Nikon School
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Vertiginosamente... Sacra - L'abbazia tra le nuvole

di Elio Pallard

Il soggetto è la Sacra di San Michele, monumento simbolo della Regione Piemonte che dista pochi km. dal luogo dove vivo, quindi quando le condizioni lo permettono in circa mezzora raggiungo una delle diverse postazioni che con il tempo ho appreso ad utilizzare secondo le varie condizioni atmosferiche e di luce; ormai sono passati 5 anni da quando ho iniziato il mio "pellegrinaggio" con la macchina fotografica attorno e dentro questo luogo incredibile.

Clemente Rebora, poeta rosminiano (i padri Rosminiani hanno in custodia il monumento fin dal 1846) definì "culmine vertiginosamente santo" l'abbazia che è collocata sulla cima del monte Pirchiriano in Valle di Susa.

Il fascino e la "magia" che permea questo luogo unico e suggestivo ha sempre rappresentato per me un grande interesse vivificato dalle atmosfere che si offrono a chi è fortunato o visita frequentemente questo luogo.

La neve, le nebbie, le nuvole, i tramonti e la luce che a volte cingono o colorano la Sacra (così viene chiamata in zona... semplicemente "la Sacra") creano una impressione profonda che riporta alle esperienze provate dai pellegrini provenienti dalla Francia che attraversavano nell'antichità la valle di Susa nel loro lungo pellegrinaggio verso Roma, dopo avere scavalcato le Alpi.

È proprio la Sacra che ha ispirato Umberto Eco nell'ambientazione del "Nome della rosa" anche se nella realtà il regista Jean-Jacques Annaud girò il film avvalendosi delle scenografie di Dante Ferretti elaborate in due diverse location: una collina presso Roma ed il monastero di Kloster Eberbach presso Francoforte in Germania.

Ma l'impressione data dall'apparire tra le nebbie dei contorni dell'Abbazia che a volte può capitare di vedere riporta sicuramente a quelle scene del film dell'arrivo di Guglielmo di Baskerville e di Adso che si accingevano a salire sul monte del monastero.

È in inverno che la Sacra dà il meglio di sè, immersa e perfettamente integrata nell'aspra natura montana circostante, non folle di visitatori... solo silenzio e la pace che questo luogo può ispirare. Queste immagini invernali sono costate alcune camminate con le racchette da neve in momenti diversi nell'intento di catturare l'attimo in cui uno squarcio tra le nebbie permetteva di gustare lo spettacolo incomparabile dell'abbazia.

All'interno dell'abbazia si può percepire vivamente attraverso la struttura romanica e le decorazioni del maestro Nicholaus (operò intorno al 1138) il respiro del tempo... Il ripidissimo "scalone dei morti" e le decorazioni antropomorfe dei vari capitelli richiamano atmosfere a cui l'uomo moderno può avvicinarsi solamente con sottile emozione e curiosa attenzione.

Nella fotografia di interni con luce scarsa e spazi limitati tornerebbero utili obiettivi decentrabili adatti alla fotografia di architettura... in mancanza di questi ho utilizzato maggiori lunghezze focali con la tecnica di autostitching (di cui parlerò in seguito) che mi ha permesso di rispettare le proporzioni e le linee prospettiche del monumento.

Grazie ad appostamenti attentamente programmati, con la consultazione delle effemeridi per "prevedere" la posizione della luna (e di conseguenza il luogo in cui appostarsi...), e secondo l'ora dell'alba, la luce disponibile al momento fatidico dello scatto, è stato possibile catturare istanti in cui luna e Sacra si trovavano contemporaneamente nelle posizioni "desiderate". Sono stati molti gli insuccessi per cui alcune volte sono tornato con "le pive nel sacco" con la consapevolezza di avere perso l'attimo a causa dell'ora sbagliata del luogo inadatto o del tempo avverso. In questo caso condizioni metereologiche permettendo occorre attendere un'altra luna...

Sicuramente non essendo Photoshopdipendente ho evitato di ricostruire la scena artificialmente... (molti sanno come è possibile inserire la luna con pochi e mirati interventi di mouse) ed anche in tutte le immagini scattate ho evitato elaborazioni se non il taglio (crop) e regolazioni sulla luminosità, contrasto e nitidezza. A dire la verità utilizzo un "vecchio" programma del "secolo passato" (detto così fa' più impressione...), un vecchio Paint Shop Pro 7.0 del 1999.

Unica concessione alle moderne tecnologie software è stato l'utilizzo di un buon programma di autostitching per unire le varie fotografie che di solito impiego per ottenere panorami ed immagini di altissima risoluzione. Scatto sequenze anche su più linee in modo da avere files molto grandi con dettagli finissimi. È una tecnica appresa collaborando ad un progetto "Panorami delle Alpi Occidentali" che ha come obiettivo il raccogliere su un unico sito panorami 360° della zona ovest del Piemonte realizzati con scatti eseguiti in cima alle varie montagne - http://pano.ica-net.it/

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Elio Pallard
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