
Ratcliffe Power Station, Study 54, Nottinghamshire,
England, 2000 |
Dal 29 ottobre
2005 all'8
gennaio 2006 il Centro
Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri
del Comune di Verona
ospita, per la prima volta in Italia, la mostra Retrospective
Two di Michael Kenna.
Riportiamo, di seguito, quanto ha scritto di lui Mauro
Fiorese, curatore della mostra, sul catalogo edito
da Nazraeli Press che
accompagna l'esposizione.
«Solitamente si inizia
a valutare il lavoro di un artista
partendo dall'analisi dei contenuti e dalla valenza estetico-tecnica
delle sue opere. Se, da una parte, credo fermamente nel "colpo
di fulmine" come sintesi rivelatrice del magico
e complesso rapporto opera-fruitore,
sono altrettanto convinto che troppo spesso, e soprattutto
in riferimento ad opere d'arte fotografiche, ci si dimentichi
che un'immagine (così
come un dipinto o un'istallazione) vive e convive anche con
il proprio titolo e che, per
non fare un torto all'autore, andrebbe sempre menzionata con
il suo esatto "nome".
Se osserviamo attentamente e in toto le immagini
di Michael Kenna, scopriremo che tutti i
titoli delle sue opere sono caratterizzati da una duplice
dicitura: nella prima parte
l'autore esprime evocazioni o semplici suggerimenti indiziali
("Children of the Trianon", "Still waters",
"six p.m.") ma anche citazioni
e omaggi ("tempus fugit", "arigato sugimoto-san").
Nella seconda parte del titolo,
invece, troviamo l'esatta descrizione
del luogo e dell'anno in cui il soggetto è stato fotografato
("Wakkanai, Hokkaido, Japan. 2004").

Quixote's Giants, Study 10, Consuegra, La Mancha, Spain,
1996 |
I titoli sembrano prima suggerire
e immediatamente dopo confutare ciò che l'occhio
dell'artista ha saputo visivamente
tradurre partendo da una circostanza realmente esistita ma
decisamente trasfigurata dalla
propria sensibilità.
Sembrano concepiti in perfetto equilibrio tra l'idea di linguaggio
funzionale e linguaggio creativo:
la Didascalia, tanto cara al
reporter, che conformemente alla tradizionale "legge
delle cinque W" (Who, What, Why, Where, When) aggiunge
informazioni probatorie sulla veridicità dell'evento
da lui vissuto e fotografato, convive con quelle semplici
e apparentemente vaghe Parole
che, al contrario, tentano solo di aggiungere sensazioni
(non informazioni) e mistero
(non prove) ai momenti vissuti
nella quotidiana esistenza.
Così come ci hanno già dimostrato le splendide
foto-poesie di Allen
Ginsberg o i foto-racconti
di Duane Michals - solo per citarne alcuni
- in cui proprio le parole scritte
direttamente sulle stampe diventano
ingrediente fondamentale e un unicum
con l'opera stessa. Spesso, inoltre, accade che tra una e
l'altra dicitura compaia anche la parola "Studio":
Study 2, Study 8, 21, 45, 82, 100… quasi a sottolineare
che l'immagine che stiamo guardando è il frutto di
una delle innumerevoli riflessioni attuate dall'autore durante
i suoi lunghi e solitari viaggi alla ricerca di qualcosa che
i nostri occhi, spesso troppo distratti, non sono stati capaci
di scoprire.
Kenna è un mediatore,
uno straordinario traduttore poliglotta capace di comprendere
e immedesimarsi in luoghi e culture così lontani da
apparirci spesso scontati anche a causa delle migliaia di
immagini-clone che quotidianamente
si impongono ai nostri occhi e inaridiscono la nostra immaginazione
invece di stimolarla. Un artista capace di rinunciare alla
velocità per sintonizzarsi
su canali di pacifica e rispettosa convivenza
con i luoghi da lui visitati e studiati. Lontano da periodi
e da orari dettati da quegli automatismi che ci portano a
muoverci tutti contemporaneamente e convulsamente, per farci
scoprire ciò che non abbiamo mai avuto nemmeno il tempo
di notare. Lontano dall'inquinamento visivo e acustico delle
metropoli per riscoprire luoghi e rumori ormai dimenticati.
Da cercare e ascoltare, non da subire.
Michael Kenna guarda a questi
luoghi da inaspettati punti di vista
fisici e mentali e lo fa muovendosi in certi momenti della
giornata in cui la luce deve ancora manifestarsi per plasmare
quei soggetti che sono solo dei concetti immateriali e praticamente
invisibili.
Il linguaggio di Michael Kenna
è fuori dalle mode, non "fuori moda" solo
perché, come alcuni asseriscono, romanticamente ancorato
alla fotografia analogica e non
ancora catapultato nel mondo del digitale. Anche se entrambe
le vie portano a risultati potenzialmente simili e comunque
emozionanti, egli sceglie la via della riflessione e dell'argento
a quella dell'impetuosa cavalcata sull'onda dei pixel.
Con il tempo si è forgiato uno stile
indiscutibile e inconfondibile, osservando il mondo con lo
sguardo dello scultore che di
fronte al blocco di marmo sa già dove vuole arrivare
ma sa anche che quello che sta per intraprendere sarà
un lungo e difficile percorso.
Dalla penombra dei luoghi in cui fisicamente si trova, Kenna
parte per un viaggio che non si esaurisce mai dopo i suoi
lunghi click ma continua anche più tardi in un luogo
altrettanto buio, la Camera Oscura,
dove alla flebile presenza di una lampadina rossa il fotografo
si trasforma in stampatore per rivedere e ridonare nuova luce
a ciò che aveva già osservato.
O forse solo immaginato».

Ratcliffe Power Station, Study 54, Nottinghamshire,
England, 2000
|
Chi è
Michael Kenna ha pubblicato di più di venti libri;
i suoi lavori sono stati esposti in oltre trecento mostre
personali e fanno parte di circa novanta collezioni selezionate
tra Musei e Istituzioni d'Arte nel mondo. Ha vinto numerosi
premi internazionali e nel 2000 è stato nominato Cavaliere
dell'Ordine delle Arti e delle Lettere dal Ministero della
Cultura francese. |