7 settembre 2004…
è ancora segreto, i media non lo sanno, "a
Montagna spaccau" - la Montagna si è spaccata...
è cominciata un'altra
eruzione!
Lascio tutto (figlia compresa), arraffo al volo scarponi,
giacca a vento, rullini e vado.
In città piove, in quota c'è nebbia…
questa volta non sembra facile…
Il cuore va a mille… e tremano le mani ed i
pensieri…
Sono esattamente 23 anni che questo vulcano mi regala
emozioni. E non solo.
L'Etna,
è detta "la Montagna"
dalla gente del posto non a caso: è femminile,
rappresenta "la Grande
Madre", dispensatrice di vita e di morte,
padrona dei destini, Regina non riconosciuta assisa
nel cuore del Mediterraneo, materia vivente manifesta
del pianeta. E indice chiarissimo della fragilità
e precarietà dell'essere
"umano" di fronte alla potenza ed eternità
dell'essere "vulcano".
Questa disarmante sensazione di finitezza e di limite
al cospetto della divinità mi ha costretto
ad inginocchiarmi la prima volta che ho raggiunto
il cratere centrale, nel settembre del 1981. Da quel
giorno il distacco è divenuto impossibile.
L'Etna ti lega e le appartieni fino alla fine dei
tuoi giorni, non ti consente oblio. Per quanto lontano
tu possa andare, i suoi odori ed i suoi colori, la
sua energia vorticosa e palpabile ti rimangono nel
sangue. Io sono andata via spesso, ho vissuto a Roma
e Milano, ho viaggiato molto, ma sono sempre tornata,
la magia dell'Etna tra le motivazioni più forti.
Approcciare questa montagna, questo
vulcano, 3500 metri di
altezza, richiede molta attenzione
e fatica, ma soprattutto
timoroso rispetto. Terreno
scosceso, fratture, campi di lava, emissioni solforose,
esplosioni improvvise, cambiamenti climatici repentini,
devi essere pronto a tuttoò. Se però
riesci a superare la tua arroganza da homo sapiens,
se sei in grado di acuire i sensi più antichi,
vedere e sentire e respirare, se sei in grado di immergerti
totalmente in questa dimensione della Natura avulsa
da spazi e tempi strettamente umani, ti accorgi che
i brontolii cupi e profondi, a ben ascoltare, hanno
il ritmo di un respiro.
Riesci a vedere il suo sangue scorrere tra le pieghe
della Terra. Comprendi come cresce, si espande, dando
alla luce nuovi "figli" (i vulcani eccentrici)
ad ogni eruzione. Dunque VIVE!
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Ed è allora che cominci un dialogo
con la montagna. La rispetti, in quanto essere
vivente ben più antico e potente, e le parli.
La vivi, nei suoi rossi intensi, nei neri cangianti,
nelle forme antropomorfe o terribilmente inquietanti
della lava rappresa, nelle particelle di energia pura
che ruotano nell'aria. La vivi nel fumo che respiri
quando ti avvicini ai crateri che, se non lo conosci,
potrebbe soffocarti, ma che è diventato odore
di casa per me. La vivi nel rumore di tegole rotte
della colata che si raffredda o nel suono terrificante
dei boati delle esplosioni. La vivi quando ti ricopre
di sabbia nera che appesantisce gli scarponi e l'anima.
La vivi sopra le nuvole, al tramonto, quando gli altri
esseri umani, sotto, sono tutti presi dalle quotidianità
consumistiche. E riesci a sentirti benedetto,
miracolato, per quella
sensazione di pace, per quella solitudine amica, per
la natura che ti si offre ignuda e potente, solo perché
tu possa ringraziare l'energia che ha creato tutto
ciò, compreso te spettatore.
E soffri nel vederla violata in occasione
delle eruzioni a bassa quota, "a portata di media",
invasa da dozzine di rumoreggianti giornalisti con i loro
gruppi elettrogeni, per l'occasione tutti innamorati della
Montagna e grandi esperti in vulcanologia… Per fortuna
(o per sua volontà?...) l'Etna non erutta sempre
in zone ed in modi accessibili a tutti. E
soltanto a chi la rispetta veramente, porge dei regali incredibili.
Si lascia fotografare come una donna vanitosa, posa e cerca
la luce migliore, crea spettacoli-miracoli per chi sa vedere
(e non solo guardare). Come quando il cratere di SudEst
ha emesso ripetutamente anelli di fumo perfetti, solo per
i miei occhi…e per il mio obiettivo. O come quando,
molti anni fa, la notte di Natale, ha regalato lo spettacolare
inizio di un'eruzione a chi era lì.
Vivere sulle pendici di questa grande
Madre ti consente di avere una visione molto più
ampia del senso della vita.
E' questa la ragione per cui chi vive qui non ha paura:
è già grato di esistere… Ed è
una dichiarazione d'amore
per questo vulcano.