© Michele Dalla Palma |
Myanmar, nazione comunemente
raccontata come emblema della tirannia
politica, cimitero delle
libertà… sicuramente dagli anni
'60 alla fine del secolo scorso, come peraltro in
moltissimi paesi del presunto "Terzo Mondo"
- concetto basato sui parametri dell'economia occidentale
che non tiene in alcun conto nella stima dei valori
il patrimonio culturale e umano
di un paese - il Myanmar
ha subito le imposizioni di governi
dittatoriali di stampo militare. Eppure qui
non ho incontrato la povertà
e la miseria cronicamente
caratterizzanti di altri paesi divenuti più
"democratici" con l'infido aiuto e la "longa manus"
dei padroni dell'economia mondiale. I "grandi regnanti"
del potere finanziario barattano "democrazia" fittizia
in cambio della predazione di ricchezze - reali e
concrete - dei paesi poveri. Il Myanmar,
chiuso a riccio nella sua autarchia,
finora ha impedito tutto questo.
Trovo difficile giudicare,
solo da apparenze che sembrano invece indicare un'atmosfera
rilassata e tutto sommato positiva orientata
ad uno sviluppo attento e selettivo
(sicuramente più lento dei ritmi cui siamo
abituati, ma siamo sicuri sia un male?) l'oppressione
di questo regime definito liberticida da soloni occidentali
dall'alto delle loro torri d'avorio, spesso senza
neppure la verifica reale di come si evolvono le realtà
di paesi lontani dalle centrali operative del "business".
Trovo difficile giudicare soprattutto avendo conosciuto
oppressioni politiche e sociali
ben più insidiose e dirompenti in paesi che
si proclamano "democratici" nell'avveniristico Occidente
dove, nell'assoluta anarchia democratica, alla fine
è difficile non intravedere una "dittatura"
del dover ad ogni costo omologarsi a ritmi e stili
di vita spesso forzati e "alieni" alla semplicità
umana, fatti di pubblicità sfavillanti e sempre
eccessive nel proporre modelli irraggiungibili! Ma
questa è un'altra storia…
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Io e i miei ottimi compagni di viaggio abbiamo scoperto
un paese affascinante
e incredibilmente ricco di storia
e tradizioni, profondamente radicate nell'animo
della gente di Burma, la bellicosa Birmania
dei racconti dell'ultima frontiera coloniale inglese,
che oggi ha preso il nome di Myanmar
dal gruppo etnico più numeroso che vi abita:
i Myanma.
Negata al turismo fino a meno di dieci anni fa, oggi
si propone come un paese tutto
da riscoprire, dove vive la maggior concentrazione
di gruppi etnici migrati dalla regione cino-tibetana,
eredi dei gloriosi principi del feudalesimo birmano.
Le "pagode"
descritte nei resoconti di Marco Polo come "città
dei mille templi", rimangono testimoni
di un'arte che fonde motivi cinesi e indiani, e di
una cultura che diventa tangibile per la sua purezza.
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È stato un viaggio nei
colori di una natura straordinaria e nelle
atmosfere magiche di tradizioni che si perdono nella
notte dei tempi... un'occasione unica per imparare
la difficile "arte" del fotoreportage,
delicata alchimia di suggestioni e intuito. Un'overdose
di soggetti umani e ambientali
che rimarrà per sempre negli occhi e nei pensieri
dei miei compagni di avventura.
Ancora una volta, protagoniste di questo viaggio sono
state le fotocamere digitali,
che per alcuni dei partecipanti, fedeli alle pellicole
- merce sempre più rara - rappresentavano il
"battesimo dei pixel".
L'esperienza è stata assolutamente positiva,
e merita raccontare - tra tutti - un simpatico aneddoto:
Arturo, presentatosi con un massiccio corredo Hasselblad
6x6, dopo qualche giorno passato a scattare con la
D70, tornato alla sua monolitica fotocamera teutonica
dopo ogni scatto la rigirava tra le mani cercando
un impossibile visore dove poter ammirare l'immagine
appena rubata...
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Altro "oggetto del desiderio" è stato l'ormai
mitico 12/24; al rientro
in Italia, almeno metà dei partecipanti mi
ha chiamato confessandomi di essersi fiondato dal
negoziante di fiducia per accaparrarselo.
Grande successo hanno avuto anche le ottiche 28/70
- 2.8, magnifica per fermare nelle schede affascinanti
ambientazioni tra templi e mercati, il formidabile
tele 70/200-2.8 VR, capace
di lavorare con tempi "geologici" senza sfocare un
colpo, e il versatile 80/400
VR in grado di "avvicinare" soggetti altrimenti
irraggiungibili.
