| Guidati dal soffio d’oriente,
seguendo le orme lasciate dai mercanti viaggiatori,
che da Petra si spingevano in Babilonia fino al Golfo
Persico, siamo giunti a te: Zenobia regina di Palmira.
Sono passati pochi anni da quando mi
aggiravo tra i saloni di Palazzo Bricherasio a Torino,
allora era lei ad essere protagonista della mostra,
Zenobia regina d’Oriente.
Fu l’unica donna che coraggiosamente sfidò
Roma… L’Imperatore
Aureliano quando sconfisse il suo esercito
disse: "Coloro che dicono che ho
solo sconfitto una donna non sanno chi fosse questa
donna, né quanto fulminee fossero le sue decisioni,
né quanto ostinata ella fosse nei sui progetti,
né quanto fosse risoluta con i sui soldati."
Alcuni viaggiatori dopo aver respirato l’aria
di Palmira, restano stregati, pare quasi l’abbiano
incontrata, bella come Cleopatra, mossa da un’eroicità
quasi virile, Zenobia è la regina d’Oriente
e per questo meritava, una visita in grande stile.
Noi del Nikon school travel on bike non potevamo
che dedicarle un viaggio.
Siamo un’altra volta pronti a ripartire, con
il corredo fotografico per i nostri amici, ma questa
volta non solo Reflex Digitali
D50, ma anche le piccole Nikon
coolpix 7900 capaci di grande prestazioni,
rapide nell’uso in moto e facilmente riponibili
nelle tasche interne delle giacche Clover.
Si parte! A guidare questo gruppo mi ritrovo in sella
all’inseparabile Honda
Varadero ormai diventata vero Best Seller ,
con lei abbiamo attraversato: Marocco, Tunisia, Libia,
Kurdistan, Turchia, Grecia e ora la Siria.
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Abbandonando l’Europa
Abbiamo appena lasciato il confine greco,
entriamo in Turchia,
percorriamo alcune stradine sterrate lungo la costa
egea, il calore afoso delle nostre città sembrano
un ricordo del passato, siamo tra frutteti che si
creano la giusta via tra colline in fiore, accarezzate
dalla brezza del mare, teniamo la visiera del casco
aperta per meglio gustarci questi momenti unici, vorremmo
non fermarci quasi timorosi d’interrompere una
sinfonia di luci e colori
resi ancora più intensi da un sole cadente
che pare illuminarci la strada per gli ultimi chilometri
ancora da percorrere, qualche curva e i raggi ormai
tiepidi si spengono all’orizzonte. Non rimane
che scattare qualche foto tra i bimbi
di Pergamo cuore della cultura e civiltà
ellenistica, oltre 2000 anni fa.
Un ragazzino, dopo averlo fotografato con la coolpix
8400, mi si avvicina accompagnato dal suo asinello,
con sguardo curioso. Forse è la nostra Varadero
a procurargli tanta emozione, allora lo prendo per
le braccia dalla schiena del suo quadrupede e lo siedo
in sella alla moto. Accendo la fotocamera in modalità
play e gli occhi scuri si sgranano dallo stupore,
l’immagine è lì, sul monitor,
davvero non si aspettava di rivedersi immediatamente,
miracoli del digitale.
Vorrei intrattenermi con lui più tempo, è
fiero d’appartenere a questa città così
ricca di cultura , ma noi ormai dobbiamo concedersi
una cena e meritato riposo, la Siria è ancora
lontana.
Lasciano l’Egeo verso il Mediterraneo
Sembra che la tiepida aria fresca della costa Egea
sia terminata, stiamo scendendo dagli altopiani
turchi, abbandoniamo i monti Tauro, le nostre
moto sembrano danzare in questo universo di curve,
il caldo aumenta.
Facciamo una fermata in una delle tante bancarelle
lungo la strada, alla ricerca di un pò d’ombra,
il paesaggio è mozzafiato, un continuo divenire
di valli interminabili, colori che variano con l’altitudine,
tra un chicco d’uva e l’altro approfittiamo
per scattare qualche foto.
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Si riparte alla ricerca di un pò di brezza,
ma soprattutto ci avviciniamo al confine
turco-siriano, dobbiamo arrivare abbastanza
presto, a volte l’attraversamento delle frontiere
a queste latitudini può durare diverse ore.
Leggiamo da lontano il cartello Siria, acceleriamo
quasi desiderosi di essere i primi ad entrare.
Ancora qualche carta da compilare e finalmente si
riparte , direzione Aleppo, una delle città
più antiche al mondo. La Honda Fireblade guidata
da una ragazza di Milano corre incurante delle asperità
lungo la strada, le foto quasi si sprecano, chissà
quando si tornerà da queste parti.
