Foto n.1: la MPP armata con
il Nikkor
150mm W f/5,6 con il volet in cartone
del Polapan alzato pronta per scattare
|
Premessa
Questa è una storia che comincia nel 1943,
in America. Siamo durante le vacanze di natale e una
bambina di tre anni, Jennifer, sta facendo la regista
a suo papà, indicandogli tutte le cose che
vuole siano fotografate. Alla fine della giornata
di "shooting" la bimba chiede a suo padre,
a proposito delle foto: "Perché non posso
vederle ora?" Dopo neppure un'ora dalla domanda
il padre ha già confezionato, quantomeno nella
sua mente, la risposta, una nuova
macchina fotografica e una nuova
pellicola autosviluppante.
Din, meglio conosciuto
come Edwin Land, meglio
conosciuto ancora come artefice della neonata Polaroid,
getta così le basi di uno dei sistemi più
rivoluzionari di tutta la storia della fotografia,
la pellicola Polaroid.
Bisognerà però aspettare fino al febbraio
del 1947 perché
l'idea si trasformi nella sua prima realtà.
Polaroid è diventata
così, in seguito, la compagna inseparabile
tanto della gente comune
che dei professionisti.
Per decenni sono state scattate su pellicola polaroid
tutte le fototessera
del mondo, per decenni la ricerca
mondiale in tutti i suoi campi ha utilizzato il sistema
Polaroid per registrare scoperte o immagini di routine.
Per decenni i fotografi professionisti
di tutto il mondo hanno usato il "Pola"
per controllare l'inquadratura, le luci, l'esposizione
prima dello scatto definitivo, soprattutto con il
banco ottico.
I trenta secondi occorrenti
per lo sviluppo sono ancora oggi molto lontani dai
sessanta minuti che occorrono per sviluppare una diapositiva,
o dai quindici che occorrono per sviluppare una negativa.
Poi, ecco il digitale,
che nell'ambiente professionale fotografico a ridotto
a zero il tempo occorrente per previsualizzare il
risultato finale e in molti casi ha anche sostituito
lo scatto finale su pellicola diapositiva.
Tra le decine di emulsioni brevettate da Land nei
decenni ce n'è una in particolare, il Polapan
55, che ha preso da subito una strada ben diversa
rispetto al progetto industriale finale.
Il principio comune a tutte le emulsioni Polaroid
si basa sul trasferimento di una parte della chimica
del negativo impressionato in ripresa sul cartoncino
positivo, e questo vale tanto per le Polaroid in bianco
e nero che a colori. Il negativo è in realtà
una sorta di secondo cartoncino che, una volta imbevuto
della chimica di sviluppo non è più
utilizzabile per ristampe convenzionali successive,
anche per il fatto che non si tratta di un trasparente
ma di un opaco. Il Polapan 55,
invece, contiene un vero e proprio
negativo che, dopo aver trasferito parte della
chimica sul positivo per ottenere l'unica stampa finale
immediata a contatto, è ancora perfettamente
riutilizzabile per ristampe
ed ingrandimenti successivi.
L'intenzione del progetto non era comunque quella
di dare un negativo paragonabile a quello convenzionale,
ma una sorta di negativo d'emergenza
per fototessere o fotocronaca. Ma fin dal suo esordio
fu lo stesso Ansel Adams
– consulente di Edwin Land fin dagli anni 40
- ad apprezzare le qualità eccezionali del
negativo Polapan 55.
Scrive Adams nella sua "Autobiografia":
Dal 1950 in poi molte delle mie fotografie più
riuscite sono state fatte con pellicola Polaroid.
Foto n.2 f/22 1": questa
immagine è stata scattata al crepuscolo.
La lunga posa ha permesso di registrare il gregge
come una sorta di "nebbia vivente".
