Myanmar, la terra delle pagode

Il fotoreportage e il racconto della fantastica avventura nel più affascinante e misterioso paese del Sudest asiatico coordinata da Michele Dalla Palma per Nikon School Travel.

Il reportage completo del viaggio Nikon School Travel sarà in edicola dal 5 gennaio 2006 su Rivista del Trekking.

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© Michele Dalla Palma

Myanmar, nazione comunemente raccontata come emblema della tirannia politica, cimitero delle libertà… sicuramente dagli anni '60 alla fine del secolo scorso, come peraltro in moltissimi paesi del presunto "Terzo Mondo" - concetto basato sui parametri dell'economia occidentale che non tiene in alcun conto nella stima dei valori il patrimonio culturale e umano di un paese - il Myanmar ha subito le imposizioni di governi dittatoriali di stampo militare. Eppure qui non ho incontrato la povertà e la miseria cronicamente caratterizzanti di altri paesi divenuti più "democratici" con l'infido aiuto e la "longa manus" dei padroni dell'economia mondiale. I "grandi regnanti" del potere finanziario barattano "democrazia" fittizia in cambio della predazione di ricchezze - reali e concrete - dei paesi poveri. Il Myanmar, chiuso a riccio nella sua autarchia, finora ha impedito tutto questo.

Trovo difficile giudicare, solo da apparenze che sembrano invece indicare un'atmosfera rilassata e tutto sommato positiva orientata ad uno sviluppo attento e selettivo (sicuramente più lento dei ritmi cui siamo abituati, ma siamo sicuri sia un male?) l'oppressione di questo regime definito liberticida da soloni occidentali dall'alto delle loro torri d'avorio, spesso senza neppure la verifica reale di come si evolvono le realtà di paesi lontani dalle centrali operative del "business". Trovo difficile giudicare soprattutto avendo conosciuto oppressioni politiche e sociali ben più insidiose e dirompenti in paesi che si proclamano "democratici" nell'avveniristico Occidente dove, nell'assoluta anarchia democratica, alla fine è difficile non intravedere una "dittatura" del dover ad ogni costo omologarsi a ritmi e stili di vita spesso forzati e "alieni" alla semplicità umana, fatti di pubblicità sfavillanti e sempre eccessive nel proporre modelli irraggiungibili! Ma questa è un'altra storia…

 

 

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Io e i miei ottimi compagni di viaggio abbiamo scoperto un paese affascinante e incredibilmente ricco di storia e tradizioni, profondamente radicate nell'animo della gente di Burma, la bellicosa Birmania dei racconti dell'ultima frontiera coloniale inglese, che oggi ha preso il nome di Myanmar dal gruppo etnico più numeroso che vi abita: i Myanma.
Negata al turismo fino a meno di dieci anni fa, oggi si propone come un paese tutto da riscoprire, dove vive la maggior concentrazione di gruppi etnici migrati dalla regione cino-tibetana, eredi dei gloriosi principi del feudalesimo birmano. Le "pagode" descritte nei resoconti di Marco Polo come "città dei mille templi", rimangono testimoni di un'arte che fonde motivi cinesi e indiani, e di una cultura che diventa tangibile per la sua purezza.

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È stato un viaggio nei colori di una natura straordinaria e nelle atmosfere magiche di tradizioni che si perdono nella notte dei tempi... un'occasione unica per imparare la difficile "arte" del fotoreportage, delicata alchimia di suggestioni e intuito. Un'overdose di soggetti umani e ambientali che rimarrà per sempre negli occhi e nei pensieri dei miei compagni di avventura.
Ancora una volta, protagoniste di questo viaggio sono state le fotocamere digitali, che per alcuni dei partecipanti, fedeli alle pellicole - merce sempre più rara - rappresentavano il "battesimo dei pixel". L'esperienza è stata assolutamente positiva, e merita raccontare - tra tutti - un simpatico aneddoto: Arturo, presentatosi con un massiccio corredo Hasselblad 6x6, dopo qualche giorno passato a scattare con la D70, tornato alla sua monolitica fotocamera teutonica dopo ogni scatto la rigirava tra le mani cercando un impossibile visore dove poter ammirare l'immagine appena rubata...