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Il momento più atteso dai partecipanti a questa
avventura Nikon School Travel sono state senz'altro
le serate, passate davanti
ai computer portatili a rivedere
e studiare gli scatti realizzati, cercando
di scoprire, uno con l'altro, i segreti che rendono
"magica" una fotografia. La possibilità di
rivedere, praticamente "in diretta", il
lavoro fatto durante il giorno, commentandolo e correggendo
eventuali errori è ingenuità, credo
sia un'opportunità impagabile per lo scopo
di un viaggio-esperienza nella filosofia Nikon
School Travel, che si propone di far affinare
ai partecipanti le proprie capacità fotografiche
e interpretative.
Alla fine, come sempre, ci siamo lasciati con un beneaugurante
"...al prossimo viaggio!"
I programmi di Michele Dalla Palma /
Progetto Avventura con la Nikon School Travel sono
reperibili sul sito: www.micheledallapalma.it
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LA TERRA DELL'ORO
di Valentina Musmeci
[partecipante al Nikon School Travel
"Myanmar 2005"]
Magnifici antichi templi si stagliano immobili,
maestosi e sereni, modellando il paesaggio del più
affascinante paese del Sudest asiatico. Disegnano
rive di fiumi e laghi, svettano tra la rigogliosa
vegetazione dalle intense tonalità tropicali,
ricordano il profondo rapporto tra Terra e Cielo che
caratterizza la cultura birmana da qualsiasi parte
si volga lo sguardo, nonostante il lento ma inarrestabile
logorio del tempo.
Tempo anima e motore della cultura buddhista delle
metamorfosi e reincarnazioni che valgono per ogni
cosa, non solo per gli esseri animati. E così
anche le sagome, imponenti o esili, di templi e stupa,
luminose di ori e calce, torneranno ad essere sabbia,
ma nella realtà di oggi caratterizzano il paesaggio
di questa terra restia ai cambiamenti, in bilico tra
un oscurantismo totalitario, peraltro invisibile agli
occhi e alle impressioni del viaggiatore, e timide
aperture attente a decidere quale modernità
fare propria.
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Un viaggio nel tempo
Bastano dodici ore di volo per compiere un viaggio
nello spazio e nel tempo, e accostarsi a una realtà
integra, mantenuta con la complicità di un
regime dittatoriale che, nel suo isolarsi da un'occidentalizzazione
selvaggia che ha già "corroso" i
vicini di casa, dalla Thailandia al Vietnam, sta sforzandosi
di preservare un mondo ricco di culture appartenenti
a tempi antichi e lontani.
Regime che, assieme a tante e molteplici violazioni
di elementari diritti umani come la libertà
di scegliere democraticamente i propri governi, si
è però impegnato nel restauro e conservazione
delle antiche tradizioni, spazzando via le grossolane
"pennellate" di apparente modernità che un
altro regime - quello coloniale inglese - meno platealmente
ma molto più insidiosamente e con subdola pervicacia
aveva instaurato in circa due secoli di occupazione.
A partire dalla toponomastica "occidentalizzata" che
ha caratterizzato, in ogni angolo del mondo, la pretesa
anglosassone di detenere la purezza del lessico e
delle terminologie.
Sostituita anche nei nomi dalle etimologie delle antiche
popolazioni che da sempre hanno vissuto queste terre,
i Myanma, non resta traccia nel Myanmar odierno della
bellicosa "Birmania" inglese, esaltata come ultima
frontiera coloniale nella letteratura di viaggi e
avventure di fine Ottocento. Oggi in questi territori
dove la religione buddhista è il culto di stato
si respirano atmosfere pacate e si incontra gente
solo cordiale, solo sorridente, solo, almeno questo
appare, capace di accettare la propria vita e il mondo
che la circonda come positiva.
A discapito della logica moralistica di chi vorrebbe
escludere il Myanmar dalle mete "eticamente corrette"
per non consolidare un potere oppressivo, cresce la
speranza, verificabile da chiunque viaggi in questo
paese, che il cambiamento passi anche attraverso il
contatto e il confronto, in grado di incoraggiare
un passaggio non facile, non libero da ostacoli, ma
ormai improrogabile alla democrazia. Con la coscienza
che ogni cambiamento storico, nel bene e nel male,
comporta il rifiuto e l'abbandono del passato e di
ciò che quel passato ha rappresentato. Speriamo
che ciò accada, almeno per quanto riguarda
le antichissime tradizioni e culture di questo paese,
il più tardi possibile.
