Sana’a la città delle mille e una notte

Testo di Valentina Musmeci - Foto di Michele Dalla Palma
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Ti sorprende e ti avvolge nella sua magia, questa città che sembra uscire da un libro di fiabe. Coi suoi palazzi di terra rossa arabescati di bianco, nei suoi vicoli intriganti di profumi e angoli nascosti, nelle asettiche atmosfere delle moschee come nella frenetica confusione dei mercati.
Ti rapisce, questa città che è uno dei luoghi più anticamente abitati del mondo, dove convergono e si confondono col presente storie che arrivano da tempi lontanissimi, dove la realtà spesso lascia il posto all’immaginazione e alla leggenda.

Appare come un miraggio ardito di torri, pinnacoli e architetture che sembrano disegnate sullo sfondo delle scure catene montuose che hanno impedito all’immensità di sabbia dell’Empty Quarter, il “luogo vuoto” - com’è chiamato lo sconfinato deserto di sabbia che occupa gran parte della penisola arabica - di dilagare verso l’Oceano Indiano.
Capoluogo dello Yemen e crocevia di percorsi che nei millenni passati, dalle rive sabbiose affacciate tra le correnti meridionali del Mar Rosso e il Golfo di Aden, raggiungevano le capitali del mondo antico, Sana’a si può sintetizzare come fusione di africanità - i confini costieri di Somalia ed Eritrea sono a pochi chilometri - ed essenza araba.

Prezioso tesoro di razze e culture
Da sempre questa terra, chiamata Arabia Felix per la sua bellezza e le sue ricchezze, ha rappresentato la sintesi delle multiformi anime che caratterizzano il Medio Oriente, meticcio di razze e culture diverse che, in altre parti di questa regione, spesso si scontrano.
Considerato il suo prestigioso passato, sorprende che oggi lo Yemen sia così poco conosciuto. Oltre ad essere estremamente affascinante, così intriso di atmosfere esotiche, è il luogo ideale per chi ama l'avventura e cerca emozioni forti, con i suoi deserti, le cittadelle fortificate, i villaggi e gli spettacolari paesaggi di un inaspettato verde che si aprono tra le montagne. Si possono fare escursioni straordinarie e immersioni indimenticabili, ma ciò che rende unico questo paese è la sua gente e l'ospitalità di cui sono capaci.

Sana’a, luogo di magie da scoprire a piedi
Il centro storico di Sana'a, dichiarato Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO, è un immenso souk che si articola tra circa 14.000 antichi palazzi in terra cruda, mirabilmente decorati di bianco. Oltre ad essere uno dei mercati più grandi e meglio conservati dell'intera Penisola Arabica, dove è ancora possibile trovare, grazie alla scarsa affluenza turistica, autentici capolavori di artigianato e tutti i prodotti tipici dell’Oriente, San'a è la capitale storica e politica dello Yemen da oltre 2500 anni.

Girare a piedi in questa città può regalare emozioni inaspettate: cercando di perdersi davvero dentro il centro storico, cuore pulsante di un popolo, bighellonando tra le vie piene di gente e merci, prima di sera ci si accorge di conoscerla già.
Puoi riconoscerne gli abitanti, ogni angolo ha i suoi personaggi caratteristici: ti salutano e ti invitano a bere con loro, ad assaggiare ciò che stanno mangiando, a comprare le loro mercanzie. Vecchi o giovanissimi, l'arte degli Yemeniti è tutta nella capacità di mercanteggiare, di intrattenerti per un po' cercando di farti apprezzare la loro merce.

Puoi riconoscerne le architetture: le case, bellissime torri color sabbia dalle finestre merlettate di pizzo, le moschee e i minareti, tutti colorati e diversissimi, e i vari quartieri che compongono il Souq al-Milh, "il mercato del sale", anche se oggi il sale non è che uno dei tanti prodotti proposti. Ogni tipologia mercantile ha un'intera zona dedicata, a volte ricavata all'interno di cortili comuni a un gruppo di abitazioni, i caratteristici foundouk, a volte interi quartieri fatti di intricatissime viuzze: dal mercato dell’uva passita al al qat (foglie di un arbusto di salice che viene utilizzato dagli yemeniti come stimolante), dalle spezie alle stoffe e all'artigianato, dall'oro all'argento antico, dagli utensili moderni in plastica ai preziosissimi tappeti antichi presso gli antiquari.
Nel cuore della città si può alloggiare in antichi caravanserragli, un tempo destinati ad ospitare i mercanti e i loro animali che giungevano in città dal deserto per il mercato, spesso dopo aver percorso lunghe distanze, oggi restaurati come hotel.
Si finisce per affezionarsi a odori e profumi, che in ogni angolo della città evocano frammenti di vita: l'odore zuccheroso dei datteri, il profumo appetitoso del pane che esce dai forni, gli aromi del caffé e del tabacco che sprigionano dalle caffetterie e dalle fumerie, le essenze penetranti dell’incenso e del coriandolo, o semplicemente l'invitante profumo di salta, la tipica carne con fagioli, che scivola fuori da una cucina.