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Altro "oggetto del desiderio" è stato l'ormai mitico 12/24; al rientro in Italia, almeno metà dei partecipanti mi ha chiamato confessandomi di essersi fiondato dal negoziante di fiducia per accaparrarselo.
Grande successo hanno avuto anche le ottiche 28/70 - 2.8, magnifica per fermare nelle schede affascinanti ambientazioni tra templi e mercati, il formidabile tele 70/200-2.8 VR, capace di lavorare con tempi "geologici" senza sfocare un colpo, e il versatile 80/400 VR in grado di "avvicinare" soggetti altrimenti irraggiungibili.

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Il momento più atteso dai partecipanti a questa avventura Nikon School Travel sono state senz'altro le serate, passate davanti ai computer portatili a rivedere e studiare gli scatti realizzati, cercando di scoprire, uno con l'altro, i segreti che rendono "magica" una fotografia. La possibilità di rivedere, praticamente "in diretta", il lavoro fatto durante il giorno, commentandolo e correggendo eventuali errori è ingenuità, credo sia un'opportunità impagabile per lo scopo di un viaggio-esperienza nella filosofia Nikon School Travel, che si propone di far affinare ai partecipanti le proprie capacità fotografiche e interpretative.
Alla fine, come sempre, ci siamo lasciati con un beneaugurante "...al prossimo viaggio!"

I programmi di Michele Dalla Palma / Progetto Avventura con la Nikon School Travel sono reperibili sul sito: www.micheledallapalma.it

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LA TERRA DELL'ORO
di Valentina Musmeci
[partecipante al Nikon School Travel "Myanmar 2005"]
Magnifici antichi templi si stagliano immobili, maestosi e sereni, modellando il paesaggio del più affascinante paese del Sudest asiatico. Disegnano rive di fiumi e laghi, svettano tra la rigogliosa vegetazione dalle intense tonalità tropicali, ricordano il profondo rapporto tra Terra e Cielo che caratterizza la cultura birmana da qualsiasi parte si volga lo sguardo, nonostante il lento ma inarrestabile logorio del tempo.
Tempo anima e motore della cultura buddhista delle metamorfosi e reincarnazioni che valgono per ogni cosa, non solo per gli esseri animati. E così anche le sagome, imponenti o esili, di templi e stupa, luminose di ori e calce, torneranno ad essere sabbia, ma nella realtà di oggi caratterizzano il paesaggio di questa terra restia ai cambiamenti, in bilico tra un oscurantismo totalitario, peraltro invisibile agli occhi e alle impressioni del viaggiatore, e timide aperture attente a decidere quale modernità fare propria.

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Un viaggio nel tempo
Bastano dodici ore di volo per compiere un viaggio nello spazio e nel tempo, e accostarsi a una realtà integra, mantenuta con la complicità di un regime dittatoriale che, nel suo isolarsi da un'occidentalizzazione selvaggia che ha già "corroso" i vicini di casa, dalla Thailandia al Vietnam, sta sforzandosi di preservare un mondo ricco di culture appartenenti a tempi antichi e lontani.
Regime che, assieme a tante e molteplici violazioni di elementari diritti umani come la libertà di scegliere democraticamente i propri governi, si è però impegnato nel restauro e conservazione delle antiche tradizioni, spazzando via le grossolane "pennellate" di apparente modernità che un altro regime - quello coloniale inglese - meno platealmente ma molto più insidiosamente e con subdola pervicacia aveva instaurato in circa due secoli di occupazione. A partire dalla toponomastica "occidentalizzata" che ha caratterizzato, in ogni angolo del mondo, la pretesa anglosassone di detenere la purezza del lessico e delle terminologie.
Sostituita anche nei nomi dalle etimologie delle antiche popolazioni che da sempre hanno vissuto queste terre, i Myanma, non resta traccia nel Myanmar odierno della bellicosa "Birmania" inglese, esaltata come ultima frontiera coloniale nella letteratura di viaggi e avventure di fine Ottocento. Oggi in questi territori dove la religione buddhista è il culto di stato si respirano atmosfere pacate e si incontra gente solo cordiale, solo sorridente, solo, almeno questo appare, capace di accettare la propria vita e il mondo che la circonda come positiva.
A discapito della logica moralistica di chi vorrebbe escludere il Myanmar dalle mete "eticamente corrette" per non consolidare un potere oppressivo, cresce la speranza, verificabile da chiunque viaggi in questo paese, che il cambiamento passi anche attraverso il contatto e il confronto, in grado di incoraggiare un passaggio non facile, non libero da ostacoli, ma ormai improrogabile alla democrazia. Con la coscienza che ogni cambiamento storico, nel bene e nel male, comporta il rifiuto e l'abbandono del passato e di ciò che quel passato ha rappresentato. Speriamo che ciò accada, almeno per quanto riguarda le antichissime tradizioni e culture di questo paese, il più tardi possibile.

