In questo Experience vi illustro
l'esperienza fatta in questi mesi in uno dei più
affascinanti aspetti della fotografia di effetto:
la foto immersiva.
Anche se l'argomento trattato riguarda lo specifico
delle reflex digitali
vuole essere una guida anche per tutti coloro i quali
desiderano cimentarsi in questo affascinante mondo.
Come molti di voi sapranno le fotografie immersive
sono panorami navigabili a 360°
su tutti gli assi, che danno la sensazione
di essere appunto "immersi" nella scena
riprodotta.
Ritengo che questa tecnica sia oggi ancora poco sfruttata,
ma certamente la possibilità di applicazione
in campo turistico, immobiliare, e di pubblicità
on line, dando la possibilità di vedere come
se si fosse in loco quello che ci circonda, siano
infinite e assolutamente efficaci.

Converter FC-E9 |
Nikon è stata
pioniera nel campo delle
immersive, mettendo (unica casa fotografica a farlo)
a disposizione degli user Coolpix i converter fish-eye
prima per la serie swivel (950-990-995-4500), e ora
anche per le altre serie, tipo 5000 e 5400, con il
nuovo converter FC-E9.
Ma spieghiamo innanzi tutto cosa ci serve per fare
le immersive:
Due o tre scatti eseguiti con un fish-eye circolare
Un software dedicato al montaggio
Un po di pazienza!
Ci sono vari modi per eseguire uno scatto come quello
che vedete sotto, si iniziò tempo fa con la
pellicola, usando i fish circolari e poi scansionando
i negativi, poi la palla passo alle coolpix, che offrono
ancor oggi la miglior elasticità e semplicità
di ripresa.
Da poco esistono fish eye circolari per i formati
DX delle digitali, ma con costi che definisco assolutamente
proibitivi (sopra i 4000 euro!).
Io aspetto con ansia un fish-eye circolare DX da Nikkor!!!
All'inizio dell'anno, parlando con Giuseppe Maio
della possibilità di realizzare foto immersive
con la mia D100, mi mise in contatto con un Martino
Agnoletto ed in poco tempo i miei desideri si realizzarono:
iniziai a fare le immersive
usando la D100!
Cosa serve

Staffa M-Rotator |
Una DSLR con sensore formato APS (D70-D100-D1-D2)
Un'ottica da 24mm, non importa se fissa o zoom, io
utilizzo l'AF 24mm 2.8 D, ma ottimi sono anche il
12-24 e il 18-70 DX, per citarne un paio
Un converter fish-eye (Nikkor FC-E9), e un adattatore
Un cavalletto robusto
Un software di stitching adeguato
Una staffa chiamata M-Rotator appositamente costruita
dal signor Agnoletto (www.agnos.com).
L'accrocchio
Si monta sulla staffa della Agnos la D100 con l'ottica
impostata a 24mm di lunghezza focale, è necessaria
infatti tale focale perché il cerchio di copertura
del fish-eye cada perfettamente nel fotogramma. Davanti
all'ottica si monta poi l'adattatore (un anello filettato)
e il converter FC-E9 Nikkor.
Tale staffa, dalla costruzione precisissima, deve
essere montata sulla colonna del cavalletto, io consiglio
al posto della testa normalmente usata, in modo da
far cadere il punto nodale dello schema ottico perfettamente
al centro della colonna, così da avere un fulcro
preciso sul quale la testa ruoterà.
La ripresa
Una volta montato il tutto, si inizia con la ripresa.
Innanzitutto mettiamo il cavalletto perfettamente
in bolla al centro del luogo dove dobbiamo eseguire
lo scatto.
Dopo varie prove sono arrivato alla soluzione di impostazioni
per me ideali: selezioniamo il formato NEF, ci darà
l'opportunità di lavorare approfonditamente
sul file. Le impostazioni le metto tutte su normal
(mai su AUTO), metodo di esposizione manuale
(M), diaframma a f16
(datemi retta, non usatene altri), il tempo lo decido
dopo aver valutato la luce sulla scena, e deve essere
lo stesso per tutti gli scatti.
A questo punto eseguo due scatti ruotando di 180°
la staffa (che ha un suo meccanismo di rotazione comodissimo).
Se con le Coolpix ero solito fare tre scatti, con
la D100 ho notato che ne bastano due, avendo l'accrocchio
una copertura maggiore di 185°. Questo mi permette
di ridurre i punti di stitching e ottenere un risultato
migliore.
La post-elaborazione
Solo due note, naturalmente approfondirò volentieri
l'argomento, ma non vorrei essere troppo lungo. Primo
accorgimento, eventuali modifiche dovranno essere
identiche per entrambi gli scatti, seconda cosa, scattando
in NEF consiglio di aumentare la maschera di contrasto
e la saturazione.
Lo stitching
Esistono svariati programmi per unire gli emisferi
in un immersiva, io ne uso sostanzialmente due, uno
per lavori di fino, l'altro per la massima rapidità.
Per applicazioni web, consiglio PanoWeaver
3.01, che oltretutto viene proposto in bundle
con la staffa della Agnos. Il software è facilissimo
e immediato, ed è l'ideale per creare pagine
web o piccoli filmati Quick Time, lo stitching richiede
meno di 1 minuto per foto, ed è possibile lavorare
in batch.
Per lavori di fino e immersive ad alta risoluzione,
io utilizzo PtGui, creato
dal professor Helmut Dersch, vero genio nel campo
della fotografia panoramica.
Questo software è decisamente spartano e poco
intuitivo (d'altronde l'ha fatto un matematico) ma
permette controlli avanzati, come l'utilizzo di control
points per ottimizzare lo stitching, e un calo della
qualità ridottissimo, nonostante lo "stretching"
a cui le immagini sono sottoposte.
Il modus operandi è sostanzialmente identico,
si importano nel software i due scatti, gli si da
le informazioni sui gradi di posizionamento (nel nostro
caso 0° e 180°), e infine si definisce il
crop, praticamente tramite il software si fa una selezione
circolare leggermente più piccola dell'area
sempre circolare della foto.
Con Panoweaver a questo punto si clicca sullo Stitching
Automatico e il gioco è fatto, basterà
impostare la dimensione dell'immagine equirettangolare
(consiglio per applicazioni web 2000x1000 pixel),
e avremo l'immersiva.
Tengo a sottolineare che solo grazie alla precisione
costruttiva della staffa e al cavalletto in bolla
è possibile attaccare le immagini con tale
facilità.
Con PtGui invece si daranno i punti di controllo,
posizionando delle bandierine virtuali per segnalare
punti identici nelle due diverse immagini, in modo
che il software le utilizzi come ancoraggi nella composizione.
La risultante sarà un immagine equirattangolare
come la seguente:
Mi auguro che questo Experience invogli a provare
a cimentarsi in questo spettacolare nuovo orizzonte
della fotografia che oggi, grazie anche al digitale, è alla portata di tutti ma ancora troppo poco
sfruttato.
Un grazie particolare a Giuseppe Maio
e Martino Agnoletto.
Matteo
Ganora
matteo.ganora@nikonista.it