Sono le 6.30 del mattino, ed una sottile
luce argentata avvolge l'incantevole paesaggio lagunare
di Grado, antico centro
peschereccio, oggi stazione balneare tra le più
apprezzate dell'Adriatico.
Raggiungo il Porto Canale, dove ho appuntamento con
Antonio Tortora, ottimo conoscitore
della laguna che mi guiderà in questa che spero
sarà una interessantissima escursione.
Saliti in barca, costeggiamo l'Isola
della Schiusa, entrando nella Laguna di Levante;
proseguiamo lungo il Canale di Grado, delimitato dai
caratteristici pali detti "bricole",
e ci dirigiamo verso il Santuario
di Barbana. Imboccata la curva del Canale di
Fra' Simon, che si raccorda con quello dell'Uomo Morto,
arriviamo a Barbana, all'isola legata al culto mariano,
la cui origine rimane incerta ed intrecciata con leggende,
cronache apocrife, rari documenti e scarse testimonianze
archeologiche. Anticamente lazzaretto di Aquileia,
legata al culto di Apollo Beleno, divinità
carnico celtica, divenne l'Isola della Madonna, allorche
nel 582, il patriarca Elia fece erigere un luogo di
culto nel punto in cui l'immagine della Vergine fu
rinvenuta tra i rami di un gigantesco olmo dopo una
mareggiata senza precedenti che spazzò via
tutti gli edifici dell'isola. Al primo Santuario si
aggiunse un monastero retto dal Priore Barbano, meta
del pellegrinaggio votivo, della prima domenica di
luglio, il Perdòn, in ricordo della pestilenza
che colpì Grado nel 1237.

© 2005, Franco Cappellari - Santuario di
Barbana |
Dopo aver visitato il Santuario, risaliamo
in barca, navighiamo tra barene, tapi, rii in piena
laguna. Tra le velme nidificano le garzette
e l'airone cinerino,
mentre i gabbiani sostano
immobili sulle bricole.
Ai lati del canale, scorgiamo delle croci che indicano
il luogo dove una gelida notte perirono due esperti
pescatori, le cui grida disperate furono trascinate
dalla bora fino a Grado.

© 2005, Franco Cappellari - Le croci |
Continuamo il nostro giro in laguna,
intravedendo sugli isolotti i "casun"
capanne del tetto di canna, incastonate in un ecosistema
fatto di canali, paludi, canneti e nachi di sabbia.

© 2005, Franco Cappellari - "Casun" |
Ogni pescatore ne possedeva uno che
gli serviva come base d'appoggio durante la settimana
e talvolta come dimora stabile. Già in epoca
romana, le "mote",
come vengono chiamate le isolette lagunari, costituivano
un rifugio sicuro per gli abitanti della costa in
caso di attacchi. Oggi le "mote" superstiti
sono poco più di un centinaio,
ma pochissime sono abitate. Un paio di "casun"
aprono le porte ai turisti,
parecchi sono attrezzati con frigorifero e tv, ma
ve ne sono altri, ancora rustici dove il forestiero
non mette piede, se non accompagnato da qualche buon
amico del proprietario.
Nel mio caso devo ringraziare Antonio,
per fortuna buon conoscente di Witige Gaddi,
"paron" del più bel "casun"
della laguna. Da lontano, a gesti, chiediamo il permesso
di ormeggiare. Una volta a terra, faccio conoscenza
con un uomo la cui vita non può essere raccontata
in una sola vita. Viaggiatore esperto ed instancabile,
raffinato fotografo era
appena rientrato dalla Patagonia.

© 2005, Franco Cappellari - Witige Gaddi |
Trascorrere un'ora con lui è
stato piacevolissimo…. un fiume in piena, racconti
densi di fascino, quasi sembravano favole, e tra una
fetta di salame ed un' "ombra" di Tocai
il tempo vola via. Prima di ripartire il regalo più
bello, Witige tira fuori un portfolio
in B&W, in cui sono rappresentati momenti
di vita di uno dei maggiori poeti del Novecento
italiano, Biagio Marin (1891-1985),
gradese come lui.
D' improvviso scorgo le lancette sulle 20, il tempo
trascorso sembra un attimo eppure dagli scatti in
macchina mi accorgo che non è così,
non mi resta che immortalare il momento più
atteso, il tramonto,
e ringraziare Antonio per la sua gentilezza.

© 2005, Franco Cappellari - Tramonto sulla
laguna |
Ritorno indietro pensando alla giornata
….è stata un'esperienza indimenticabile,
un succedersi di atmosfere che si fondono fra di loro,
suscitando emozioni sempre diverse. I canali, le innumerevoli
"mote" affioranti dal mare, gli specchi
d'acqua sono gli elementi di questa magia.