Magie del Perù

Cronaca dell'avventura nel paese dei mille contrasti con Michele Dalla Palma e Nikon School Travel

Il reportage completo del viaggio Nikon School Travel sarà in edicola dal 1° agosto su Rivista del Trekking.

…Cammino. In questa strada di polvere leggera. Solo. Solo il rumore dei miei pensieri riverbera sul profilo di un vecchio indio. Il suo sguardo è quello fiero di antichi guerrieri, e mi fa sentire straniero in questo mondo di incomprensibili contrasti. Che ho comprato, ma non sarà mai mio.
Le rughe sui visi e le mani di vecchie campesine sono reminiscenze di una storia massacrata dalla religione dei fucili e dell'oro. Dai fardelli millecolori sulla schiena nuove, piccole mani cercano l'aria. E grandi occhi neri guardano la vita. Colori pastello svaniscono nel blu perfetto dell'orizzonte e lontano, oltre la polvere, immense piramidi di ghiaccio disegnano il cielo…

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© Michele Dalla Palma

Sono le suggestioni nette, inequivocabili, del mio primo viaggio nella realtà di un paese straordinario, diviso tra la bellezza di ambienti naturali unici al mondo e la magia nascosta di culture umane affascinanti, spazzate via per sempre dall'avidità dei mercenari spagnoli nei primi decenni del sedicesimo secolo. Che riaffiorano però nella quotidianità degli indios, fatta di superstizioni e credenze scaturite da segni ed espressioni di una natura incontenibile.
Era il 1985, e il Perù, appena uscito dalla dittatura del latifondismo, uno stato ancora irrequieto in balia di derive militariste. In tre mesi di vagabondaggi senza meta, dalle imprese alpinistiche sulle cime della Cordillera Blanca alle fascinazioni delle rovine incaiche, mi ero immedesimato fin troppo nelle sensazioni a tratti traumatiche, nella loro semplicità e violenza, che questo paese sa offrire a chi è capace di guardare oltre la cortina, polverosa e tetra, di un'apparenza misera.

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© Michele Dalla Palma

Traumatiche quanto i colori, spesso impossibili da fermare sulla pellicola. Contrasti tagliati di netto da lame di luce capaci di incendiare le tinte millecolori della realtà umana e della natura, relegando nell'oscurità assoluta le sfumature.

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© Michele Dalla Palma

Sono passati vent'anni, anche nei borghi più isolati sono arrivate le strade, la corrente elettrica e la possibilità di comunicare col mondo, superando l'isolamento millenario che ha caratterizzato, fino a pochi anni fa, le zone andine e la selva. Il Perù "lontano dal mondo" forse non esiste più, almeno come l'ho visto tanti anni fa. Ogni strada è intasata di Internet Point, illusioni a buon mercato di avvicinare una modernità ancora lontana generazioni. Forse proprio per questo inseguita come una chimera, capace, in breve tempo, di snaturare l'anima dell'Inca e dei suoi feticci religiosi, che aleggiano ancora nell'anima delle popolazioni andine. Anche qui i "telefonini" hanno sostituito la realtà.
Ma i colori e le atmosfere del Perù sono rimasti immutati e straordinari.
E hanno riempito gli occhi e gli apparati fotografici dei compagni che mi hanno seguito in questa avventura organizzata insieme a Nikon School Travel. Campionario fuori dal comune di soggetti e situazioni per imparare a fermare nel tempo l'illusione di un momento trasformandolo nella certezza di un'immagine. Per sempre.

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Il Perù digitale di Nikon School Travel
La scommessa di questo appuntamento Nikon School Travel - che per quanto mi riguarda è già vinta da tempo - era verificare la possibilità di realizzare, in un paese "difficile" dal punto di vista climatico e ambientale come il Perù, un reportage completamente "virtuale".