Abbiamo chiesto
al pastore di rimanere immobile
ma, stanco dopo una lunga giornata di transumanza
si è leggermente mosso togliendo parte
del contrasto cercato tra la sua posizione statuaria
e il movimento del gregge |
Negli ultimi dieci anni il digitale
ha radicalmente rivoluzionato tutto il mondo della
fotografia, dallo scatto all'elaborazione fino ai
sistemi di invio, di archiviazione. La possibilità
di scattare un'immagine e mandarla in tempo reale
da un telefono cellulare a un altro, o a una casella
di posta elettronica hanno reso la fotografia condivisibile
in tempo reale, abbattendo i limiti di tempo e di
distanza.
Eppure…
Eppure ancora oggi è possibile fotografare
con sistemi tradizionali, con tempi e modi più
complessi: si scatta,
si sviluppa, si stampa.
L'istante che occorre per scattare ed inviare via
MMS un'immagine diventano minuti, ore, per ottenere
però alla fine non un'immagine, ma una vera
e proprio fotografia, una stampa appunto, da tenere
nel portafoglio, da incollare in un album, da incorniciare
e appendere alla parete non diversamente da un quadro.
Eppure…
Eppure ancora oggi fotografare attraverso il sistema
tradizionale porta ancora a risultati
unici, sia in termini di composizione che di
"sapore".
Quando scattiamo in 4x5 dobbiamo fare innanzitutto
i conti col peso e l'ingombro del treppiede –
treppiede poco "digi" e molto tradizionale
– della valigia in alluminio che custodisce
l'attrezzatura.
Di norma non si hanno a disposizione più di
una ventina di scatti e, non per metterla sul piano
economico, ogni scatto costa come 36 scatti bianco
e nero in formato 24x36mm o 12 scatti in formato 120.
E' il regno della meccanica
e dell'ottica pura. Se
c'è una pila che deve funzionare, è
quella dell'esposimetro esterno,
sempre che vada a pile. La folding
o il banco non sono che
dei soffietti di stoffa gommata tesi tra due riquadri
di metallo. L'ottica non ha neppure la messa
a fuoco – si focheggia allungando o accorciando
la lunghezza del soffietto -; la parte più
tecnologica del tutto è l'otturatore
meccanico dell'obiettivo, potrebbe anche essere
impreciso, o addirittura non funzionare affatto: di
norma i tempi di posa sono talmente lunghi che al
posto dell'otturatore si potrebbe usare il coperchio
dell'obiettivo, levandolo e rimettendolo sull'obiettivo
contando a mente il trascorrere dei secondi della
posa.
Se escludiamo in questo caso la pellicola, il Polapan,
che è nato intorno agli anni cinquanta, tutto
il resto dell'attrezzatura non è molto diversa
da quella usata nell'ottocento: insomma, si lavora
esattamente come quasi duecento anni fa, e tra le
azioni quotidiane, forse solo il gesto dello scrivere
– a mano – è rimasto immutato negli
ultimi secoli, il resto è tutto cambiato. Ci
si sente quindi parte di un qualcosa
che non ha tempo, e si fotografa di conseguenza.
Tutta questa "povertà tecnologica"
porta a un'attenzione tecnica inconsueta: ci si deve
preoccupare di valutare l'esposizione con estrema
attenzione – i bracketing dono molto costosi…-,
di preparare il treppiede e sormontarvi la fotocamera,
di mettere in bolla la fotocamera, di focheggiare
ingrandendo con un lupe l'immagine che compare capovolta
sul vetro smerigliato, nascosti sotto un grande telo
nero attraverso il quale della realtà non se
ne vede che una porzione, e per di più con
i lati invertiti e capovolta, di decentrare e/o basculare
la/le standarte a seconda delle situazioni, di chiudere
il diaframma al valore desiderato, di armare l'otturatore
e di chiuderlo per prepararlo allo scatto, di inserire
lo chassis al posto del vetro smerigliato, di sollevare
il volet che protegge la pellicola e poi, a questo
punto, finalmente, di scattare.
