|

PARE CHE OTZI NON FOTOGRAFASSE MA…
Quando nel 1991 il ritiro del ghiacciaio delle Alpi Venoste riportò alla luce la mummia dell'uomo di Similaun, quello che venne poi chiamato Otzi a colpirci furono soprattutto due cose: la prima è che fosse probabilmente ferito e troppo lontano dal suo villaggio per poter chiedere aiuto e trovò/accettò così quella che oggi definiremmo una morte iniqua ma, mutuando l'ultima frase del film “Vento di passioni” noi diremmo che “ebbe una buona morte”. La seconda fu non tanto lo stupefacente aspetto di conservazione, ma il suo particolare quanto efficiente abbigliamento, scarpe comprese, ma soprattutto borse incluse. Gli venne trovata una faretra – dove oggi noi fotografi custodiremmo il treppiedi – con ancora delle frecce, una sorta di bisaccia, non diversa dalle Messenger fotografiche di oggi, dove oggi noi riporremmo la parte principale dell'attrezzatura fotografica e soprattutto un vero e proprio marsupio – come i marsupi fotografici di oggi - , che ancora conteneva bacche, per avere sempre qualcosa – anche di simbolico a livello nutrizionale – da mettere sotto i denti e perfino un coltello in pietra affilato su entrambi i lati, piuttosto lontano dagli affilatissimi Miracle Blade di oggi che però, guarda caso, di quei primi strumenti di taglio conservano ancora proprio il sistema del filo di lama ottenuto proprio da una serie ininterrotta di tacche, per rimanere sempre affilati e tagliare davvero ogni cosa, noi anche una latta di pomodoro, lui un intero cervo.
Insomma, il buon vecchio Otzi aveva tutta una serie di contenitori che gli erano più che essenziali per spostarsi sul territorio e avere sempre a disposizione i suoi strumenti, di caccia, di lavoro e frugali fonti di alimentazione. Pare che…, sì; pare che non avesse con sé una macchina fotografica, ma non è improbabile che col succo di qualche bacca e la punta di un legno o di una selce non abbia lasciato qualche icona da qualche parte. Sono passate diverse migliaia di anni di allora, e ancora oggi il contenitore per trasportare e avere con sé quello che ci serve nel quotidiano è ancora un bisogno primario ed essenziale. Che dire, siamo anche noi degli Otzi, solo più evoluti…
Introduzione
All'interno di diversi precedenti FeelNikon troverete diverse eXperience dedicate a quelli che ci piace definire “contenitori” fotografici, siano esse le borse nella loro accezione più classica, piuttosto che zaini, marsupi o monospalla. Ne segnaliamo alcuni:
Tenba Shootout Med LA borsa fotografica
Tenba Shootout Covertible Photo Sling: il monospalla da zaino a borsa in un secondo netto
Tenba Response, non aprite quella borsa
Tenba Shootout Photo Waistpack
Il punto per noi è sempre stato questo, che il “contenitore fotografico” rimane l'accessorio principale di qualsiasi corredo fotografico, meglio, è probabilmente proprio l'essenza, l'ossatura del corredo, questo perché se la borsa – intesa in termine molto generico – non è sufficientemente capiente per il corredo o la parte di esso che abbiamo deciso di portare con noi, o al contrario è fin troppo capiente, o troppo pesante, o ancora con un sistema per il suo trasporto – la cinghia piuttosto che lo spallaccio – che non è consono al tipo di attività fotografica che andremo a svolgere, ci troveremo alla fine con addosso o a tracolla una nemica giurata, anziché una perfetta compagna, un'ordinata assistente del nostro shooting.
Esiste la borsa perfetta? Oggi non più: negli ultimi decenni l'attrezzatura fotografica è cambiata molto, nel senso che si è resa molto più sostanziosa; oggi molti dispongono di più di un corpo macchina, diversi obiettivi, flash, accessori vari, schede di memoria, batterie e alimentazioni di scorta, dispositivi di comando remoto o storage, e spesso c'è l'esigenza di avere con sé durante lo shooting anche un notebook, per una primo controllo e postproduzione, piuttosto che per l'upload delle immagini attraverso la rete anche in wi-fi o mi-fi.
Fino a non molti anni fa l'attrezzatura fotografica era costituita da una macchina fotografica e da un obiettivo, spesso addirittura fisso, e se intercambiabile erano pochi i fortunati a possedere un secondo obiettivo che giustificasse almeno per loro il termine “ottica intercambiabile”. La medio formato biottica Rolleiflex aveva una nutrita serie di accessori, dai filtri al paraluce, ciascuna con la sua brava custodia in cuoio che si incoccava lungo la cinghia della fotocamera che diventata, così coperta di custodie e custodiette, la borsa fotografica vera e propria.
No, oggi non esiste la borsa ideale perché anche per il fatto che i corredi si sono fatti davvero importanti, sia nel numero dei componenti che nel valore, per molti sarebbe materialmente impossibile portarselo tutto appresso, impossibile per il peso, inutile perché l'obiettivo o l'accessorio che può essere fondamentale per uno shooting è davvero superfluo per un altro shooting.

