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Settembre 2009, Kenya

di Marianna Santoni e Davide Vasta

Il primo viaggio in Africa, il primo safari: otto giorni in tutto.

Già dall'aereo prima ancora di scendere e di poter dire di essere stata in Africa, guardo dal finestrino e vedo il contrasto delle strade rosse che tagliano tutto quel verde. Un rosso-arancio pazzesco. Mi dico che l'Africa è rossa. E che le mie foto dovranno dirla questa cosa.

Poi inizia il viaggio vero e proprio.
E una volta dentro vengo rapita da un ritmo diverso sulla vita e gli avvenimenti e ad ogni momento prendo sempre più consapevolezza di una cosa che mi viene detta da un kenyota proprio in quei primi giorni: "Voi avete gli orologi. Noi abbiamo il tempo".

Come altrove, anche in Africa il senso del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare. Per le strade. Inizio a guardare fuori dal finestrino e la mia fotocamera è lì come un filtro rassicurante tra i miei occhi e l'Africa.
Le strade sono disconnesse, dentro il furgoncino traballa tutto, e un po' anche dentro di noi. Fuori è un alternarsi continuo ma rarefatto di persone e colori. Le case sono molto piccole e ogni aspetto della vita quotidiana è vissuto all'aperto, in condivisione.

Il mio primo lavoro inizia dal furgoncino in movimento.

Marianna Santoni

Mi focalizzo sulle donne per la strada.
Sulla loro accezione più quotidiana di lavoratrici e di madri.
E di come lavorano e vivono la maternità lungo le strade.

Ho con me una Nikon D700. Per le foto dal furgoncino alterno due obiettivi il 24-120 mm 3.5-5.6 il 70-200 mm 2.8, per fortuna stabilizzatissimo che mi permette di seguire i soggetti da lontano e di continuare a seguirli anche quando sono vicinissimi...
… pur nei sobbalzi continui dovuti alle condizioni delle strade.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Inizio a scattare quello che vedo dal finestrino. Da fotografa la prima cosa che mi colpisce è il chiarore abbagliante ovunque.
La D700 è perfetta per molti usi fotografici, ma nel reportage è la regina.
È leggera, maneggevole, con un accesso facile e veloce a tutti i menu. Perfino alle temperature tropicali non sembra mai entrare in crisi.
Assolutamente sincera nell'immortalare la realtà, grazie sia alla notevole fedeltà cromatica del sensore sia alla definizione delle sue ottiche.
La risoluzione di 12 Megapixel su un sensore full frame FX mi permetterà di ottenere stampe di qualità a qualunque formato, oltre che scattare liberamente in NEF, senza intasare continuamente le card, soprattutto in quelle situazioni dinamiche che richiedono scatti in sequenza.

Per le foto sulla strada, dopo un po' di tentativi, mi stabilizzo anche io, impostando la fotocamera in modo da mettermi al riparo da tutte le principali problematiche. In condizioni di luce costante, senza nuvole passeggere o alberi con ombre stroboscopiche, imposto la fotocamera in manuale, per poter approfittare di un'uniformità negli scatti che velocizzerà radicalmente i tempi di post-produzione. In situazioni di luce meno costante invece mi rifugio su un diaframma 6.3: mi aiuta ad avere una profondità di campo ragionevolmente sicura, per evitare lo sfocato in situazioni troppo traballanti. Un tempo di scatto di 1/1250 riduce invece “qualunque” rischio di mosso, nonostante i rimbalzi continui del furgone. Infine, utilizzo la preziosissima funzione ISO Auto, che si preoccupa di compensare rapidamente l'esposizione nei passaggi repentini tra ombre e sole, alzando e abbassando i valori automaticamente.

Marianna Santoni

Inizia il safari.
La natura domina su tutto. Qui gli ospiti siamo noi.
Per la prima volta vedo cieli così grandi al punto che le nuvole in lontananza appaiono minuscole. Vedo tanti animali liberi in tutti i sensi. Vedo i Masai: mi concentro sui loro oggetti, simbolo della loro vita di artigiani e cacciatori. E sulle scarpe, naturalmente - dopotutto sono una donna - soprattutto per la loro particolarità di avere il davanti e il dietro e la destra e la sinistra uguali, per non lasciare mai impronte che facciano capire la direzione in cui vanno.

Uso la D700, montando un obiettivo 400 mm 2.8.
Niente zoom. Peccato di gioventù. Un fotoreporter abituato ai safari non avrebbe mai fatto un errore simile. Il problema è semplice, non avevo calcolato due fattori. Innanzitutto non posso avvicinarmi ai leoni, senza risultare innegabilmente un bel banchetto per loro.
In secondo luogo nel parco Tsavo (dove ci troviamo) non è possibile fare fuori strada...
Per cui non c'è verso di inquadrare la scena a mio piacimento.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Frustrata a sufficienza... escogito due soluzioni: quando la posizione del soggetto ce lo permette, con la paziente complicità della nostra guida, cerchiamo di utilizzare il furgoncino come uno grande zoom, muovendolo avanti e indietro.
In altri casi, quando il soggetto è troppo vicino (e il 400 mm mi concede solo inquadrature claustrofobiche) faccio diversi scatti parzialmente sovrapposti della scena, delegando poi alla post-produzione il montaggio panoramico. Questa tecnica mi permette di non cambiare continuamente le ottiche e, soprattutto, di ottenere in post-produzione scatti ad altissima risoluzione.

