1909-2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum
di Fabiano Ventura
I cambiamenti climatici, provocati anche dai dissennati e miopi comportamenti dell'uomo, stanno provocando modifiche, forse irreversibili, al nostro pianeta.
Ormai non solo fra gli specialisti vi è pieno accordo che l'evoluzione dei ghiacciai rappresenti il segnale più evidente delle attuali dinamiche climatiche, e per tale motivo il loro studio riveste un'importanza di rilievo. Oggi si sta assistendo ad un vero e proprio collasso delle masse glaciali presenti su molte delle catene montuose del pianeta, con un impatto che potrebbe essere sensibile su molta parte della popolazione mondiale, specialmente sulle alte montagna dell'Asia.
Torri del Trango dal vecchio campo di Liligo, si noti l'evidente perdita di spessore del ghiacciaio Baltoro stimato, in queste zone centrali, in circa 50-60 m. Fabiano Ventura, 2009
Dopo anni di viaggi tra le montagne più remote ed inaccessibili della terra, ma proprio per questo piene di fascino e capaci di dare emozioni uniche, mi sono convinto sempre più della necessità di preservare questi luoghi e di studiarli a fondo, per cercare di comprendere cosa sta succedendo al nostro pianeta. I ghiacciai in primo luogo, sensibilissimi indicatori, risentono dell'effetto del riscaldamento globale, ma non tutti i ghiacciai della terra rispondono allo stesso modo. Quelli del Karakorum in Pakistan, in particolare, hanno secondo gli scienziati un comportamento “anomalo”, proprio per questo particolarmente interessante.
Per tale motivo ho scelto il Karakorum quale prima meta del progetto fotografico-scientifico “Sulle Tracce dei Ghiacciai”, che si propone di studiare l'effetto dei cambiamenti climatici sui ghiacciai più grandi della terra, mediante l'ausilio della fotografia e della ricerca scientifica sul campo.
Fronte del ghiacciaio Biafo. Si noti l'arretramento della fronte del ghiacciaio, di circa 3 km, e la perdita di massa di tutta la zona visibile. Fabiano Ventura, 2009
Prendendo spunto dal centesimo anniversario della spedizione del Duca degli Abruzzi in Karakorum, avvenuta nel 1909, sono partito coinvolgendo un team di ricercatori per ripercorrere le orme dei primi fotografi esploratori della regione, per rieffettuare a 100 anni di distanza le loro stesse immagini e per compiere misurazioni scientifiche sul campo.
Fabiano Ventura, fotografo e ideatore del progetto fotografico - scientifico “Sulle Tracce dei Ghiacciai”; durante la prima spedizione 2009
Le nuove immagini, realizzate dagli stessi punti di vista di quelle effettuate all'inizio del secolo scorso dai più famosi fotografi esploratori italiani, hanno fornito a scienziati e studiosi la base per osservazioni comparative sullo stato dei ghiacciai della regione. Il comitato scientifico del progetto, costituito tra l'altro dal prof. Smiraglia dell'Università Statale di Milano, e dal prof. Hewitt della Wilfrid University dell'Ontario, Canada, due tra i massimi esperti mondiali, ha così potuto valutare lo stato climatico corrente dei ghiacciai e, soprattutto, la loro evoluzione nel tempo.
La spedizione si è avvalsa del contributo delle maggiori aziende nel settore delle energie rinnovabili, tra cui Enel Green Power ed EnneCi che, sposando i valori del progetto, ne hanno consentito la piena realizzazione.
Con la stessa metodologia operativa e gli stessi intenti, sono previste successive spedizioni in altre aree geografiche di primaria rilevanza per le tematiche fotografiche e scientifiche del progetto: il Caucaso, le Alpi, l'Alaska e le Ande.
Come fecero i fotografi Massimo Terzano e Vittorio Sella prima di me, per poter cogliere il miglior punto di vista sui ghiacciai e le montagne che mi circondavano, ho dovuto risalire costoni impervi ed arrampicarmi lungo creste esposte a quote di oltre 5500m. Ma in questo modo sono riuscito a replicare le splendide foto panoramiche effettuate tanti anni fa, permettendo agli studiosi anche l'analisi comparativa sia sullo spessore dei ghiacciai che sulle loro dinamiche in generale.
Ritrovare gli esatti punti di vista delle foto storiche non è stata impresa facile: dopo oltre quattro anni di studio degli archivi e delle carte storiche, siamo andati sul campo dotati di un sistema informativo geografico (GIS) con modello tridimensionale del terreno (DEM), che ci ha consentito la previsualizzazione dei punti di ripresa prima di intraprendere i faticosi spostamenti necessari per raggiungerli fisicamente.