C'è poi shooting e shooting, si scatta in studio, dove tutto il corredo è sempre a portata di mano, come si scatta in giro per la città, o durante un trekking, dove oltre a fotografare bisogna percorrere diversi chilometri a piedi. Ci sono poi gli shooting che prevedono gli spostamenti in aereo e il conseguente rispetto delle rigide norme per il trasporto del bagaglio a mano, o l'accettazione dello stivaggio dell'attrezzatura – dove occhio non vede e cuore duole… -
Insomma, bisogna sempre arrivare a dei compromessi, dove il tipo di contenitore scelto di volta in volta è quello che permette il trasporto più agevole penalizzando però l'accesso all'attrezzatura – lo zaino – piuttosto che il trasporto più faticoso ma con il vantaggio dell'accesso immediato all'attrezzatura – la borsa a tracolla – o il trasporto e contemporaneo accesso perfetto penalizzando però la quantità di attrezzatura da avere sempre sotto mano, anzi, sotto ombelico – il marsupio – o la combinazione di più contenitori contemporaneamente.
Naturalmente non è sempre così, né per tutti, ma il modo migliore per scegliere il – o uno dei – contenitori fotografici è sempre quello di rivolgersi al proprio rivenditore di fiducia, con cui magari – si spera – siete anche in buoni rapporti, portare con voi la vostra attrezzatura fotografica e stivarla in questo o in quest'altro contenitore, che dovete poi indossare, a tracolla o sulle spalle o in vita, a seconda del contenitore, per capire davvero come vi sentite addosso la vostra attrezzatura – o parte di essa – con il contenitore che avete scelto e state per comprare.

Il nuovo zaino Messenger.
Un Messenger in color verde oliva. |
Tenba: a lezione di storia
Tenba è il marchio di una linea di borse fotografiche creata da Robert Weinreb nel 1978.
La storia di Tenba comincia alla fine degli anni settanta – 1977, per la precisione -quando il fotografo Robert Weinreb, attivo nella fotografia di natura e di viaggi, decide di costruirsi una borsa fotografica leggera, capiente e robusta, adatta a sopportare i disagi dell'outdoor senza il peso e la rigidità tipica dei bauletti in alluminio dell'epoca. Nacque così la prima Tenba che Weinreb replicò in venti esemplari, tutti cuciti a mano, per diversi suoi colleghi che avevano immediatamente apprezzato la valenza di questa nuova tipologia di borsa fotografica, realizzata in resistente ma al contempo leggera Cordura. Molti negozianti di New York ordinarono a Weinreb i primi piccoli lotti di borse, e le prime venti borse divennero così duemila: nacque la prima fabbrica, proprio nel pieno centro di New York che venne poi trasferita a Brooklyn negli anni novanta e affiancata da una unità produttiva ancora più grande in Irlanda. Tenba è un termine tibetano, che significa robusto, forte: il nome è stato suggerito a Weinreb dalla moglie Campa Namgyal, tibetana.
Oggi Tenba è attiva con diverse linee di borse fotografiche, ciascuna studiata per le specifiche esigenze di diverse tipologie di fotoamatori e di professionisti. Leggerezza unita a una grande resistenza agli urti, alla polvere e alla pioggia sono i requisiti che accomunano tutta l'attuale produzione Tenba.
Tutti i modelli sono preformati per le attrezzature digital imaging dell'ultima generazione: cerniere e tasche ancora più impenetrabili a polvere e acqua, scomparti per un trasporto sicuro anche del portatile oltre che dei viewer e delle schede di memoria. Ergonomia e soluzioni di storage uniche.
Tenba propone diverse linee di prodotti, ciascune contrassegnate da un nome; all'interno di ogni linea sono presenti contenitori differenziati, che possono essere borse tradizionali a spalla, monospalla, marsupi o zaini.
|