Chiudere o deviare strade ed autostrade per costruire nuove arterie di scorrimento a volte si può rivelare positivo. Positivo per l'arte e per la cultura. Sembra impossibile se non, quanto meno, sarcastico, ed invece è vero ed è esattamente quello che è accaduto nella città di Trento, per la precisione circa tre anni fa. Proprio qui, infatti, poco lontano dall'uscita autostradale “Trento Centro” all'inizio degli Anni Settanta vennero costruiti due tunnel per consentire l'attraversamento veloce della città – evitando di passare per il centro – direzione nord-sud, Brennero Verona all'interno del progetto di realizzazione della tangenziale.

Questi due tunnel stradali nel novembre del 2007 sono stati chiusi al traffico e riconvertiti in spazio espositivo dedicato in particolare alla storia. Il 19 agosto del 2008 sono state inaugurate le Gallerie di Piedicastello – questo il loro nome – nella loro funzione di spazio per eventi. Le Gallerie si differenziano per il colore: una è bianca ed offre spazio per eventi, esposizioni temporanee e attività di formazione, l'altra è nera ed è una grande e suggestiva installazione fatta di luci, immagini proiettate e oggetti.
Dal 9 aprile la Galleria Bianca ospiterà “La guerra negli occhi” mostra fotografica di Romano Cagnoni organizzata dalla Fondazione Museo Storico del Trentino ed allestita dalla Era Masoni. Il periodo scelto per organizzare questa mostra, che proseguirà fino al 26 giugno, non è casuale: proprio nel 2011, infatti, ricorrono i 20 anni dall’inizio delle guerre in Yugoslavia, oltre che della prima guerra del Golfo ed è per questo che la mostra dedicata al grande fotografo toscano, passa attraverso eventi devastanti e dolorosi che viaggiano in Paesi come Israele, la Cambogia, il Bangladesh, il Biafra, l’Afghanistan.
Le foto esposte saranno 100 suddivise in diverse sezioni, o meglio sequenze come ama dire lo stesso Cagnoni: Razza umana – Guerrieri – Geometrie della distruzione – Tenebre – Effetti collaterali – Lo specchio di Alice – Umano, troppo umano – Nonostante tutto – Tornare ad essere.
Cagnoni negli anni passati aveva già lavorato a due interessanti retrospettive, una a Mantova nel 2000 ed una a Milano nel 2003, ma rispetto alle precedenti in questa mostra di Trento c'è una sequenza alla quale il fotografo ha voluto dare maggior risalto – Nonostante tutto – dedicata in particolare al Vietnam del Nord.


Curatrice della mostra è Alberta Gnugnoli, giornalista, critica d’arte e responsabile per la Fotografia ad 'Art e Dossier' di Giunti Editore, diretta da Philippe Daverio. La Gnugnoli ha incontrato Cagnoni per la prima volta una ventina di anni fa al rientro del fotografo dai suoi grandissimi e lunghissimi viaggi e di lui dice: “Cagnoni è per me il fotoreporter di guerra, di rilievo internazionale, che ha saputo esprimere l’orrore dei conflitti mondiali con un'umanità che rende il suo messaggio irresistibile. Personalmente ritengo che abbia espresso il meglio di sé negli anni sessanta e ottanta”. Alberta Gnugnoli firma una pagina su Art e Dossier interamente dedicata alla fotografia: “Non sono molte le riviste che dedicano attenzione alla fotografia mentre questa ha un suo messaggio estetico, una sua risonanza emotiva che non può appiattirsi sulla semplice definizione tecnica. Non dobbiamo dimenticare che oggi, nello strapotere della televisione, la forza e il ruolo della fotografia, in particolare quella di guerra, sono quelli di stimolare una riflessione, una presa di coscienza dei fatti”. ‘Art e Dossier’, nella sua veste attuale, articolata e plurimediale, offre ai suoi lettori una pagina, ‘Blow up’, in cui Alberta Gnugnoli recensisce le espressioni, a livello internazionale, della cultura fotografica, contemporanea e storica.