Le immagini panoramiche sono uno dei mezzi più espressivi per la rappresentazione di un paesaggio naturale, perché abbracciano in un'unica visione d'insieme un'estensione angolare normalmente impossibile da cogliere con un singolo sguardo. Già cento anni fa Massimo Terzano e Vittorio Sella utilizzavano frequentemente la sovrapposizione di più immagini riprese lungo l'orizzonte per coprire panorami anche di 360 gradi.
A quei tempi, le giunzioni tra una ripresa e l'altra erano nascoste intervenendo con l'inchiostro di china direttamente sulle stampe, che venivano poi rifotografate per ottenere l'intero panorama su due o tre lastre, un'operazione complessa che suppliva artigianalmente alle mancanze della tecnologia. Oggi, con l'avvento dell'era digitale, grazie a software molto sofisticati che analizzano le singole riprese di una sequenza panoramica, è possibile ottenere un'unica immagine di insieme senza soluzione di continuità, interpretando addirittura la distorsione reale introdotta dall'obbiettivo utilizzato per la ripresa. La precisione finale è così elevata da rendere del tutto impossibile distinguere i confini tra un'immagine e la successiva nella sequenza panoramica.
Le immagini panoramiche possono essere utilizzate sia come singole immagini statiche, che come filmato interattivo su computer, nel quale poter navigare a 360°.
Esplorando territori così lontani dall'esperienza di ogni giorno, è difficile tenere sotto controllo le emozioni. Ad ogni passo il Karakorum mostra i suoi panorami estremi, fatti di giganti immensi e di profondità senza fine; per me, che ho percorso con l'immaginazione quei sentieri innumerevoli volte durante gli anni trascorsi ad accumulare documentazione e informazioni, è stato quasi come tornare a casa accompagnato dalla guida di personaggi ormai mitici come Massimo Terzano e Vittorio Sella. Ripercorrere le loro tracce, osservare i loro panorami, è stata un'emozione non sempre domabile, con l'incombenza sempre presente di effettuare un lavoro tecnicamente rigoroso e scientificamente valido.
Eppure, il viaggio non finisce mai: tra le confortevoli mura di casa stiamo già pianificando la seconda spedizione, per tornare a percorrere sentieri che solo in apparenza sono lontanissimi dalla nostra vita quotidiana, ma che invece ci aspettano per raccontarci la loro storia e, forse, per svelarci un po' del nostro futuro, sulle tracce dei ghiacciai.
MOSTRA FOTOGRAFICA
Promossa dall'Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione del Comune di Roma ed organizzata dall'Associazione Macromicro con la sponsorizzazione di Enel Green Power e la collaborazione di Zètema Progetto Cultura, la mostra fotografica “Sulle Tracce dei Ghiacciai; 1909 – 2009: un secolo di cambiamenti climatici sui ghiacciai del Karakorum”, composta da oltre 40 stampe di alta qualità e grandi dimensioni, è in esposizione presso la Sala S. Rita in via Montanara 8 a Roma, a due passi da piazza Venezia, dal 25 febbraio al 1 aprile 2010 dal martedì al sabato 10.00 – 18.00.
DOCUMENTARIO
Si stanno inoltre svolgendo le fasi conclusive legate alla produzione del documentario, realizzato da SD Cinematografica durante la prima spedizione del progetto, con la regia di Paolo Aralla e Massimiliano Sbrolla. Il documentario, della durata di 52 minuti, sarà pronto tra breve e sarà destinato al mercato internazionale.
CONVEGNO SCIENTIFICO
Per il mese di giugno 2010 è previsto, infine, presso la Società Geografica Italiana un convegno in occasione del quale verranno dettagliatamente esposti e presentati al pubblico i risultati scientifici e fotografici del lavoro effettuato durante la spedizione in Karakorum del 2009.
Sentiti complimenti per il reportage, io che sono geologo ho provato autentica emozione nel leggere, vivere le immagini che hai così descritto e raccontato grazie
Bisogna però considerare che la terra sta uscendo da una piccola era glaciale e che l'innalzamento della temperatura è iniziato ben prima dell'industrializzazione, e che in era preindustriale la nostra terra a conosciuto molte volte periodi assai più caldi.
Quindi sapere con certezza se questo possa derivare dalle concentrazioni di CO2 non è affatto scontato.
Molto più probabile derivi dell' forza dell'irraggiamento solare.
Detto questo ,bisogna certo studiare questi fenomeni, ma evitare di diffondere allarmismi ingiustificati.