Una volta scattato si aprono due strade, quella dello
sviluppo immediato per
valutare subito dopo lo scatto l'immagine acquisita,
o quella dello sfilare il Polapan
appena esposto dal dorso e di riporlo in attesa di
svilupparlo al rientro, sperando…
Che si sviluppi subito o più tardi, una volta
rientrati, una volta che il Polapan
attraversa i rulli d'acciaio del dorso iniziano contemporaneamente
due processi, lo sviluppo
e il fissaggio della
pellicola, e lo sviluppo
e il fissaggio della
negativa; dopo solo 20
secondi arriva il momento magico. Si aprono i cartoncini
di tenuta del Polapan e si separa il negativo dal
positivo. Basta un'occhiata per capire se lo scatto
è venuto come era stato previsualizzato e se
tutte le decine di variabile che ci tenevano separati
dal nostro obiettivo sono state superate.
Qualche dato tecnico
Il Polapan 55 restituisce
una stampa positiva con una risoluzione intorno alle
20 linee/mm e un negativo
con una risoluzione di ben 160
linee/mm seconda solo a due emulsioni di Kodak
per il bianco e nero, la Technical
Pan, con 320 linee/mm e la T
Max 100 con 200 linee/mm.
La sensibilità di 50
ISO ne fa così una pellicola con una
grana finissima e una
risoluzione eccezionale,
il tutto unito a una gamma tonale
molto estesa che permette delle stampe e degli
ingrandimenti successivi stupefacenti rispetto alla
apparente semplicità del processo di sviluppo/fissaggio
che alla temperatura di 20°C dura appena 20 secondi.
Nonostante la superficie completa del negativo sia
di 10x12cm, la superficie utile
è di 9x12cm.
All'esterno dell'area utile l'immagine non è
mai completamente sviluppata e sono visibili gli attacchi
fustellati del negativo. Questa cornice
naturale ogni volta diversa porta a un piacevolissimo
contrasto visivo tra l'eccezionale nitidezza della
superficie utile e il bordo sviluppato in parte e
fustellato. La cosa non è naturalmente passata
inosservato a molti fotografi famosi che da sempre
hanno volutamente incluso nella stampa finale anche
il bordo, con risvolti estetici da un lato, come testimonianza
inequivocabile del fatto che la stampa è stata
eseguita da un negativo Polaroid dall'altro. Sempre
nel campo della ricerca artistica fotografica, hanno
avuto molti proseliti anche i transfer e gli spellicolamenti
dei positivi a colori Polaroid.
Presente e futuro del Polapan
55

Il Nikkor W 150mm f/5,6:
è l’obiettivo con cui è
sono state realizzate le immagini di questo
Experience

L’obiettivo da ingrandimento
EL-Nikkor 150mm f/5,6 utilizzato per le stampe
delle immagini di questo Experience
|
In questo momento di grande affermazione
del digitale tutto il mondo dell'acquisizione
sulla pellicola sta subendo una forte
contrazione nella domanda. L'offerta, di conseguenza,
sta già subendo qualche battuta d'arresto:
Agfa, per citare solo un esempio ha già dismesso
da alcuni anni la stesa della negativo bianco e nero
APX 25 e negli ultimi mesi ha dimesso anche la stessa
della APX 100 nel formato 4x5.
Va da sé che le emulsioni più minacciate
sono proprio quelle professionali
sia nel tipo di emulsione che nel formato. Probabilmente
l'emulsione che sarà più facilmente
reperibile nei prossimi anni sarà la negativa
a colori 135.
Il problema, decidendo di lavorare in Polapan
55 è che è una negativa unica
al mondo: si potrebbe utilizzare una pellicola piana
bianco e nero di altra marca ma si andrebbe comunque
a perdere quello che riteniamo personalmente il fascino
mai sopito del Polapan dallo scatto allo sviluppo
fino alla stampa. Che dire: la speranza è l'ultima
a morire…
Un altro indubbio vantaggio del Polapan
55 rispetto alle pellicole piane convenzionali
sta nel fatto che non è
necessario disporre di diversi chassis caricati
con la pellicola piana: va tenuto presente che in
uno chassis, sempre relativamente pesante ed ingombrante
si possono caricare due pellicole piane alla volta.