Percorriamo antiche vie, interrotte da un fiume che
si ricorda dall’infanzia scolastica: l’Eufrate.
Ha dissetato popoli e viaggiatori allora veniva navigato
con zattere su pelli d’animale, ora ci si sposta
diversamente, ma l’acqua rimane vitale, non
c’è goccia che venga sprecata, questa
terra la chiamavano Mezzaluna Fertile e alla vista
dei rigogliosi raccolti non è difficile crederlo.
Siamo alle porte d’Aleppo, qualcuno approfitta
del passeggero in moto per riprendere con la Nikon
coolpix questo momento così memorabile.Entrare
in una delle città più antiche suscita
una certa suggestione. Già abitata oltre 8000
anni fa, diventò importante centro commerciale
dove convergevano viaggiatori da Istambul, Babilonia,
Damasco, Petra.
Ci dirigiamo nella cittadella, che si trova su un
Jebel per ammirare dall’alto tutta l’estensione
d’Aleppo.
Ancora qualche passo e ci ritroviamo nella confusione
del Suq, le urla dei venditori, i profumi delle spezie,
le merci provenienti da tutto il mondo, pare averci
catapultato in un’altra epoca. Nulla pare cambiato,
ricordo una simile sensazione nella medina di Fes
in Marocco.
Sulla via dei profumi d’Oriente
Non è facile fare i bagagli , mentre scorgiamo
dalla finestra dell’albergo, l’Aleppo
che si risveglia, vorremmo vivere un’altra giorno
in questa "Macchina del tempo".
Ma si deve ripartire, siamo solo a metà viaggio,
dobbiamo dirigerci nella zona più arida e desertica
della Siria.
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Ci apriamo la strada tra carretti trainati da asini,
su strade polverose con un sole nascente che ci guida
sulla giusta via verso Palmira.
Lasciata Homs c’immettiamo sulla strada solitaria
verso est. Il territorio pare arido e privo di vita,
ma finalmente all’orizzonte scorgiamo un’oasi,
è un palmeto! Rallentiamo l’andatura
per meglio gustarci questo momento così tanto
desiderato, siamo a Palmira nel regno della regina
Zenobia.
Ora Palmira, nonostante in passato fosse un importante
centro commerciale tra il Mediterraneo e l’Oriente
non è molto grande. Ci abitano circa 20.000
abitanti e le sue rovine sono solo state riscoperte
nel XX secolo, ben conservate perché ricoperte
dalla sabbia e attualmente ancora si continua a scavare.
Non possiamo resistere neanche un attimo, lasciamo
le nostre moto in albergo, macchine fotografiche al
collo e velocemente ci precipitiamo nel sito
archeologico, nessuno vuole perdersi il tramonto
tra colonne e templi. Percorriamo silenziosamente
le vie di Palmira quasi a volere scorgere le voci
del vento tra le mura o magari sperare che queste
pietre così antiche, possano raccontarci del
passato che fu.
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Nel III secolo D.C. era Odenato a comandare queste
terre, titolo datogli da Roma, grazie agli aiuti dati
per contrastare gli attacchi dall’est. Alla
sua morte gli succedette la moglie Zenobia.
Sotto il suo regno Palmira raggiunse il massimo splendore,
tanto che Zenobia dichiarò la propria indipendenza
da Roma.
A quel punto l’Imperatore Aureliano provò
a trattare, ma lei non ne volle sapere.
Fu la fine della splendida Palmira nel 271
D.C. l’esercito di Zenobia venne sconfitto
ad Antochia ed Emessa.
Lei fino all’ultimo tentò di scappare
in Persia e chiedere aiuto, ma a poco più di
200 km, vicino l’Eufrate venne catturata dai
romani.
Tanto era bella, colta e valorosa, che non poteva
essere considerata un normale prigioniero.
Fu deportata in catene d’oro fino a Roma e fatta
sfilare per le vie della città, non tornò
mai più a Palmira, ma comunque ricevette un
trattamento davvero particolare. L’imperatore
le regalò una villa circondata da un paesaggio
che potesse ricordarle la sua tanto amata Palmira.
E’ sera, la luce artificiale e fioca sostituisce
quella naturale, occorre aspettare ancora una notte
prima di riprendere la visita della città antica.
Noi siamo felici e appagati, a cena riguardiamo le
foto scattate con le nostre Nikon, quasi timorosi
di avere dimenticato qualcosa.
Prima di recarci a letto vogliamo trascorrere e vivere
ancora qualche attimo tra le vie, qui i bambini la
fanno da padrona, non c’è città
d’Africa o d’Oriente che non vi siano
bimbi che giochino con semplici oggetti che noi occidentali
riteniamo inutili, un vecchio pneumatico di motorino
può diventare un simpatica ruta da fare correre
e rincorrere, una scatola di latta si può trasformare
in un’automobilina guidata con un bastone in
legno.
