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Premessa
Nella fotografia digitale
si discute spesso di limiti
"filosofici" sulle concrete applicazioni
delle tecnologia.
Un altissimo muro virtuale sembra elevarsi tra il
digitale e la pellicola
quando si discute del bianconero;
difatti, il bianconero per i "più"
è sinonimo di manualità e camera oscura.
Insomma, un mondo distante anni luce dai bit &
byte, dagli algoritmi colore ed i programmi di fotoritocco.
Questo articolo non ha nessuna pretesa di predicare
la cosa opposta, né di giudicare obsoleti i
metodi convenzionali che hanno da sempre trasmesso
emozione ed alta qualità.
Tuttavia, questi metodi richiedono tempo e spazio
a disposizione, elementi fondamentali ma sempre più
rari nella vorticosa vita quotidiana.
Nessun computer potrà automatizzare lo stesso
lavoro di un abile stampatore ma in questo Experience
vorrei condividere con voi Nikonisti le molte ore
di test, esperimenti comparazioni sull'argomento.
Il primo impatto mi ha trasmesso un senso di vuoto
e perplessità.
Risultati "piatti"
senza l'anima e la pastosità delle emulsioni
mitiche come la Tri-X o la HP-5, senza i toni della
FP4… e con una differente latitudine di esposizione.
Un primo impatto che farebbero pensare al bianconero
come ad una disciplina che non può avere nulla
o quasi da spartire con le Digitali.
Sbagliato.
Al problema esiste una soluzione,
che poi altro non è che sperimentazione
ed esperienza. Partiamo dal presupposto di
questo primo risultato analizzando con dovizia e cura
ogni dettaglio. E' certamente capitato a tutti
di ritirare con impazienza delle fotografie dal laboratorio
di fiducia per poi scoprire che le stampe non trasmettevano
quanto desiderato.
Smettere di fotografare? No, assolutamente errato.
In fondo, anche in digitale tutto sta nel "prendere
in mano" il processo e imparare a governare
la propria "camera oscura"; chiaramente
qui non si usa l'ingranditore ma abbiamo altri strumenti…
Quando ho cercato una strada per
"il bianconero digitale" ho spesso pensato
che era un assurdità cercare di riprodurre
a PC gli effetti delle emulsioni, bisognava trovare
o creare un PLUG-in che le riproducesse al volo, altrimenti
tanto valeva utilizzare i materiali convenzionali.
Tuttavia, considerato che da moltissimo tempo ri-fotografo
i negativi di vari formati su tavolo luminoso con
fotocamere digitali ad uso scanner e valutando
i risultati più di una volta strabilianti…
cominciai a credere fermamente che la reflex è
in grado di "vedere" certi toni e certi
effetti e quindi chiaramente i problemi rilevati non
sono un limite del sistema…
Il materiale utilizzato è stata una Nikon
reflex D70, un tavolo luminoso, un treppiede
l'obiettivo ottimale è un Micro
Nikkor ma altrimenti un 50
invertito con un economicissimo anello d'inversione
o un tubo PK di prolunga andranno benissimo, così
come le classiche lenti MACRO
aggiuntive……
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In sostanza con la macchina ben salda sul treppiede
si inquadra il negativo, si focheggia prestando attenzione
alla ridottissima profondità di campo e si
scatta, un negativo dopo l'altro. Verranno poi invertiti
a Photoshop con il classico "INVERTI" e
calibrate come vedremo dopo. Ovviamente ciò
è possibile anche in DIA o con i negativi colore,
solo che per questi ultimi va trovato il giusto bilanciamento
del bianco, che sarà diverso se non
addirittura personalizzato per ogni emulsione colore
così come nei minilab esistono varie filtrature
per ogni negativo da stampare. Del resto il Bilanciamento
del bianco altro non è che una filtratura elettronica
che aggiunge o toglie dominanti all'immagine.
Anche per questo volendoci lavorare su immagini a
colore consiglio caldamente di scattare
in RAW, magari restando collegati via USB al
proprio PC con il Camera Control
di Capture, da cui si possono controllare svariati
parametri di ripresa e passare l'immagine direttamente
a monitor. Nella ripresa di negativi bianconero ciò
risulta utile specialmente per poter invertire in
tempo reale le immagini e decidere eventuali correzioni
d'esposizione... non dimentichiamo che stiamo fotografando
dei negativi.
Il RAW resta utile per
la maggior qualità e gamma tonale che offre.