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© Michele Dalla Palma

Alcuni dei partecipanti si avvicinavano per la prima volta al mondo dei pixel, ma tutti sono stati favorevolmente impressionati dalla versatilità dello scatto digitale nelle infinite, affascinanti situazioni che questo viaggio ha regalato.
Oltre al gioiello D2X, le D100 e D70 hanno scattato senza tregua fermando ogni istante dell'esperienza, ma il vero trionfo è stato per il grandangolo 12/24 appositamente studiato per il formato digitale, conteso da tutti i partecipanti. Lucio, appassionato di treni (suoi gli scatti della ferrovia più alta del mondo presentati in photogallery), se lo portava a letto sperando di sottrarlo alle bramosie degli altri!
Altra magnifica sorpresa è stato il comportamento dei due zoom VR, il 70/200 e l'80/400, che si sono dimostrati eccellenti in molte situazioni, riuscendo a regalare immagini a tempi impensabili con un normale obiettivo. Con la focale 400 (che sul sensore elettronico si trasforma in un lunghissimo 600) mi è capitato di "congelare" il primo piano di un volto in penombra a quaranta metri di distanza, usando l'incredibile tempo di 1/30!

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© Michele Dalla Palma

Da utilizzatori reflex "duri e puri", pochi dei miei compagni credevano nelle potenzialità della mia Coolpix 8400, che porto sempre in tasca nonostante i "mattoni" armati di tele al collo, ma hanno dovuto ricredersi di fronte ai dettagli che ho "sparato" nell'oscurità dei mercati o i primi piani "rubati" conversando amabilmente con le campesine mentre appoggiata sulla pancia la piccola Nikon "mitragliava" indisturbata la scena.
A parte le finezze tecniche, però, il "cuore" del viaggio sono state le conversazioni serali incentrate sulle "prede" catturate durante il giorno; abbiamo confrontato tecniche di scatto, condiviso piccoli segreti, ma soprattutto discusso con grande interesse sulla composizione, su come rendere uniche le luci e i colori, sui tagli migliori per un ritratto piuttosto che per un paesaggio infinito, e su quanto "l'anima" di un'immagine, frutto della sensibilità e capacità di interpretazione della realtà, spesso valga più dei sofismi cibernetici.

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© Michele Dalla Palma

La possibilità di rivedere, praticamente "in diretta", il lavoro fatto durante il giorno, commentandolo e correggendo eventuali errori è ingenuità, credo sia un'opportunità impagabile per lo scopo di un viaggio-esperienza nella filosofia Nikon School Travel, che si propone di far affinare ai partecipanti le proprie capacità fotografiche e interpretative.
Tra un'immagine e l'altra, Filippo, mago dell'informatica, ci ha svelato alcuni interessanti e utili "trucchi" per velocizzare e ottimizzare le performances di Nikon Capture e Photoshop.
Alla fine arriva sempre, purtroppo, il momento di tornare alla propria quotidianità; tutti, però, ci siamo lasciati con la stessa domanda: "A quando il prossimo viaggio?"

I programmi di Progetto Avventura sono reperibili sul sito
www.micheledallapalma.it


L'IMPERO DEL SOLE
di Valentina Musmeci
[partecipante al Nikon School Travel "Magie del Perù"]
Rese visibili solo da raggi di luce fendente che fruga, una ad una, tutte le pieghe di questo universo esotico, affiorano verità nascoste nelle anime, umane e animali, incapaci di liberarsi di un passato devastante di oppressione coloniale, che apparentemente fa loro solo da sfondo.