 

 

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Paesaggi dell'anima
Un mondo antico ma mai primitivo, con un'economia diversa dalla nostra, ancorata al rapporto con la terra. Un rapporto naturale, caratterizzato da grandi scenari. Fiumi, sinuosi e carichi di vite umane e animali, che scivolano sulle correnti con regolare operosità, sui quali si affacciano, a dimostrazione della devozione del popolo birmano, più stupa che case. Sconfinate foreste vergini di tek e bambù, che ancora oggi custodiscono storie raccontate ai pochi che hanno osato attraversarle. Centinaia di gruppi etnici differenti, vicini ma diversi per lingua e cultura, a pochi fazzoletti di terra gli uni dagli altri. Distese infinite di campi terrazzati a risaie di un ipnotico verde, operosamente vivi dall'alba al tramonto. Meravigliosi laghi dalle placide acque, punteggiati di villaggi su palafitte frementi di vite vissute a pelo d'acqua su esili canoe, unico mezzo per la pesca, per il commercio, per andare a scuola o incontrarsi. Colline e montagne, fino alle pendici della catena himalayana, con cime che toccano i 5800 metri d'altitudine, e la gente del posto chiama "montagne di ghiaccio".
Coloratissimi mercati di frutti della terra e artigianato autentico, dove si incontrano esistenze frenetiche e vitali confusioni, scorci cittadini di automobili e risciò, sempre uno stupa dorato sul profilo dell'orizzonte, teorie interminabili di monaci nelle loro livree color sangue, caratterizzano allo stesso modo i più piccoli villaggi e i grandi agglomerati urbani.
Keng-tung, capitale del Triangolo d'oro, affascinante città dello stato Chan in cui si producono le lacche più belle del Myanmar, Mandalay, antica capitale dell'Impero Birmano prima dell'arrivo degli Inglesi, "cuore" storico del paese dove oggi si respirano elementi di modernizzazione di stampo cinese, o la stessa Yangon, moderna capitale dall'aspetto "meticcio", miscellanea di edifici coloniali e pagode buddhiste, brulicante di pedoni, motorini e autoveicoli che riescono ancora a convivere in un traffico caotico ma fluido. Città con un respiro lento, ma vive e pulsanti, che ricordano un po' le nostre del secondo dopoguerra, quando andare a piedi o in bicicletta non era questione di wellness ma necessità per congiungere punti e vite diverse.

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Spirito e realtà
Occhi profondi, sguardi d'Oriente, i birmani tradiscono tutti il fascino esotico di un popolo fiero della propria appartenenza, che in altre epoche ha caratterizzato bellezze orientali e invincibili guerrieri: uomini, donne, bambini, vecchie… incontaminati, orgogliosi, sani, fedeli. Devotissimi.
Lungo le strade di campagna, paradosso col pragmatismo materiale della nostra realtà "telematica", si possono incontrare piccoli oracoli vegetali, capitelli costruiti con legnetti e petali di fiori per propiziarsi raccolti, matrimoni, nascite. Questo paese vive una spiritualità travolgente, radicata con forza nella natura, che anche nei suoi aspetti idilliaci sprigiona una potenza misteriosa, i cui segni servono per interpretare meglio la religiosità del presente.
Ma è negli zedi e nei templi buddhisti che si può avvicinare e respirare la profonda, inattaccabile devozione al proprio culto del popolo birmano: sotto ogni statua dorata del Buddha, collane di fiori e incensi accesi, segni del passaggio di un fedele in meditazione.
I monaci, insieme alle architetture religiose che occupano ogni orizzonte, sono l'aspetto caratterizzante di un concetto esistenziale indissolubilmente legato alla religiosità. Nelle atmosfere immobili dei luoghi sacri così come sulle strade affollate di traffico e nei mercati brulicanti di energia vitale, i monaci, vecchi o bambini, sono ovunque: chi porta un'offerta, chi la chiede, chi, col capo coperto e insensibile alla confusione che regna attorno, cerca la massima concentrazione per le proprie preghiere. Qui il Buddhismo esalta anche la componente femminile, altrove ignorata o addirittura sconosciuta: negli stessi luoghi frequentati dai religiosi maschi piccole, minute monache rosa con il capo rasato, più riservate e schive, camminano accompagnate da novizie di sei, sette anni. Tra le mani, comune a entrambi, unica "ricchezza" in una vita dedicata alla preghiera e alla meditazione, il thabeit, la ciotola nera per ricevere le offerte.