Un'autonomia di soli 20 scatti presuppone la disponibilità
di 10 chassis carichi. Il Polapan 55, al contrario,
è una sorta di busta di cartone che contiene
la positiva, la negativa, il volet e tutta la chimica
necessaria allo sviluppo. Si utilizza con l'apposito
dorso Polaroid che funge sia da contenitore per l'esposizione
che da sistema per l'attivazione dello sviluppo a
scatto ultimato. 20 scatti Polapan occupano lo spazio
di cinque chassis convenzionali e sono molto più
leggeri.
Sul campo
Per lavorare in Polapan
55 è necessario un banco
ottico 10x12 o una folding
10x12. La differenza tra le due macchine sta
nel fatto che la prima dispone di movimenti di basculaggio
e decentramento più
ampi rispetto alla folding mentre la seconda è
decisamente più leggera
e portatile.
Il treppiede è d'obbligo con entrambe le fotocamere.
Foto n.4. f/32, 22": grazie
al diaframma relativamente chiuso
e al basculaggio
di entrambe le standarte siamo riusciti ad ottenere
una nitidezza perfetta sia sulla
parte a sinistra
che a destra del vagone, nonostantequest’ultimo
fosse molto angolato rispetto alla fotocamera |
L'obiettivo o gli obiettivi incorporano sempre anche
l'otturatore: abbiamo
così un sistema molto meno delicato dei convenzionali
sistemi fotografici.
Da un punto di vista di costi mai come oggi è
possibile trovare a prezzi veramente irrisori tanto
i banchi che le folding che i relativi obiettivi:
bastano 500 Euro per diventare felici possessori di
un banco o di una folding con un obiettivo base, un
150mm.
Il lavoro che presentiamo in questo Experience è
stato realizzato con una folding MPP inglese del 1955
e con un obiettivo Nikkor 150mm f/5,6 W degli anni
80. La qualità che siamo riusciti ad ottenere
è di gran lunga superiore a qualsiasi sistema
fotografico di medio o piccolo formato ed è
decisamente superiore a quello ottenibile con qualsiasi
fotocamera digitale compatta o reflex.
A vantaggio del grande formato sugli altri sistemi
fotografici c'è la possibilità di decentrare
e basculare. Decentrando
è possibile spostare sia in orizzontale che
in verticale il punto di presa: un decentramento verso
l'alto dell'ottica anche di pochi millimetri porta
come conseguenza a un innalzamento del punto di vista
di parecchie decine di centimetri. Il basculaggio
invece, serve innanzitutto per estendere l'area utile
di messa a fuoco permettendo di avere contemporaneamente
a fuoco tutti i punti di un oggetto disposto diagonalmente
davanti alla fotocamera. Con i sistemi tradizionali
per estendere l'area di messa a fuoco si utilizza
la profondità di campo, chiudendo progressivamente
il diaframma, ma non sempre è possibile ottenere
una perfetta messa a fuoco semplicemente diaframmando,
mentre col basculaggio non esistono praticamente limiti.
Foto n-5. interpolati i due
particolari del soggetto più vicini e
più lontani dalla fotocamera mostrano
lo stesso livello di dettaglio |
Nikon ha a catalogo
due ottiche decentrabili per 35mm, un 28 e un 35mm
a cui ha recentemente affiancato un 85mm che oltre
a poter essere decentrato può anche essere
basculato, migliorando sensibilmente l'estensione
del punto di fuoco anche nel sistema 35mm.
Resta un indubbio vantaggio del grande formato sul
piccolo formato proprio nell'area utile del negativo
ottenuto, e teniamo presente che stiamo parlando di
negativi 10x12 cm: non il Polapan ma con altre emulsioni
esistono negativi e positivi anche nel formato 13x18
e 20x25 cm. Ma è già più che
sufficiente il confronto tra il formato 10x12 e il
35mm – o il medio formato – per apprezzare
visivamente l'enorme differenza in termini di nitidezza
e assenza di grana a parità di ingrandimento.