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© Michele Dalla Palma

Spiando interni di cortile nella fessura di una porta socchiusa, nei paesaggi ricamati da nubi sfilate all'orizzonte, nelle strade polverose ingombre di teli colorati gonfi di verdure e figure accovacciate, senza occhi, nascosti dalla falda dei cappelli, nei riverberi delle luci, dei colori e delle voci, sento palpitare un passato che le croci spagnole hanno inutilmente cercato di seppellire.
Il Perù è un paese in rapida mutazione, che accoglie la globalizzazione mondiale con l'innocenza di chi guarda al futuro, gli occhi carichi della speranza di esserne, questa volta, partecipi. Testimoni muti i mille internet point che si alternano alle "pollerie", fortunatamente ancora rappresentative della gastronomia "veloce" peruviana non ancora attaccata dalle brame espansionistiche della "M" yankee, o i berretti e gli zainetti Nike appesi sulle bancarelle nei mercati di paese dove gadgets per turisti, omologati e senza poesia, hanno sostituito l'allegra confusione dei mercatini spontanei dove si barattava frutta e verdura con tessuti e oggetti artigianali.
Il terzo millennio sta riuscendo nell'impresa, iniziata cinquecento anni fa dalle orde barbariche affamate d'oro dei "conquistadores" spagnoli e, in nome di una religione sanguinaria, dai loro sgherri in tonaca, di cancellare, nei suoi caratteri profondi e intimi lasciandone solo i simulacri, una civiltà di straordinaria grandezza. Soprattutto nelle città.

Tra atmosfere coloniali e caos
Lima, immensa, moderna capitale per chi può permetterselo, è circondata da effimere baraccopoli, pueblos juvenes - quartieri giovani - per la burocrazia, dove non esiste il diritto a condizioni, ancorchè minime, di vita dignitosa. Aumentano giorno dopo giorno, ingoiando chilometri di deserto per ospitare disordinatamente masse di profughi che, dalle "sierre" e dalla "selva", raggiungono la grande città con l'illusione di un lavoro. Nulla, se non qualche nostalgico, decadente balcone in legno nel centro storico, la distingue da una qualsiasi altra metropoli del mondo emergente, qualunque sia il continente: Africa, Sudest asiatico o, appunto, Sudamerica.

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Arequipa, affascinante metropoli di impianto coloniale, gelosa della sua anima criolla, sprezzante nel suo "distinguersi" dal Perù dei villaggi e della cultura incas, conserva invece ancora vive, tangibili e onnipresenti le atmosfere di un glorioso passato di nobiltà europea. "Isola" culturale ed economica da sempre in competizione col resto del paese, non si accontenta più della sua fertilissima ma piccola valle all'ombra del vulcano Misti, e sfida, coltivandolo, il deserto.
Cuzco, magnifica capitale del Tawantìnsuyuq, l'Impero Inca che si estendeva ai quattro angoli dell'allora universo conosciuto dalle popolazioni andine e "Centro del Mondo" per tutte le culture precolombiane, oggi è diventata una "Las Vegas" del continente sudamericano e il centro turistico più visitato del Perù. È qui, accanto agli eterni muri di pietre gigantesche e perfette, rappresentazione della potenza e del genio di una "summa" di civiltà straordinarie, che più evidenti e paradossali appaiono i cambiamenti che stravolgono il passato. Rendendo, soprattutto nelle giovani generazioni, gli indios peruviani inesorabilmente uguali alla massa informe di individui del mondo globalizzato.

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Dal deserto costiero agli altipiani
Dal profilo naturalistico, il Perù è un paese di indescrivibile bellezza, e il territorio che sul pianeta raccoglie la maggior parte di ecosistemi e ambienti naturali. Nelle oasi della costa peruviana, irrigate con l'acqua dei fiumi che scendono dai ghiacciai delle Ande, si coltivano i principali prodotti agricoli d'esportazione quali la canna da zucchero, il riso, il cotone e il caffè. La pesca riveste un ruolo di primo piano, e detiene ancora oggi il primato nelle esportazioni del paese. L'enorme ricchezza ittica della costa è favorita dalla corrente di Humboldt, che grazie alle sue acque fredde richiama qui numerose specie marine. La penisola di Paracas, rifugio per innumerevoli specie animali, è un paradiso per gli osservatori di fauna: si possono individuare centinaia di specie di uccelli, spesso in gruppi di migliaia di esemplari. Regno di otarie e lontre marine, pinguini e delfini, l'arcipelago delle isole Ballestas è considerato secondo solo alle più celebri Galapagos.

