© Lorenzo Castore |
Il 30 ottobre, alla Galleria Grazia Neri di Milano, si
inaugura la mostra Paradiso
di Lorenzo Castore, che rimarrà aperta fino al 29
novembre. L'Avana come scenario,
non protagonista, delle immagini di Castore che prendono
forma da frammenti di realtà
e colgono atmosfere intime.
Come spiega lo stesso Castore:
Questo lavoro è svolto principalmente a L'Avana.
Le fotografie non vogliono spiegare niente. Frammenti da
un mondo insieme reale e irreale; la ricerca di un'atmosfera
metafisica che stacchi le sue immagini dal presente. Tutto
è stato fotografato, e il fatto che L'Avana sia un
luogo molte volte ritratto ha costituito una spinta ancora
più forte alla realizzazione di questo progetto;
la città ne è lo scenario, ma non l'unica
protagonista.
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Lorenzo Castore |
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© Lorenzo Castore

© Lorenzo Castore
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Il fine di questo lavoro vuole essere quello di mostrare
L'Avana attraverso la suggestione del colore
e dell'insignificante, essendo
io fermamente convinto che il caratteristico, il folkloristico
per quanto esteticamente affascinante non aggiunga niente
al sentire e al condividere l'anima
di una città, di un luogo o di una situazione. Quindi
queste fotografie riguardano L'Avana, ma nondimeno la fragilità,
che è stata l'impressione dominante del mio lavoro
e del mio tempo lì.
Il progetto si chiama Paradiso,
come uno dei romanzi più importanti della letteratura
cubana, di José Lezama Lima,
ma è un titolo che si tramanda da sempre; il paradiso
– concetto, astrazione, luogo della mente - si trova
sulla terra, ad ogni angolo, nella vita, nel momento in
cui si comprende la nostra natura infima e la nostra suprema
grandezza. Un esercizio di attenzione, un assoluto: quello
che ho cercato è l'autenticità
dell'essere umano, l'umanità
nella vulnerabilità, nella paura, nella fragilità,
nell'inadeguatezza. Che è la mia.
Il marginale per sintetizzare
l'aspetto assoluto della natura visibile. La necessità
di tendere verso impressioni
dirette, primordiali e pure è all'origine di questo
progetto, e L'Avana è il suo palcoscenico, decadente
ed essenziale, così vera e allo stesso tempo fuori
dal mondo.
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