Se le differenze sono ben visbili nel colore, probabilmente
nel bianco e nero sono ancora più evidenti:
la gamma tonale di un negativo 10x12 non è
neanche lontanamente confrontabile a quello di un
fotogramma 24x36mm. Addirittura, più è
grande il negativo di partenza più è
facile ottenere stampe con un'estesa gamma tonale.
Il treppiede: come per gli altri
sistemi fotografici, anche per il grande formato il
tipo di treppiede impiegato è estremamente
determinante sul risultato finale. Sia la testa che
il treppiede devono avere specifiche idonee per sopportare
il peso del banco o della folding. E' sempre opportuno
innalzare il punto di vista allungando prima le gambe
e poi la colonna del treppiede. Se si lavora in esterni
con basse temperature è necessario attendere
alcuni minuti perché il treppiede si acclimiti
e il serraggio delle gambe abbia l'effetto corretto.
Se si lavora in esterni su terreno morbido è
opportuno disporre di puntali in acciaio per poter
"infilzare" le gambe nel terreno e scongiurare
così qualsiasi movimento. Ove possibile, soprattutto
se il treppiede è in fibra di carbonio, è
opportuno appendere alla base della colonna un peso
– va bene la borsa fotografica – per aumentare
la stabilità laterale. In una giornata ventosa
il treppiede è più sensibile del normale
a spostamenti laterali. Una volta posizionato il banco
o la folding e aver sistemato tutti i parametri, dopo
aver estratto il volet è sempre buona norma
aspettare qualche secondo prima di agire sullo scatto
dell'obiettivo – sempre e solo usando uno scatto
a distanza di almeno 50cm di lunghezza!!! –
in modo da permette al treppiede di smorzare ogni
vibrazione residua.
Il paraluce: dando per scontato
che lavorando col banco si cerca e si pretende il
massimo della qualità dal proprio sistema,
l'uso del paraluce è fondamentale per
permettere all'obiettivo di lavorare nelle migliori
condizioni senza infiltrazioni di luce parassita nell'obiettivo.
A causa del variare dell'angolo di campo a seconda
del diaframma impiegato, non esiste un paraluce specifico
per ciascun tipo di focale da banco ottico, suggeriamo
l'impiego di uno più cartoncini neri
da fissare " a bandiera " in alto e sui
due lati dell'obiettivo, questo anche in giornate
nuvolose, perché non è solo la luce
puntiforme del sole a causare problemi se un raggio
tocca direttamente una lente dell'obiettivo
ma anche la potente luce "a bank" di un
cielo nuvoloso.

Foto n.6: f/32 22",
filtro giallo basculaggio della standarta
anteriore e decentramento sempre della standarta
anteriore per "superare" il mucchio
di rottami in primo piano

Foto n.7: inserendo nel
portanegativi dell’ingranditore un righello
trasparente possiamo determinare sulla stampa
finale le reali dimensioni di ogni singolo
dettaglio sul negativo

Foto n.8: un particolare
ingrandito circa 7 volte del negativo precedente:
corrisponde a una stampa a pieno negativo
di 70x84 cm. Per valutare correttamente l’ingrandimento
un secondo righello è stato appoggiato
sul foglio di carta da stampa prima dell’esposizione
sul piano dell’ingranditore

Foto n.9: ed ecco un altro
scatto dove, per cercare di migliorare la
profondità di campo,
si è passati dal f/32 dell’immagine
precedente a f/64

Foto n.10. ed ecco un confronto
fra i due particolari evidenziati giallo dei
due scatti precedenti: se a prima vista gli
scatti apparivano identici, anche dopo un
ingrandimento di 7x, a un ingrandimento successivo
si nota una grande differenza in termini di
risoluzione e nitidezza proprio a vantaggio
della prima immagine, scattata a f/32; chiudendo
infatti il diaframma a f/64, oltre a non aver
ottenuto alcun aumento necessario nella profondità
di campo, si è entrati nella sfera
della diffrazione causata
da un diaframma
chiuso al massimo ma non progettato per quello
scopo: il Nikkor 150 W ha infatti “solo”
cinque lamelle di diaframma che acuiscono
maggiormente l’effetto diffrazione quando
vengono chiuse oltre al diaframma consigliato
dalla Casa che è appunto f/32. di contro
tutte le ottiche Nikon per il grande formato
sono state progettate per dare già
il massimo della qualità anche utilizzate
a tutta apertura, esattamente
come si fa per
le ottiche del formato 24x36
di altissimo
livello. La targhetta qui
ingrandita sul negativo
è lunga poco più di 2mm: in
questa immagine l’abbiamo portata a
un ingrandimento 35x, pari a una stampa
a
pieno negativo di 3,5x4,2 metri!!! Sottolineiamo
l’eccellenza del dettaglio – naturalmente
nell’immagine scattata a diaframma ottimale
– e la grana che a ingrandimenti così
spinti comincia appena a comparire. Necessitando
comunque di un aumento della profondità
di campo si può tranquillamente chiudere
il diaframma
a f/64: si otterrà comunque
un’ottima immagine che andrà
però poi stampato solo fino a un certo
ingrandimento massimo, (intorno ai 50x60 cm.)