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La fascia desertica lungo tutta la costa, fatta di dune disegnate dal vento e da scogliere a picco sul mare, è ricca di interessanti curiosità geologiche, come la "Cattedrale", un arco naturale di roccia e faraglioni che domina la baia più bella della penisola di Paracas.
La pampa di Jumana ospita, 40 chilometri più all'interno, le misteriose linee di Nazca, immensi disegni scavati nel deserto, rappresentanti figure iconografiche dei culti religiosi: scimmia, colibrì, lucertola, ragno. Tra il 200 e il 600 d.C., fiorì in questa zona una civiltà che, attraverso enormi opere idrauliche, costruendo acquedotti sotterranei che portavano l'acqua dalle montagne, riuscì ad abitare un deserto altrimenti ostile. Un ingegnoso sistema di pozzi circolari studiati in modo da evitare la dispersione con l'evaporazione, consentì di sviluppare un'intensa attività agricola, legata comunque all'entità delle piogge. Perciò gli dei che abitavano le montagne, potendo governare i fenomeni atmosferici, e dispensando di conseguenza la vita, dovevano essere continuamente venerati con offerte propiziatorie: è questa la tesi che gli studiosi appoggiano per giustificare gli immensi geoglifi, probabilmente eseguiti come segni di devozione alle divinità all'epoca in cui, nella cultura Nazca, si fece più forte il bisogno d'acqua.

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A ridosso del deserto costiero la Cordillera sale di quota vertiginosamente, e presenta il carattere andino del Perù con vasti altipiani, elevate vette e profonde vallate. È proprio qui che, nei coloratissimi mercatini che si affollano di campesinos provenienti dai paesi circostanti, emerge in modo evidente la discendenza del popolo peruviano dallo stesso ceppo asiatico che nel 15.000 anni fa si insediò nelle Americhe, provenendo, probabilmente, dallo Stretto di Bering. Nei lineamenti del viso, nell'incarnato bronzeo, nei capelli foltissimi di un lucido nero, si riscontrano i tratti somatici tipici dei pellerossa nordamericani e richiami alle popolazioni delle steppe asiatiche.

I Signori del Sole
Mura ciclopiche e perfette che nessuna tecnologia moderna sa spiegare, disegni giganteschi tracciati nel deserto, abilità artigianali nella lavorazione della ceramica e dei tessuti mai più raggiunte, hanno spesso dato sfogo a fantasie extraterrestri, per tentare di giustificare la grandezza delle culture sviluppate in questi luoghi prima della distruzione portata dalle orde devastatrici della corona spagnola, pochi anni dopo i viaggi di scoperta di Cristoforo Colombo. Appena finita nella Vecchia Europa, la barbarie del medioevo trovò nelle vergini terre sudamericane nuovi sfoghi al bisogno di saccheggio e violenza delle compagnie di ventura e dei mercenari, e in pochi decenni sparirono alcune delle più grandi e importanti testimonianze della creatività umana.
Fortunatamente, molto del patrimonio Inca riuscì a sfuggire all'avidità distruttiva di Pizzarro e dei suoi successori, e oggi il deserto, così come i fianchi e le cime delle grandi montagne andine, che hanno nascosto e mantenuto per secoli oggetti preziosi, vasellame in pregiata ceramica, e soprattutto tombe e cimiteri sotterranei, ci restituiscono, una granello alla volta, frammenti di un mondo straordinario, alieno alla nostra civiltà.