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Paesaggi dell'anima
Un mondo antico ma mai primitivo, con un'economia
diversa dalla nostra, ancorata al rapporto con la
terra. Un rapporto naturale, caratterizzato da grandi
scenari. Fiumi, sinuosi e carichi di vite umane e
animali, che scivolano sulle correnti con regolare
operosità, sui quali si affacciano, a dimostrazione
della devozione del popolo birmano, più stupa
che case. Sconfinate foreste vergini di tek e bambù,
che ancora oggi custodiscono storie raccontate ai
pochi che hanno osato attraversarle. Centinaia di
gruppi etnici differenti, vicini ma diversi per lingua
e cultura, a pochi fazzoletti di terra gli uni dagli
altri. Distese infinite di campi terrazzati a risaie
di un ipnotico verde, operosamente vivi dall'alba
al tramonto. Meravigliosi laghi dalle placide acque,
punteggiati di villaggi su palafitte frementi di vite
vissute a pelo d'acqua su esili canoe, unico
mezzo per la pesca, per il commercio, per andare a
scuola o incontrarsi. Colline e montagne, fino alle
pendici della catena himalayana, con cime che toccano
i 5800 metri d'altitudine, e la gente del posto chiama
"montagne di ghiaccio".
Coloratissimi mercati di frutti della terra e artigianato
autentico, dove si incontrano esistenze frenetiche
e vitali confusioni, scorci cittadini di automobili
e risciò, sempre uno stupa dorato sul profilo
dell'orizzonte, teorie interminabili di monaci nelle
loro livree color sangue, caratterizzano allo stesso
modo i più piccoli villaggi e i grandi agglomerati
urbani.
Keng-tung, capitale del Triangolo d'oro, affascinante
città dello stato Chan in cui si producono
le lacche più belle del Myanmar, Mandalay,
antica capitale dell'Impero Birmano prima dell'arrivo
degli Inglesi, "cuore" storico del paese
dove oggi si respirano elementi di modernizzazione
di stampo cinese, o la stessa Yangon, moderna capitale
dall'aspetto "meticcio", miscellanea di
edifici coloniali e pagode buddhiste, brulicante di
pedoni, motorini e autoveicoli che riescono ancora
a convivere in un traffico caotico ma fluido. Città
con un respiro lento, ma vive e pulsanti, che ricordano
un po' le nostre del secondo dopoguerra, quando andare
a piedi o in bicicletta non era questione di wellness
ma necessità per congiungere punti e vite diverse.
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Spirito e realtà
Occhi profondi, sguardi d'Oriente, i birmani tradiscono
tutti il fascino esotico di un popolo fiero della
propria appartenenza, che in altre epoche ha caratterizzato
bellezze orientali e invincibili guerrieri: uomini,
donne, bambini, vecchie… incontaminati, orgogliosi,
sani, fedeli. Devotissimi.
Lungo le strade di campagna, paradosso col pragmatismo
materiale della nostra realtà "telematica",
si possono incontrare piccoli oracoli vegetali, capitelli
costruiti con legnetti e petali di fiori per propiziarsi
raccolti, matrimoni, nascite. Questo paese vive una
spiritualità travolgente, radicata con forza
nella natura, che anche nei suoi aspetti idilliaci
sprigiona una potenza misteriosa, i cui segni servono
per interpretare meglio la religiosità del
presente.
Ma è negli zedi e nei templi buddhisti che
si può avvicinare e respirare la profonda,
inattaccabile devozione al proprio culto del popolo
birmano: sotto ogni statua dorata del Buddha, collane
di fiori e incensi accesi, segni del passaggio di
un fedele in meditazione.
I monaci, insieme alle architetture religiose che
occupano ogni orizzonte, sono l'aspetto caratterizzante
di un concetto esistenziale indissolubilmente legato
alla religiosità. Nelle atmosfere immobili
dei luoghi sacri così come sulle strade affollate
di traffico e nei mercati brulicanti di energia vitale,
i monaci, vecchi o bambini, sono ovunque: chi porta
un'offerta, chi la chiede, chi, col capo coperto e
insensibile alla confusione che regna attorno, cerca
la massima concentrazione per le proprie preghiere.
Qui il Buddhismo esalta anche la componente femminile,
altrove ignorata o addirittura sconosciuta: negli
stessi luoghi frequentati dai religiosi maschi piccole,
minute monache rosa con il capo rasato, più
riservate e schive, camminano accompagnate da novizie
di sei, sette anni. Tra le mani, comune a entrambi,
unica "ricchezza" in una vita dedicata alla preghiera
e alla meditazione, il thabeit, la ciotola nera per
ricevere le offerte.