e non oltre
|
I filtri: lavorando con pellicola
bianco nero soprattutto in esterni l'impiego di un
filtro giallo è raccomandato in qualsiasi situazione.
Migliora il contrasto generale dell'immagine, "buca"
il velo atmosferico – che tende a sbiadire i
soggetti all'infinito proporzionalmente alla distanza
macchina/sfondo – e scurisce leggermente l'azzurro
del cielo di una giornata serena o serena con nuvole;
soprattutto questo fattore è molto complesso
da restituire all'immagine in fase di stampa "bruciando"
il cielo. I predetti miglioramenti vengono accentuati
impiegando un filtro arancione, ed esasperati con
l'impiego di un filtro rosso dando un tono decisamente
drammatico alla scena inquadrata –l'azzurro
del cielo diventa quasi nero sulla stampa finale.
Se il soggetto è vegetazione è consigliabile
l'uso di un filtro verde che "stacca" i
vari piani della vegetazione dando più tridimensionalità
a situazioni come i paesaggi.
Il diaframma di lavoro: con l'impiego
delle ottiche Nikon per grande formato il diaframma
massimo raccomandato dalla casa è tra f/22
e f/32: gli obiettivi Nikon per grande formato sono
ottimizzati per lavorare già con un'eccellente
resa ottica a tutta apertura; si chiuderà quindi
il diaframma in virtù dell'estensione
della profondità di campo desiderata, che va
comunque innanzitutto ampliata utilizzando i basculaggi
delle standarte anteriori e posteriori del banco o
della folding. Supera f/32 significa estendere maggiormente
la profondità di campo ma senza nessun aumento
della nitidezza generale, al contrario, con la probabilità
di introdurre il fenomeno della diffrazione che abbassa
in modo proporzionale la nitidezza generale dell'immagine,
vedremo nelle prove sul campo che questo abbassamento
generale della nitidezza è comunque avvertibile
solo a forti ingrandimenti.
Il tempo di scatto: utilizzando
una pellicola di bassa sensibilità come il
Polapan, magari in accoppiata con filtro giallo che
riduce di 2/3 la luminosità della scena, spesso
ci troveremo in situazioni in cui il tempo di scatto
suggerito sarà pari o superiore a 1 secondo
di posa a cui andrà aggiunto ulteriore tempo
di posa a causa dell'effetto di non reciprocità
comune a tutte le pellicole.
In una giornata nuvolosa, quindi, può essere
facile utilizzare tempi di 5 o 10 secondi o superiori
che verranno impostati sulla fotocamera, sempre agendo
sul cavo di scatto a distanza, utilizzando o la posa
B, che mantiene l'otturatore aperto finché
non cesserà la pressione sul pulsante di scatto,
o la più conveniente posa T che apre l'otturatore
alla prima pressione sul pulsante di scatto e lo richiude
alla seconda pressione sul pulsante di scatto.