“La foto di guerra – prosegue la giornalista bolognese - mi ha sempre emozionato molto e in particolare quella di Cagnoni in cui, per esempio, se si guarda con attenzione, non compare mai una goccia di sangue e alle vittime non è negata una dignità umana, a differenza per esempio delle immagini di un suo contemporaneo, l’inglese McCullin, più truculente e devastanti nel loro orrore”.
E poi si sofferma sul dosaggio dei bianchi e dei neri, in fase di stampa, per potenziare l’intensità emotiva del messaggio che, in Cagnoni, vuole essere positivo. Come, per esempio, nella sequenza ‘Nonostante tutto’ della mostra di Trento, dedicata interamente al Vietnam del Nord. “Perché Cagnoni, specie nella guerra del Vietnam – sottolinea Alberta Gnugnoli – ha rappresentato sì questa gente che combatte con tenacia e coraggio, ma l’ha ritratta anche nella vita di ogni giorno, al lavoro nei campi, nelle sale da ballo, e questi ritratti ci indicano un cammino di speranza”.
L’ultima sequenza, ‘Tornare ad essere’, sottolinea questo messaggio con forza drammatica. “Nell’ultima sequenza si parla di vita che risorge, con una breve successione di immagini che ritraggono una fanciulla nera estratta ancora viva dalle macerie di un bombardamento in Africa. Anche in questo caso il messaggio è ineludibile”.
Si può capire ancora meglio la figura di Cagnoni leggendo un articolo del 2006 comparso sul quotidiano La Stampa a firma di Wladimiro Settimelli: “È un altro dei miti della fotografia italiana, uno che ha avuto il coraggio di andare in giro tra cannonate, bombardamenti e massacri, pur di scattare una manciata di fotografie cariche di dolore, di orrore e di pietà. Uno indipendente davvero e che ha avuto persino la faccia tosta di dire di no alla grande «Magnum», l’agenzia di Capa e di Cartier Bresson, perché lo faceva sentire «prigioniero» e lo obbligava ad andare dove c’erano tutti gli altri colleghi con la macchina fotografica a tracolla. Stiamo parlando di Romano Cagnoni da Pietrasanta, in Toscana. Una zona dove gli spiriti anarchici sono sempre stati operai e padroni contemporaneamente e dove i cavatori di marmo, anche ai tempi della dittatura, non volevano mosche sul naso. Cagnoni, appunto, è talmente anarchico da somigliare davvero tanto ai cavatori che ha fotografato migliaia di volte per poi pubblicarne libri diffusi in tutto il mondo. Non ha mai smesso un momento, nella vita, di agitarsi, correre, bestemmiare per poi placarsi nei momenti più difficili del lavoro. In Cecenia sistemò, in prima linea tra i ribelli all’esercito russo, una specie di piccola sala di posa mobile. I ceceni, con il mitra in pugno, arrivavano in mezzo a dei teli neri, si sedevano su uno sgabellino e si facevano fotografare come dall’operatore del paese prima della guerra. E Cagnoni, con pazienza e senza battere ciglio, raccoglieva quelle foto che poi sono diventate un libro e una grande mostra che ha fatto andare su tutte le furie il rappresentante diplomatico della Russia in Italia. Per la guerra in Jugoslavia i colleghi lo avevano visto arrivare con un grappolo di macchine al collo e con in mano uno di quei pesantissimi attrezzi a banco ottico che di solito si usano in studio o per riprendere le opere d’arte. Lui aveva una idea precisa: fotografare solo le macerie delle distruzioni non bastava. Sassi e calcinacci sono uguali in ogni guerra e, ormai, non dicono più nulla. Invece, in certe chiese, in certe gallerie d’arte e in certi angoli storici di una bellezza assoluta, bisognava mettere in contrasto le macerie con quella bellezza che era stata fatta a pezzi”.
Ecco, questo è Romano Cagnoni che cominciò come autodidatta sulla spiaggia di Marina di Pietrasanta. Un fotografo come tanti, senza modelli, finchè nel 1958 decise di andarsene e di stabilirsi a Londra. Il suo primo giro del mondo risale al 1962 e da lì comincia a lavorare con alcuni dei più grossi personaggi del tempo. E’ il primo fotografo a documentare la guerra del Biafra, in diversi viaggi, fra il 1968 e il 1970 e per questo riceve nel ’70 un Editor’s Note su Life e l’Overseas Press Club Award negli Stati Uniti.

Una parte del lavoro di Cagnoni, esattamente le foto scattate fra il 1958 e il 1998, costituirà appunto la mostra di Trento (patrocinata tra l'altro dalla Associazione Robert F. Kennedy Foundation for Europe Onlus) che rientra in una serie di iniziative che nei prossimi tre anni accompagneranno l'Italia verso il Centenario della Prima Guerra Mondiale.
La mostra resterà aperta tutti i giorni ad eccezione del lunedì, dalle 9 alle 18 da martedì a domenica. L'ingresso è libero e per informazioni o prenotazioni si può chiamare lo 0461 230482.
www.legallerie.tn.it