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Oro e incensi
Complici scenografie che sembrano appartenere a una
fiaba esotica e i profumi penetranti dell'incenso,
è impossibile non farsi coinvolgere dalle atmosfere
mistiche che avvolgono i luoghi della preghiera, a
dispetto della "materialità" di immense fortune
d'oro che dominano cromaticamente le quinte dei templi
e sottolineano invece l'offerta al divino degli elementi
più preziosi della Terra.
Passeggiare a piedi nudi rende tutti uguali, il contatto
col suolo trasmette la sensazione di sentirsi più
leggeri. Cerco di godere di ogni attimo, raggio di
sole, profumo, o silenzio. Nuvole e aria che respiro,
tutto è metafisico. Una scenografia ideale
e fluida che penetra nell'anima, eppure consistente
e non effimera. Come la loro certezza di una prossima
vita migliore, valore morale di chi non vive nell'oggi,
ossessionato dal futile o dall'inutile; i birmani
si nutrono in ogni loro manifestazione della linfa
invisibile che deriva dal credere sinceramente e in
modo profondo alla propria spiritualità, non
atteggiamento esteriore da esaltare ed esasperare
in sontuose e inutili funzioni bensì compagnia
di ogni azione quotidiana.
Qui, vincendo ogni resistenza legata alle "certezze"
posticce del terzo millennio occidentale, mi appare
ineluttabilmente chiara la superiorità della
natura e dello spirito sulla tecnologia, e la possibile
anche se difficile salvezza dell'uomo attraverso il
rispetto dell'universo nel suo insieme.
Qui davvero il Buddhismo mi appare come celebrazione
della coralità di individui distinti, con un
intento comune. Qui la sottomissione all'ordine naturale
delle cose costituisce per l'individuo la libertà,
filosofia incompatibile con la nostra civiltà,
pilotata, condizionata e controllata dall'appiattimento
di bisogni e aspirazioni, travestiti da fasullo benessere
e affermazione di superiorità dell'uomo sul
mondo.
In questo angolo di mondo ancora franco dalle devastazioni
e perversioni della tecnologia, i birmani vivono la
loro realtà, conoscendo gioia e tristezza,
curiosi di chi passa loro accanto, capaci di farti
sentire vicino al loro mondo, tolleranti nei confronti
dell'estraneo, del turista anche quando diventa invadente.
Atmosfere magiche
Salgo gli ultimi gradini che mi separano dalla sommità
dello stupa, mi preparo con la macchina a catturare
questo momento di volatile magia. Manca poco, ancora
qualche istante e il cupolone dorato della pagoda
si illuminerà dei riflessi dell'ultimo sole
della sera . . .
Perse nell'orizzonte, le foreste tropicali del
Sudest asiatico sottolineano di sfumature smeraldine
paesaggi indimenticabili. Dietro le spalle, lontano,
il brusio dei mercati si dissolve nelle atmosfere
della sera. Paese magico, il Myanmar, dove ogni scorcio
racconta storie che si perdono nel tempo.
Impossibile da vivere e descrivere in una volta sola.
Sarà difficile tornare alla quotidianità…
© Michele Dalla Palma |
Notizie Utili
Nonostante una propaganda negativa che lo descrive
come un paese schiavo di un regime militare oppressivo
- che peraltro non si percepisce in alcun momento
nè luogo - il Myanmar
è probabilmente uno dei luoghi più affascinanti
del mondo, sicuramente la nazione più interessante
del Sudest asiatico sia per le scenografie naturali
che per i segni dell'uomo, indissolubilmente caratterizzati
dalla religione buddhista.
Il periodo migliore per un viaggio, in coincidenza
con la stagione secca, va da
fine ottobre ad aprile.
Straordinarie le occasioni per fotografare lo spirito
dell'Oriente buddhista.
In Italia, il tour operator specializzato nell'organizzazione
di viaggi in Myanmar e che vanta i migliori corrispondenti
in loco è EARTH VIAGGI
- tel. 0341.286793 - www.earthviaggi.it.
Le fotografie della photogallery
raccontano alcuni istanti e atmosfere di questo
viaggio fantastico; sono state realizzate dai
partecipanti al progetto Nikon School Travel
- Myanmar 2005, coordinato e diretto da Michele
Dalla Palma, che ha insegnato "sul campo" i
segreti per scattare immagini come i grandi
fotoreporter.
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