© Maurizio Bachis
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Il silenzio
scendeva, lento, su di me.
Un indescrivibile senso di libertà
si impadroniva, lieve, della mia anima.
Avvertivo sempre più forte sulla mia pelle
l'emozionante sensazione di stupore,
che puntualmente affiora, ogni volta che le mie orme,
passo dopo passo, segnano l'inizio di un nuovo cammino.
Un viaggio verso lidi
sconosciuti, verso nuovi orizzonti.
Era come leggere tra pagine di un antico manoscritto;
è con la stessa emozione che entro, in punta
di piedi, in questa nuova avventura.
Il tutto ebbe inizio in una calda
notte di fine estate,
quando tutto, intorno a me, sembrava immobile, persino
il mio respiro pareva voler rispettare tanta sublime
tranquillità.
Attraversai l'Europa con un soffice volo e, in un
battito d'ali, arrivai nel paese del colore,
dei profumi, delle contraddizioni.
Appoggiando il primo passo sulla terra rossa, capii
già che stavo per entrare in un altro
mondo, in un'altra dimensione.
Ho sempre sentito parlare di questa
meta esotica, con grandi contraddizioni; alcuni la
dipingono come paese di povertà,
sporcizia, caotica
e a volte deludente; altri invece la ritraggono come
terra ricca di fascino,
dai mille colori, dalle
meravigliose città
e dalla natura fantastica.
In realtà, l'India è tutto questo: un
paese dalle mille facce, brulicante di forti incoerenze,
che pongono talvolta la mente del visitatore a stress
e confusione, ma soprattutto a porsi 1000 domande.
© Maurizio Bachis
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Il migliore consiglio che posso
dare a coloro che intendono affrontare questa meta
è quello di non
porsi alcun quesito e di
azzerare i propri sensi,
intendo dire proprio quelli sensoriali per almeno
i primi tre o quattro giorni.
Solitamente questo periodo di tempo è sufficiente
per superare l'inevitabile indescrivibile impatto
che si incontra entrando in questo paese.
Se dovessi attribuire un ordine per risvegliare i
sensi, primo tra tutti è la vista.
Allenate il vostro occhio alla vista di tale povertà,
per i primi giorni non soffermatevi ad osservare poveri,
malati, sporcizia e mendicanti bisognosi.
Successivamente risvegliate lentamente l'udito,
abituate il vostro orecchio al frastuono dei claxon,
al traffico, alle urla dei venditori ma soprattutto
alla perforante e veloce lingua indi. Adesso è
il turno di ridestare il gusto,
per gradi vi raccomando; i primi giorni mangiate semplice
riso bollito e patate al forno, per poi assaporare
gli speziati e piccanti stufati di pollo e verdura.
Ultimo ad uscire dal letargo deve essere l'olfatto;
il caldo, la sporcizia per le strade, la stessa condizione
igienica della povera gente indiana crea l'inevitabile
olezzo, che aleggia ovunque, ma ben presto vi abituerete
anche a questo.
Fatto i conti con i propri sensi, è giunta
l'ora di risvegliare la mente:
è ben più difficile fare i conti con
la propria sensibilità
e le proprie emozioni.
I giorni trascorrono veloci e più passano le
ore, più il meccanismo inizia a girare bene;
finalmente iniziamo a prendere
confidenza con il sistema,
con gli spostamenti, con gli orari, diamo vita ad
un primo approccio
con la gente
e instauriamo un dialogo.
© Maurizio Bachis
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E' magnifico visitare questi luoghi, le città
sono un'esplosione di colore.
Le donne indiane sfoggiano abiti
policromi e sfavillanti
argenti contrastano con la scura pelle. Gli
occhi penetranti dei
bambini entrano come
saette nella nostra mente.
Antiche mura
che parlano di remote storie di colonizzatori, maestosi
palazzi mostrano sfarzosi aulii tempi di gloria.
Mille immagini e mille
emozioni si accavallano l'un l'altra facendo crescere
in me l'irrefrenabile desiderio di carpire ogni singolo
attimo di questo viaggio.
© Maurizio Bachis
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Sicuramente arduo è il compito di attuare
una selezione di ciò che si vuole rappresentare,
qui le situazioni si sprecano; ma è altresì
necessario concentrarsi su cosa
e come rappresentare.
Avevo già ben chiare le due risposte: Cosa?:
la gente e il paesaggio;
come?: attraverso immagini dinamiche,
che puntano alla composizione
formale e alla valorizzazione
dei colori.
Scatto dopo scatto, la mia ricerca iniziava a prender
forma; le rughe dei volti
degli anziani, i colorati turbanti,
gli sguardi delle donne
e dei bambini. Ogni scatto era come fosse una nota
sul pentagramma che una dopo l'altra davano origine
ad una melodia sempre
più completa e armonica.
Nel corso degli anni, ho imparato ad osservare i
soggetti davanti a me,
inserendoli già all'interno di una inquadratura.
Estrapolare un soggetto dal contesto generale,
senza ausilio della fotocamera, ma per il solo
mezzo della mente, velocizza di gran lunga la ricerca
dei soggetti. Solo con un lungo allenamento, vi accorgerete
che vi viene spontaneo, anche osservando le consuete
azioni quotidiane, vi scoprirete intenti ad inquadrare
ed a tagliare qualsiasi cosa stiate vivendo, da guardare
le pubblicità in TV a osservare i palazzi attorno
al proprio ufficio.
Altro parametro fondamentale è quello di isolare
il soggetto da tutto ciò che è "in
di più", linee parassite, sfondi poco
contrastati, o soggetti non appartenenti al contesto.
Non dimenticate il punto di
vista, giocate con esso, non riprendete tutto
ad 1,70 m d'altezza (ovvero l'altezza dei vostri occhi),
abbassatevi per accentuare la prospettiva, alzate
il vostro punto di ripresa per avere una inconsueta
inquadratura oppure giocate con le diagonalità
delle linee principali e, là dove è
possibile, estrapolate il soggetto per mezzo della
profondità di campo. Uscite dagli schemi, decentrate
i soggetti, bilanciate i pesi delle masse e, ancora
più importante,la valenza delle masse colorate.
L'aspetto tecnico fotografico
ormai lo affido alla mia compagna di viaggio, la mia
Digitale reflex Nikon, che per mezzo del suo
sofisticatissimo esposimetro e il suo affidabile autofocus
non ha sbagliato una esposizione e una messa a fuoco.
© Maurizio Bachis
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Ma adesso diamo spazio alle
calde emozioni,
alle poliedriche immagini
di questo magnifico viaggio in una terra priva di
risposte ai nostri perché, dove tutto è
in movimento ma senza meta; dove tutto è già
deciso e non si sa da chi.
Concludo, dicendo che nella vita non si smette mai
di imparare, e non è mai troppo tardi per applicarsi,
creare nuove passioni, nuovi hobbies; questo ci fa
sentire sempre attivi, giovani dentro.
Adesso lasciamo spazio alla forza
delle immagini, lasciamoci trasportare da esse in
questo magnifico viaggio, diamo voce alle nostre passioni,
perché solo tramite esse riusciremo ad assaporare
le fantastiche realtà
che ogni nuovo viaggio ci fa conoscere.
Maurizio Bachis [bachis.m@libero.it]
© Maurizio Bachis
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Un ringraziamento
speciale a mia moglie Sara, per il suo spirito
di adattamento dimostrato durante questi nostri
avventurosi viaggi, per il suo sorriso e per
saper rendere speciale ogni giorno della mia
vita. [Maurizio Bachis] |