La messa a fuoco: un buon lupe 8X
è l'ideale per un accurato controllo
della messa a fuoco sul vetro smerigliato del banco
o della folding. Una volta effettuata la messa a fuoco
è raccomandabile bloccarla agendo sulla leva
di blocco dell'estensore del soffietto disponibile
su qualsiasi banco o folding.
Lo scatto sul Polapan: una volta
inserita la busta contenente il positivo/negativo
nello chassis Polaroid lo si posizionerà nel
dorso della fotocamera bloccandolo, si estrarrà
il volet di cartone che si autobloccherà sulla
posizione di massima estensione e, dopo aver atteso
qualche istante perché la macchina si stabilizzi,
si scatterà senza indugio e senza indugio si
riporterà il volet nella posizione di chiusura.
Lo sviluppo può a questo punto avvenire immediatamente
sul campo o, cosa raccomandabile se si intende lavorare
poi con il negativo, essere eseguito in un secondo
momento, in un ambiente controllato e preferibilmente
a una temperatura intorno ai 20°C. nel caso si
voglia invece sviluppare il Polapan sul campo basterà
poi riporre il negativo appena sviluppato in un contenitore
riempito con acqua in cui potrà essere conservato
fino a 72 ore dall'avvenuto sviluppo.
Il tempo di sviluppo dipende dalla temperatura a cui
si trova la busta contenente il negativo: se lavoriamo
in esterni in una giornata fredda e volgiamo iniziare
a sviluppare in interni in un ambiente riscaldato,
dobbiamo attendere fino a che le buste non arriveranno
alla stessa temperatura dell'ambiente di lavoro.

Foto n.11. f/22 4”:poco
dopo l’alba il sole sta lambendo il
terreno e inizia a sciogliere la brina che
si è depositata ovunque: bisogna correre
se si vuole fotografare una cosa caduca come
la brina; è bastato il tempo di posizionare
il treppiede e la folding che il sole stava
già cominciando a lambire la traversina
inquadrata e a sciogliere la brina

Foto n.12: nel dettaglio
dell’immagine precedente, lungo sul
negativo originale
poco più di 20 mm
è possibile distinguere i cristalli
di brina depositati sul bordo dei fili d’erba
e lungo il rilievo del legno della traversina
|
Lo sviluppo perfetto: una volta
sviluppato il negativo questo andrà immediatamente
immerso in acqua: bisognerà attendere circa
un'ora prima che i cartoncini di tenuta fissati sul
negativo si distacchino naturalmente. A questo punto,
una volta staccati i cartoncini di tenuta dal negativo
questo andrà immerso in una soluzione di solfito
di sodio al 18% ( 440 gr sciolti in 2 litri d'acqua)
o una soluzione liquida pronta per l'uso brevettata
dalla Ornano (solfito di potassio). Dopo qualche decina
di secondi il negativo è pronto per il lavaggio
finale. Polaroid raccomanda di non fissare mai il
negativo in fissaggi convenzionali fotografici con
l'eccezione del Kodak Rapid Fix with Hardener che
indurendo l'emulsione previene eventuali graffi. Dopo
il lavaggio finale suggeriamo un passaggio in acqua
demineralizzata in cui sia stata aggiunta qualche
goccia di convenzionale imbibente per prevenire la
formazione di macchie di calcare sul negativo una
volta asciutto. A questo punto il negativo può
essere stampato con i sistemi tradizionali analogici
di stampa bianco e nero sia su carta politenata che
baritata sia normale che a contrasto variabile. Il
negativo va poi conservato o nelle tradizionali buste
di carta velina o in plasticoni per dia o nega in
formato 10x12 cm. Per i data sheet sia sulla pellicola
che sul suo utilizzo rimandiamo al sito www.polaroid.com
da dove è possibile scaricare in formato PDF
tutte le informazioni sia sul prodotto che sul suo
trattamento.