Una delle possibilità: la foto che include
i bordi pellicola, le perforazioni, ecc.
Un mezzo diverso, un utilizzo divertente e comodo.
Utilizzando il Camera Control di Nikon Capture
si può passare direttamente, via USB,
dallo scatto al monitor per i relativi controlli,
le prove di "inversione", eccetera... |
Anche questo metodo, sebbene non possa sostituirsi
per finezza di dettaglio ad uno scanner di alta gamma
come il SuperCoolscan LS-5000, è incredibilmente
efficace e permette di regalare delle stampe con la
medesima qualità di quelle che otteniamo dalle
nostre DSLR, e con uno sforzo minimo, unito all'immediatezza
che ha reso celebre il digitale! E una volta familiarizzato
con i processi che vedremo da qui in avanti, si ha
la sensazione di prendere in mano una "Camera
oscura digitale", unendo il fascino di
un tavolo luminoso che illumina i negativi, alla comodità
di molti processi elettronici.
Iniziai a lavorare sulle azioni di Photoshop realizzando
da dei file a colori originari di fotocamere digitali,
dei file bianconero che riproducessero fedelmente
gli effetti di certe emulsioni.
Un azione per la pastosità grintosa della TRI-X,
un azione per un bianconero bello contrastato ed a
grana fine, un'altra per un bianconero bello sgranato
e ad alto contrasto e via dicendo. Tutte cose che
col tempo e con i giudizi di vari amici ero riuscito
a realizzare, o perlomeno ad andarci vicino.
Lo scopo infatti non era "riprodurre" la
TRI-X a tutti i costi, ma realizzare dei bianconeri
con delle caratteristiche ben precise di resa, che
potessero essere usati a seconda delle esigenze così
come avviene con le pellicole bianconero di vario
tipo anche oggi.
Purtroppo mi scuso fin d'ora per la necessaria compressione
web che renderà difficile rendersi conto correttamente
degli effetti illustrati, tenetene conto mentre osservate
le immagini.
Seppur con metodo empirico e basilare mostrerò
qualche esempio che non rappresenta per definizione
la miglior strada da percorrere ma semplicemente un
documento per confrontarci attivamente.
Tra livelli, desaturazioni, il plug-in di Grain
Surgery II, regolazioni di contrasto, ecc.
arrivai a dei compromessi che mi soddisfacevano non
poco…

Originale
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Emulazione "T-MAX" |
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Un bianconero più contrastato, grana
fine… |

Un bianconero grintoso, pastoso e sgranato…
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In pratica emulando l'effetto
di una pellicola Bianconero a grana fine, quale
la TMX, ho cercato un bianconero con una scala
tonale completa, con molta cura alla conversione
nelle tonalità di grigio con istogramma
sempre ben visibile a schermo per avere una gamma
tonale completa dal bianco senza alte luci ed
al nero chiuso senza esasperazioni per immagini
sempre pulite.Un minimo di GRANA PELLICOLA a PHOTOSHOP. |
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Nel secondo caso, ho variato
i livelli di contrasto, di maschera di contrasto
(soglia inclusa) e ho spostato la regolazione
del grigio verso il bianco, chiudendo però
prima il nero. Per intenderci, grana a parte,
ho ragionato secondo la regola del rullo 100 asa
esposto e sviluppato a 400 …tutto o quasi
con la regolazione LIVELLI. Stessa GRANA PELLICOLA,
esasperata di un punto di intensità rispetto
al modello precedente. |
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Nel 3° caso, quello che
mi ha impegnato più a lungo di tutti,
mi sono basato con i LIVELLI su uno spostamento
dei toni di bianco verso il grigio di uno o
due punti, ho esasperato di poco il livello
di CONTRASTO abbassando di pochissimo il livello
di LUMINOSITA'.Insomma ho spostato la canonica
scala di grigio verso la resa tipica delle tri-X,
chiuse e contrastate seppur ben definite.Ovviamente
la pastosità dell'effetto ricercato non
poteva fermarsi qui. Con varie prove trovai
il livello di GRANA PELLICOLA perfetto, ma che
poi abbandonai per sostituirlo con l'effetto
creato da "GRAIN SURGERY 2", un filtro
plug-in scaricabile in rete che permette, oltre
ad emulare la grana di svariate emulsioni colore
e bianconero, di crearne una personalizzata
e di variarne i parametri in modo finissimo,
dalla dimensione della grana ai suoi livelli
in luci, mezzitondi ed ombre, ed altro ancora.
Ovviamente permettendo di salvare i risultati!Ero
riuscito soprattutto grazie a quest'ultimo ad
ottenere un azione registrata che trasformava
le mie immagini nel modo in cui le avevo pensate,
contrastate ma non bruciate nelle alteluci,
cupe ma non chiuse, impastate ma grazie ai giusti
valori di MASCHERA DI CONTRASTO e di LIVELLI
sempre ben leggibili, seppur non dettagliatissime,
ma volutamente…
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Ovviamente ulteriori regolazioni potevano essere
eseguite successivamente, quanto descritto mi aspettavo
fosse un buon punto di partenza, ma non fu così…
Ogni immagine presenta elementi e caratteristiche
cromatiche differenti.
Anche in camera oscura, non dimentichiamo, per realizzare
una stampa con risultati lodevoli è necessario
agire con dedizione per ogni singolo scatto.
Troppe le variabili possibili in ogni foto.
Non posso nasconderlo, mi presi un po' di pausa per
pensarci e valutare questa prima esperienza.