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Cuzco, "ombelico del mondo"
Sulla pampa de Anta si allarga la capitale dell'Impero Inca: Cuzco, in lingua quechua Qozco, "ombelico". Centrale rispetto ai quattro lati dell'Impero, era la città più importante di questa affascinante civiltà che ha saputo, senza ruota, nè animali da soma, costruire immense fortezze con enormi blocchi di pietra, perfettamente combacianti uno sull'altro, e collegare quasi in tempo reale, con sentieri che correvano sui crinali delle montagne "serviti" da un sistema di corrieri, luoghi distantissimi tra loro. Si racconta che, nonostante la grande lontananza dal mare, il banchetto dell'Inca a Cuzco avesse ogni giorno pesce fresco!
Costruita su pianta a forma di puma, simbolo di forza e dominio, coricata tra la montagna e la pampa, e circondata dalla Cordillera, era un tempo divisa tra la Huanan Cuzco, città alta e la Hurin Cuzco, città bassa. La "testa" del puma è invece la cinta della Fortezza di Sacsahuaman: tre livelli di mura megalitiche che abbracciano una collina.
Le strade strette, le mura dei palazzi realizzate con grosse pietre levigate che hanno resistito ai terremoti e al vandalismo dei conquistadores, sussurrano ancora oggi storie misteriose di guerrieri e sacerdoti del grande Impero del Sole. Chiese, palazzi e case coloniali sono costruite sui resti delle antiche mura incaiche: gli Spagnoli abbatterono solo la parte superiore degli edifici, utilizzando poi le mura come basamento per gli edifici in stile spagnolo. Il singolare risultato è un'affascinante commistione di stili che rispecchia con forza tutte le contraddizioni di questo paese dalla colonizzazione in poi.
Giunte a Cuzco senza difficoltà a causa di una guerra civile che opprimeva l'Impero, le soldataglie di Pizzarro distrussero tutti i tesori che incontrarono sul loro cammino, opere d'arte uniche in oro massiccio, raccolte e fuse in lingotti da spedire in Spagna, come il mitico Coricancha, il "recinto d'oro", un edificio dedicato al sole nel quale venivano conservate le mummie reali, con stanze interamente rivestite d'oro e riproduzioni a grandezza naturale di piante e animali sacri.
Questa città, dichiarata patrimonio dell'umanità, è sicuramente il centro archeologico più importante della storia americana, e simbolo dei contrasti di un Perù che cerca di scrollarsi i ricordi di un passato di violenze e distruzione della cultura e dell'anima di un popolo grandioso; ferite profonde e insanabili ancora oggi presenti nel cuore e nei pensieri delle popolazioni andine.

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Magie perdute
L'irresistibile fascino, e forse insieme il punto fragile di questo popolo, sta nell'aver scordato un piede nel passato, nell'aver lasciato al di là della colonizzazione un elemento fondamentale della propria civiltà, che ancor oggi pare di poterlo sentire nella realtà quotidiana: la magia e la credenza nelle forze della natura. Certo le chiese hanno raso al suolo gli antichi templi Inca, per appollaiarsi sulle loro rovine come avvoltoi. E se non restano che poche tracce degli idoli religiosi - il condor, il puma e il serpente appaiono appena tra le rocciose rovine, nei monoliti, negli arazzi, o nei nomi quechua delle località - a ben guardare essi sono ancora parte della quotidianità indios. Ancestrali riti animisti sono eseguiti e convivono parallelamente in un'accozzaglia di spiriti e santi, di chicha (la bevanda alcolica degli antichi guerrieri fermentata dal mais) e acqua benedetta.
Al veneratissimo Inti, il dio sole, erano dedicati i più importanti centri di culto, come il famoso Coricancha di Cuzco: considerato il dispensatore della vita, capace di far prosperare l'agricoltura e l'allevamento, gli venivano dedicate grandi feste come l'Inti Raymi, istituite in occasione dell'avvicendamento agricolo annuale e delle principali ricorrenze astronomiche, come il solstizio d'inverno, per loro il 21 giugno. Nella cosmogonia andina il mondo era considerato come il risultato della contrapposizione tra coppie di forze opposte e complementari: uomo e donna, bene e male, alto e basso. Molto forte il rispetto e la devozione alla Pachamama, la Madre Terra, così come per altre divinità femminili, spazzate via dall'evangelizzazione forzata, che proibì questi riti con una violenza inaudita e ottusa.