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Oro e incensi
Complici scenografie che sembrano appartenere a una fiaba esotica e i profumi penetranti dell'incenso, è impossibile non farsi coinvolgere dalle atmosfere mistiche che avvolgono i luoghi della preghiera, a dispetto della "materialità" di immense fortune d'oro che dominano cromaticamente le quinte dei templi e sottolineano invece l'offerta al divino degli elementi più preziosi della Terra.
Passeggiare a piedi nudi rende tutti uguali, il contatto col suolo trasmette la sensazione di sentirsi più leggeri. Cerco di godere di ogni attimo, raggio di sole, profumo, o silenzio. Nuvole e aria che respiro, tutto è metafisico. Una scenografia ideale e fluida che penetra nell'anima, eppure consistente e non effimera. Come la loro certezza di una prossima vita migliore, valore morale di chi non vive nell'oggi, ossessionato dal futile o dall'inutile; i birmani si nutrono in ogni loro manifestazione della linfa invisibile che deriva dal credere sinceramente e in modo profondo alla propria spiritualità, non atteggiamento esteriore da esaltare ed esasperare in sontuose e inutili funzioni bensì compagnia di ogni azione quotidiana.
Qui, vincendo ogni resistenza legata alle "certezze" posticce del terzo millennio occidentale, mi appare ineluttabilmente chiara la superiorità della natura e dello spirito sulla tecnologia, e la possibile anche se difficile salvezza dell'uomo attraverso il rispetto dell'universo nel suo insieme.
Qui davvero il Buddhismo mi appare come celebrazione della coralità di individui distinti, con un intento comune. Qui la sottomissione all'ordine naturale delle cose costituisce per l'individuo la libertà, filosofia incompatibile con la nostra civiltà, pilotata, condizionata e controllata dall'appiattimento di bisogni e aspirazioni, travestiti da fasullo benessere e affermazione di superiorità dell'uomo sul mondo.
In questo angolo di mondo ancora franco dalle devastazioni e perversioni della tecnologia, i birmani vivono la loro realtà, conoscendo gioia e tristezza, curiosi di chi passa loro accanto, capaci di farti sentire vicino al loro mondo, tolleranti nei confronti dell'estraneo, del turista anche quando diventa invadente.

Atmosfere magiche
Salgo gli ultimi gradini che mi separano dalla sommità dello stupa, mi preparo con la macchina a catturare questo momento di volatile magia. Manca poco, ancora qualche istante e il cupolone dorato della pagoda si illuminerà dei riflessi dell'ultimo sole della sera . . .
Perse nell'orizzonte, le foreste tropicali del Sudest asiatico sottolineano di sfumature smeraldine paesaggi indimenticabili. Dietro le spalle, lontano, il brusio dei mercati si dissolve nelle atmosfere della sera. Paese magico, il Myanmar, dove ogni scorcio racconta storie che si perdono nel tempo.
Impossibile da vivere e descrivere in una volta sola. Sarà difficile tornare alla quotidianità…

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Notizie Utili
Nonostante una propaganda negativa che lo descrive come un paese schiavo di un regime militare oppressivo - che peraltro non si percepisce in alcun momento nè luogo - il Myanmar è probabilmente uno dei luoghi più affascinanti del mondo, sicuramente la nazione più interessante del Sudest asiatico sia per le scenografie naturali che per i segni dell'uomo, indissolubilmente caratterizzati dalla religione buddhista.
Il periodo migliore per un viaggio, in coincidenza con la stagione secca, va da fine ottobre ad aprile.
Straordinarie le occasioni per fotografare lo spirito dell'Oriente buddhista.

In Italia, il tour operator specializzato nell'organizzazione di viaggi in Myanmar e che vanta i migliori corrispondenti in loco è EARTH VIAGGI - tel. 0341.286793 - www.earthviaggi.it.

Galleria immagini
Le fotografie della photogallery raccontano alcuni istanti e atmosfere di questo viaggio fantastico; sono state realizzate dai partecipanti al progetto Nikon School Travel - Myanmar 2005, coordinato e diretto da Michele Dalla Palma, che ha insegnato "sul campo" i segreti per scattare immagini come i grandi fotoreporter.