Per ridurre al minimo il rischio di trovarmi con tutte le card piene sul più bello, ho anche un MacBook con me sul furgone, sul quale scaricare simultaneamente le foto in fase di scatto direttamente in Savana con l’aiuto di Davide Vasta e del modulo wireless Nikon WT-4. Utilissimo sia per il backup istantaneo degli scatti, sia per visionare bene le immagini sul campo e aggiustare il tiro strada facendo.

Marianna Santoni

L'ultima parte del viaggio è sulla costa.
Qui a dominare su tutto non è più la natura, ma il turista. 
Il colore costante non è più quello rosso della terra, ma l'azzurro del mare.

L'atmosfera è del tutto goliardica e festosa. Ogni angolo di costa appare come parte di un gigantesco villaggio turistico, dove i beach boys, calamitati verso ogni occidentale, assediano letteralmente i turisti proponendo servizi di ogni genere: dalle visite guidate ai massaggi, dall'artigianato locale alle grigliate di pesce sulla spiaggia. Perfino i Masai qui sulla costa smettono di essere cacciatori, per diventare eroi addobbati a festa per il piacere dei turisti.

Marianna SantoniMarianna Santoni

Il divertimento aumenta quando in diversi momenti del giorno, i kenyoti si godono lo spettacolo dei turisti sprovveduti, che corrono con l'acqua alle ginocchia, mentre cercano di riavvicinarsi alla costa dopo che l'alta marea li ha colti di sorpresa.
Imperante è il contrasto tra la vecchia generazione di pescatori, silenziosi e schivi, e i giovani in cerca di fortuna sulla costa.



Marianna Santoni
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Marianna Santoni Marianna Santoni
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Marianna Santoni
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Commenti a: Nital.it - Nikon Life: Settembre 2009, Kenya
Commenti: 9| Ultimo commento di: claudia.cala

claudia.cala | 01/03/2010 alle 22:02:25
che l'Africa fosse un paese meraviglioso lo immaginavamo..più difficile è riuscire a cogliere in maniera così straordinaria i colori brillanti, accesi, la vitalità delle persone del luogo e i semplici dettagli di vita quotidiana e del "cammino" della popolazione e degli animali nella savana.
anche il tuo modo di raccontare l'esperienza vissuta con parole semplici riesce ancora di più a farmi sentire per qualche minuto in kenya...
Complimenti!
gianninioi | 26/02/2010 alle 10:48:49
Complimenti, bellissime immagini. Sono stato anche io in Kenya due anni fà e rivedendo le tue immagini ho rivivuto appieno quei bellissimi momenti.
alessandro.sentieri | 18/02/2010 alle 17:49:27
Semplicemente fantastico, eccellente la post (del resto da te.... wink.gif)

Saluti
Ale
farmacia528 | 25/01/2010 alle 19:18:40
Ciao Marianna, complimenti, ottimo reportage e ottima descrizione.
Il Kenya e' davvero una terra magica.
P.S.: hai postato qualche scatto anche su Clikon ?
Complimenti ancora, Un saluto, Giampiero.
fabrizio83 | 13/12/2009 alle 23:17:54
Ciao, complimenti vivissimi. Sei veramente brava, le tue foto mi han fatto rimanere a bocca aperta.
rossanop | 08/12/2009 alle 09:29:42
Ottime le immagini e i colori, belli anche i dettagli e le atmosfere che hai magistralmente catturato e raccontato, le foto inoltre trasmettono gioia e movimento oltre ad essere reportagistiche del posto e dei suoi abitanti, davvero molto brava
adversi | 27/11/2009 alle 12:25:15
Ciao, non sono uso commentare foto altrui se non in occasioni nelle quali mi viene richiesto. faccio un'eccezione in questo caso perché il Kenya è a mio avviso uno dei paesi più belli e fotogenici del mondo. Devo dire che da queste foto non appare. Molto scontate e non nella notizia, come si direbbe in gergo giornalistico. A parziale discolpa due elementi importanti. Il tempo di permanenza, solo 8 giorni, che sarebbero pochi anche per fotografare il più piccolo villaggio al mondo e la siccità che da più di un anno colpisce il Kenya.
Un consiglio, se mi è permesso. Ritornate in Kenya e guardatelo con occhi diversi da quelli meravigliati del turista. E' davvero un paese splendido.

Giorgio Baruffi | 27/11/2009 alle 12:23:04
Complimenti Marianna, ho passato qualche minuto in Africa con voi ed è stato davvero piacevole, sia per la parte testuale che, ovviamente, per la parte fotografica del tuo splendido Life.

Grazie!
enricogrendene | 27/11/2009 alle 12:17:54
Ciao, rifguardo alle foto del viaggio in Kenya, volevo sapere se hai applicato qualche filtro con Nikon Color EFEX.
Hai alterato le immagini o le hai ribilanciate?

Grazie mille e complimenti ancora

Ery
GigiCole | 26/11/2009 alle 19:11:29
Belle foto, peccato che in 8 giorni ne avete fatte così poche....
E che avete visto poco...
Noi in 2 giorni abbiamo visto un po di più, questione di fortuna...
Sarà anche perchè sono gia 4 anni che ci andiamo?
La prossima volta vi saluto Papà Charlie.
Ma, senz'altro, l'Africa vi è rimasta dentro e ci tornerete.
Ciao
Gigi Colledan