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"Curanderos" e naturalisti
Ma l'antico senso della stregoneria, della magia e della superstizione è ancora profondamente vivo tra le popolazioni andine: per l'indio del terzo millennio, nonostante la cultura e l'istruzione globalizzata, rivolgersi al "curandero" (il moderno sciamano) e far dire una messa dal prete sono egualmente importanti, non si fa l'una cosa senza aver fatto contemporaneamente anche l'altra. Soprattutto in caso di malattia, il cristianesimo è inteso come una supplica alla divinità, non come culto dell'anima. Spesso la medicina e la scienza sono l'ultima opportunità, dopo che la magia ha fallito, e anche il medico è più un santone che un guaritore.
Definiti dallo scienziato italiano Antonio Raimondi, che visitò questi luoghi a metà dell'800, i primi naturalisti del pianeta, gli andini conoscono da secoli le piante che li circondano, utilizzandole nell'economia domestica, nelle tinture, nelle costruzioni e nella cura delle diverse infermità che affliggono l'uomo. I "conquistadores" non si resero conto della civiltà che avevano di fronte e, solo perchè diversa, la considerarono selvaggia e arretrata; con ingordigia saccheggiarono e distrussero tutto ciò che trovarono sul loro cammino, ma non riuscirono ad annullare fino in fondo la vera forza degli indios: il legame con la terra e i suoi elementi.

Popoli delle ande
Le popolazioni quechua e aymara sono le dirette discendenti della grande civiltà Inca, di cui, attraverso una trasmissione orale che si è perpetrata nei secoli, custodiscono ancora il linguaggio e le antiche tradizioni che permeano tuttora la quotidianità.
Il mercato è da sempre considerato un momento molto importante nella vita dell'indio, luogo privilegiato per la socializzazione nelle grandi distanze andine. Si può bere chicha in compagnia, discutere e mangiare all'aperto ed effettuare il baratto, un tempo unico modo di scambiare merci diverse da quelle che si riusciva a produrre. Affascinanti anche oggi, nonostante la presenza di mercanzie "globalizzate", i mercatini che affollano le piazze di ogni paese; nei fine settimana arrivano da tutti i villaggi circostanti donne, bambini e vecchi a proporre i loro prodotti. Spesso è ancora possibile ammirare i colorati costumi ispirati alle tonalità della natura: contrasti rossi, gialli, blu, verdi, arancioni, viola.
Un paese da conoscere, il Perù, nei suoi contrasti e nelle sue magie. Per avvicinare istinti, suggestioni ed energie primordiali tra uomo e natura, che le popolazioni andine sono riuscite a conservare, nonostante l'incalzare del futuro.
Come ogni magia, destinato a rimanere per sempre nel cuore e nei pensieri.

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Notizie Utili
Il Perù è il paradiso del trekking e della fotografia, unico territorio sul pianeta dove è possibile conciliare l'alpinismo di alta quota con le suggestioni tropicali della selva amazzonica e le atmosfere desertiche sull'oceano. Ogni luogo del variegato paese si presta alla pratica escursionistica, ma sicuramente il fascino maggiore è dato dalla scoperta delle straordinarie architetture dell'Impero del Sole degli Incas, che la foresta "cede" un po' alla volta alla curiosità degli uomini.

Earth Viaggi di Lecco, specializzato nelle proposte Perù, offre un catalogo completo su tutte le destinazioni del paese andino.
Tel. 0341.286793 - www.earthviaggi.it

Galleria immagini
Le fotografie della photogallery raccontano alcuni istanti e atmosfere di questo viaggio fantastico; sono state realizzate dai partecipanti al progetto Nikon School Travel - Magie del Perù, coordinato e diretto da Michele Dalla Palma, che ha insegnato “sul campo” i segreti per scattare immagini come i grandi fotoreporter.