Trekking in una storia millenaria
Scoprire il centro storico, percorribile solo a piedi, è un’avventura facile ma emozionante; tutte le vie principali del mercato sono caratterizzate da una corsia in pietra bianca posta al centro della carreggiata, che conduce alle porte principali; perciò si può vagabondare liberamente perdendosi nell’intrico di vicoli, e camminare per chilometri, sapendo che basta cercare una via un po’ più grande per ritrovare, come in una ideale mappa sul terreno, la giusta direzione.

Secondo la tradizione yemenita, Sana'a corrisponde alla città fondata da Sem, figlio di Noè. E' una delle più antiche città della Penisola Arabica, abitata già in epoca sabea, e fu la capitale della grande dinastia himyarita, base strategica per gli abissini, e successivamente per i persiani. Nel VII secolo d.C. arrivò l'Islam, che costruì moschee e minareti sopra le chiese più antiche. In continua espansione dagli anni '60, Sana'a - costruita al cento di un vasto altipiano a 2300 metri di quota - ha raggiunto oggi le dimensioni di una moderna capitale, anche se l'aspetto polveroso e disordinato la allontana per ora dalle grandi città arabe. La città vecchia è circondata da mura voluminose alte una decina di metri, con numerose porte. La più notevole dal punto di vista architettonico è la porta El-Yemen (Al-Yaman di Bab), che ha cambiato nome in porta della libertà dopo la rivoluzione del 1962. La vecchia Sana'a include 106 moschee, 12 hammam (bagni).

Il suo nome significa "forza" ed è forte l'energia che trasmettono le sue architetture. In particolar modo si resta affascinati dall'ordine e dall'eleganza delle facciate delle case a torre. Sono almeno 14.000, alcune con 5 piani, molte a 8 piani, tutte con più di 500 anni di vita, tanto da meritare l'appellativo di "grattacieli più antichi del mondo".

La facciata yemenita è caratterizzata da una gerarchia precisa delle parti: una progressione molto leggibile, che va dal basso verso l'alto, le finestre sono via via più grandi, numerose ed elaborate. Al primo piano le aperture sono ancora piccole e scarse, più sopra si trova la finestra tradizionale, che diventa più elaborata ed importante al terzo piano, il piano delle donne che si caratterizza per la presenza dei moucharabieh, piccoli balconcini in legno con grate finemente scolpite che permettono alle donne di affacciarsi per chiamare i bambini senza essere viste. L'ultimo livello, il piano privilegiato della casa perchè dedicato agli uomini, è quello dove si trovano le finestre più belle di tutta la facciata, in genere con finestre decorate con alabastri colorati, i tipici takrim se interi, kamaryia se con la mezzaluna superiore. Da qui si affacciano le barrada, anse arrotondate sporgenti in fuori che costituiscono dei veri e propri rinfrescatoi con fori nella parte inferiore, in modo che i venti notturni possano entrare e, nel creare una sorta di circolo di aria condizionata, rinfrescano le brocche in ceramica con l'acqua. Niente tetti ma terrazze coloratissime invase da panni stesi e parabole satellitari - deprimente status di modernità - sono il luogo ideale dove aspettare che il tramonto accenda di rossi e rosa case e montagne circostanti. In genere i primi due piani sono in mattoni, mentre gli altri sono di fango, considerato il miglior materiale isolante per allontanare il caldo di giorno e trasmettere calore di notte. All'esterno il fango è imbiancato a calce per proteggerlo dalla pioggia, e decorato con motivi geometrici.

Decorazioni e fregi in mattoni, intarsi di bianco, vetri multicolori fanno di ogni casa un vero e proprio capolavoro, e ad osservarle di notte sembrano delle gigantesche lanterne accese. Passeggiare di notte attraversando il souk che chiude alle dieci, per assaporare l'aria finalmente rinfrescata o per osservare gli ultimi venditori di quat, intenti a contare le mazzette di Riyal della giornata, ormai completamente storditi dalla masticazione di un intero pomeriggio, regala un'atmosfera magica che merita da sola il viaggio.

I mangiatori di qat
Dal XV° secolo circa, epoca di un tentativo di espansione etiopica in territorio yemenita, si è diffusa dapprima lentamente e ultimamente in modo massivo, la coltivazione del qat. Conosciuto scientificamente come chata edulis, è un alberello a foglioline verdi, appartenente alla famiglia delle celestracee. Il suo principio attivo è un alcaloide anfetaminico, presente nelle foglie solo in quantità dell'uno per cento. Le foglie vengono masticate per ore e ore in quantità, formando una pallottola che viene tenuta in un angolo della bocca, tra guancia e gengiva. Inducono un effetto di benessere ed euforia, non danno particolare assuefazione, ma assunti continuativamente come avviene nel paese provocano pesanti disturbi intestinali. Viene consumato di solito nei ritrovi pomeridiani degli uomini, che si accordano al mattino con amici e parenti per trovarsi poi a casa dell'uno o dell'altro a discutere di affari masticando. Anche gli autisti sono soliti guidare con al fianco un sacchetto di foglie di qat, abitudine che rende le strade yemenite famose per la scarsa sicurezza. La pianta impiega circa vent'anni per dare le prime foglie, ma in compenso è molto longeva, arrivando a durare fino a cento anni. Data l’enorme richiesta e i forti guadagni, gran parte dell'agricoltura è stata convertita alla coltivazione del qat. Laddove prima si coltivava riso grano, orzo e caffé ora si coltiva qat e i cereali devono essere in gran parte importati dall'estero.