A volte benessere e ricchezza, se pur può sembrare
retorica, ci fa perdere il valore e i valori delle
cose, chissà perché quando ci si avvicina
a popoli carichi di una ricchezza
interore s’incontra disponibilità
e generosità, qualità che in occidente
sono sempre più rare.
Qualche anno fa mi trovavo sulle sponde del Tigri,
tra il popolo curdo, con un gruppo di turisti attanagliati
dalla sete, ci fermammo davanti una bottega di biciclette,
non mi ero ancora sfilato il casco che la famiglia
del bottegaio offriva a tutti noi una tazza di tè.
Avevamo sete, gli chiesi dove trovare delle bottiglie
d’acqua, lui mi accompagnò in un piccolissimo
negozio che pareva più un corridoio di una
casa, ora di pagare nulla da fare, il bottegaio di
biciclette in segno d’ospitalità non
mi lasciò sfilare il portafoglio. Per lui eravamo
sui ospiti, quando partimmo ci guidò con la
sua motoretta fuori dalla città Diyarbakir,
considerata dal popolo curdo la capitale.
Ci risvegliamo con il vento d’oriente che pare
chiamarci, i raggi trafiggono il capolino della mia
moto, Palmira si riscalda e noi ci dirigiamo verso
est non lontano dal confine iracheno sulla strada
che fiancheggia l’Eufrate.
Arrivati sulle sponde di questo possente fiume, approfittiamo
per uno spuntino e qualche foto con la mia Honda Varadero
fida compagna del Nikon school,
visto che abbiamo un pò di tempo proviamo un
pò tutti la nuova reflex
Nikon D50 molto pratica per l’utilizzo
in moto, leggera maneggevole e con un’autonomia
delle batterie notevole.
Chissà quali e quanti personaggi sono passati
a queste latitudini, diretti verso Babilonia o ancora
più l’antica Susa, a dorso di cammello.
Siamo sulla via del ritorno, vorremmo entrare nella
frontiera più a Nord verso Harran
dimora di Abramo e Sara, attraversando l’antica
strada della Mezzaluna che collegava Aqaba sul Mar
Rosso ad Ur vicino il Golfo Persico.
Ma pare, secondo consiglio dei siriani, che sia meglio
uscire dalla stessa dogana da cui si è entrati.
Quindi ripieghiamo verso Ovest.
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Alla sera in albergo ad Aksaray in Turchia scorgo
occhi lucidi e visi segnati, siamo stanchi, i chilometri
iniziano a farsi sentire, ma come descrivere lo spirito
fiero che ci nutre, spinti dalla curiosità
e conoscenza il viaggiatore non conosce ostacoli,
quando si torna a casa e rivedi le foto al computer,
sembra già ora di ripartire, una cartina butta
lì sul tavolo, passaporto, Nikon coolpix nel
taschino , casco in testa e via sulla nostra Honda
alla scoperta di popoli lontani che ancora celano
i segreti del passato, sembrano aspettare la nostra
visita per spezzare la quotidianità delle cose
e arricchirci di valori interiori inestimabili.
Ringraziamenti:
Un viaggio in zone così remote può riservare
piacevoli sorprese, ma anche notevoli problemi con
le dogane e burocrazie infinite, ma fortunatamente
l’agenzia di viaggio specializzata per viaggi
in moto Motorizzonti (www.motorizzonti.it)
ha funzionato perfettamente.
Nital (www.nital.it)
ormai da anni con l’organizzazione del Nikon
school da una notevole opportunità a
tutti noi d’imparare e migliorare la propria
conoscenza fotografica, utilizzando gli ultimi modelli
presenti sul mercato.
E infine come non citare mamma Honda
(www.hondaitalia.com),
ormai fida e fedele compagna del Nikon
school travel on bike con i suoi mezzi sempre
affidabili per un utilizzo a 360°, ci fa riscoprire
il piacere di viaggiare in moto.
Fotocamere e mezzi utilizzati:
Visto il particolare utilizzo in motocicletta abbiamo
optato per la gamma Nikon coolpix
fotocamere che nonostante le dimensioni ridotti offrono
prestazioni comunque notevoli e un’autonomia
delle batterie elevata: 8400, 7900, 5600 e la nuova
reflex D50 con ob. VR
24-120.
Per viaggiare in zone remote in qualunque condizione
di terreno la nostra scelta è caduta sulla
Honda Varadero XLV1000
comoda anche per il passeggero , con consumi molto
bassi, a volte può tornare utile, non essere
costretti alla ricerca forsennata di un benzinaio
soprattutto quando ci si trova in zone così
remote.
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