Conclusioni
Indipendentemente dal risultato qualitativo finale
scattare in grande formato porta a un rituale e a
una tempistica ben diversa da quella delle fotocamere
convenzionali. Se da un lato il soggetto di riferimento
è ovviamente uno sitll life o un paesaggio
– ma nulla vieta di eseguire ritratto e moda
- dall'altro la ricerca dell'inquadratura, del punto
di vista e del punto di fuoco obbligano il fotografo
a una concentrazione maggiore rispetto ai sistemi
convenzionali, con risultati diversi quindi anche
da un punto di vista concettuale.
E' da rimarcare il fatto che Nikon, nata agli inizi
del 900 come fabbrica specializzata nella costruzione
di binocoli, cannocchiali e telemetri per la marina
imperiale nipponica, nel corso di quasi un secolo
di vita ha realizzato anche obiettivi per fotocamere
medio formato (come Bronica), per fotocamere grande
formato e perfino obiettivi da ingrandimento.
Così come abbiamo trovato anni fa "affascinante"
scattare con una Leica a vite e stampare poi l'immagine
con l'ottica da ripresa, ci pare ugualmente affascinante
– e contemporaneamente estremamente performante
– questa recente ricerca che ha visto coinvolti
da un lato una fotocamera che lavora da mezzo secolo
(o dalla ventesima parte di un millennio…) e
un sistema, il Polapan, nato come sistema a sviluppo
immediato con negativo a perdere che si è invece
da subito dimostrato di qualità eccellente
e dall'altra parte un marchio come Nikon in grado
di "seguire" otticamente il fotografo tanto
nella ripresa – anche in grande formato –
che nella stampa finale.
Può sembrare quantomeno retrò non solo
parlare di bianco e nero ma addirittura di grande
formato e di una pellicola particolare come il Polapan.
Se il senso vero della fotografia è produrre
una fotografia, quindi un'immagine stampata su carta
( e non qualcosa da visualizzare semplicemente su
un monitor), ci sembra che oggi le strade si siano
semplicemente moltiplicate: si può ancora lavorare
su pellicola sia a colori che in bianco e nero per
poi decidere se stampare su carta fotografica chimica
(passaggio obbligato per la stampa bianco e nero fine
art museale) o scannerizzare il negativo e stampare
sempre su carta fotografica tradizionale chimica con
il sistema di stampa laser, o con stampanti ink jet.
Ugualmente, si può scattare in digitale e stampare
poi ancora una volta su carta fotografica tradizionale
chimica o via ink jet. Approcci diversi con l'unico
risultato di arrivare a immagini stampate ma ciascun
approccio con un suo preciso e differenziato "sapore"
sia all'atto della ripresa che della stampa e visualizzazione
finale.
Per scattare in grande formato, oltre al doversi someggiare
pesanti treppiedi, fotocamera, obiettivi, chassis
– nel nostro caso il semplice dorso Polaroid
– si devono poi fare i conti su una previsualizzazione
e una preparazione dello scatto molto laboriosa. Ma
è proprio attraverso questo "labora"
che si arriva a fotografare soprattutto certi soggetti
e non altri, in un certo modo e non in un altro e
con un certo risultato finale. Ugualmente, scattando
con una "semplice" reflex digitale ci si
possono permettere lussi in termini di prontezza e
visualizzazione dello scatto impensabile rispetto
al grande formato. E nuovamente: altri soggetti, altri
modi di fotografare, altra fruizione dell'immagine
finale. Non c'è, a parer nostro, un meglio
e un peggio ma semplicemente stradeparallele, a volte
convergenti, a volte divergenti.
Se vogliamo parlare ancora una volta del senso, all'inizio
del terzo millennio della fotografia in bianco e nero
cercheremo di stilizzare in una frase il senso che
per noi ha ancora oggi il b& e pensiamo a Wim
Wenders regista e provetto fotografo, che scrisse
una volta: "il mondo è a colori, ma la
realtà è in bianco e nero".
Se vogliamo parlare di "strade" riportiamo
un'apparente battuta ascoltata di recente in una comica
di Stanlio e Ollio, proferita da Stanlio, naturalmente:
"Che cos'è una deviazione? E' la strada
sbagliata per arrivare nel posto giusto".
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