il nostro negativo
ha anche i lati correttamente invertiti per
procedere poi alla stampa

Ed ecco il risultato finale pronto per essere
stampato

Utilizzando una stampante ink jet (in questo
caso in formato A4 e un supporto trasparente, stampiamo la nostra
immagine
su "pellicola" , settando la stampate
su modalità carta fotografica lucida,
ottenendo così un negativo già
nelle dimensioni della nostra stampa finale

Dopo aver appoggiato il foglio di cartoncino
baritato con l'emulsione rivolta verso
l'alto sotto l'ingranditore… |

… vi appoggiamo il negativo…
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e blocchiamo il sandwich con una lastra
di cristallo –pulita–
da
minimo 5mm di spessore; a questo punto
proviniamo
e successivamente stampiamo
la nostra immagine |

Sviluppiamo, arrestiamo e fissiamo la
nostra immagine
a mano in bacinella
nel modo tradizionale…
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Ed ecco la stampa finale.
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Conclusioni: il risultato c'è
e funziona!
La possibilità di intervenire
in modo molto mirato durante la creazione del
negativo prima di passare alla stampa finale, permette
ovviamente di arrivare ad un controllo
assoluto dell'immagine. Inoltre in questo modo
si ottiene un negativo che incorpora già tutte
le mascherature e bruciature necessarie, rendendo
possibili delle stampe multiple
perfettamente identiche
tra loro e con tempi di realizzazione
più rapidi, visto che il lavoro di controllo
dell'immagine avviene prima della stampa del negativo
originale. E' chiara inoltre la grande comodità
di scegliere dopo lo scatto
quali immagini trattare in bianco e nero, partendo
sempre da un'immagine completa in ogni sua informazione,
colore compreso, che può essere rimosso per
una stampa mirata in bianco e nero; è senza
dubbio più comodo che girare con una medio
formato e due magazzini, caricati uno a colore e l'altro
a bianco e nero o con due corpi reflex, ugualmente
caricati.
Ci sembra realistico a questo punto porre l'attenzione
anche su questa seconda opzione, quella cioè
di avere con sé una reflex
digitale e una analogica,
la prima "caricata" a tutto, la seconda
a pellicola in bianco e nero. Per "caricata"
a tutto intendiamo a qualunque
sensibilità e magari predisposta sul
salvataggio in RAW per
poter intervenire su tutti i parametri di ripresa
(autofocus tempo e diaframma esclusi) in post produzione,
compresa ovviamente la desaturazione e la procedura
di stampa su cartoncino baritato illustrata in questo
Experience. Il secondo corpo invece, caricato con
del "vero" bianconero,
permetterà di fissare i soggetti desiderati
in modalità bianco e
nero tradizionale per poi seguire l'iter della
stampa tradizionale che
resta comunque il sistema attualmente considerato
universalmente come tale per la fotografia in bianco
e nero.
Tornando all'aspettativa di vita della pellicola
sembra ormai certo che le prime emulsioni che andranno
in crisi saranno quelle di grande
formato, dia,
nega e B&W,
poi sarà la volta del medio
formato e in ultimo del formato
35mm la cui esistenza è comunque garantita
dal fatto che è la stessa pellicola impiegata
nelle cineprese per la realizzazione di qualsiasi
film. Poi, all'interno delle emulsioni 35mm è
probabile che la prima ad andare in crisi sarà
la diapositiva, l'ultima
la negativa.
Per le emulsioni in bianco e
nero, che sono sempre state un mercato
di nicchia, pare che la vita sarà ancora
lunga e il giorno che
dovesse terminare si può tranquillamente sviluppare
una negativa colore nei bagni del bianco e nero per
ottenere un negativo in bianco e nero.
La possibilità data dal sistema
Nikon di "spostare"
le ottiche da una fotocamera digitale a una
analogica gestendo le variabili DX, è l'anello
di congiunzione tra il passato
e il futuro che ci permette
di utilizzare ancora due sistemi paralleli con un
solo parco ottiche. Ci sembra di contro evidente che
attraverso il lavoro di Guerra abbiamo dimostrato
che da un'immagine a colori si può ottenere
un'immagine in bianco e nero e mai il contrario. Se
il lavoro di Guerra di bypassare tutti i sistemi ink
jet e politenati per ritornare al cartoncino baritato
partendo da un file digitale ci sta, ci sta –
almeno oggi – anche l'ipotesi di riprendere
o continuare a tenere in considerazione la tradizionale
negativa b&n. Se
il lavoro illustrato in questo Experience è
tecnicamente validissimo e apre addirittura le porte
a una camera oscura/chiara che va a concludersi sul
classico cartoncino baritato, di contro notiamo una
piccola "distonia" in termini di sapori,
poco tecnica e molto romantica, che ci fa ancora guardare
con estremo rispetto il buon vecchio negativo b&n.
Di sicuro, il giorno che la pellicola B&W non
fosse più disponibile, abbiamo già oggi
la soluzione per poter comunque produrre stampe fine
art B&W senza la pellicola.
L'aspettativa quindi di un roseo futuro, o meglio,
grigio…
Gabriele Guerra visto da vicino
Guerra è nato a Medicina nel 1949 e ha
iniziato ad appassionarsi di fotografia relativamente
tardi, a 23 anni, con una Zorki 4 e tre ottiche,
28, 40 e 85mm. Passa poi a Mamiya, e Olympus
per approdare poi nel 1982 a Nikon con la F3;
in parallelo avvia una personale sperimentazione
nello sviluppo del negativo fino a trovare l'optimum
in una soluzione al pirogallolo. La sua attrezzatura
si implementa con una Leica M4, poi M5 con 21,
35, 50 e 90mm da cui si è recentemente
separato.
Inizia l'attività semiprofessionale nel
1986 collaborando alla rivista bolognese "Mongolfiera"
per diventare poi giornalista pubblicista nel
1989. Nel 1992 la sua attività fotografica
diventa professionale e da allora Nikon è
diventato il suo unico compagno di lavoro. Oggi
la sua attrezzatura si compone di due D2H con
Fish-Eye 10,5mm, 17/35 f/2.8, 28/70 f/2.8, 70/200
f/2.8 VR, 300 f/2.8, 600 f/4 e TC14. Dal 1989
collabora con l'agenzia bolognese Iguana Press
e attraverso di essa con l'agenzia Grazia Neri.
Si occupa di cronaca, sport - soprattutto calcio
e basket -. Con la Nikon D1 anni fa ha iniziato
la trasmissione "live" delle immagini
dai campi di gioco utilizzando un PC portatile.
Oggi, utilizzando un computer palmare Toshiba
con programma Pocket Pojo della Idruna gestisce
e trasmette le immagini via telefonino alle
redazioni senza necessità di avere con
sé un PC portatile. |
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