Danza del ventre tradizionale © Antonio Politano




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Visioni 2

L'occhio che rimodella le forme
Giancarlo Zucconelli

Il Centro Internazionale di Fotografia Scavi Scaligeri di Verona ospita fino al 24 gennaio la mostra Visioni, 150 foto in bianconero e colore di Giancarlo Zucconelli realizzate dal 1970 al 2009. L'esposizione antologica, a cura di Laura Cicci de Biase, è punteggiata da riflessioni e analisi, sulle immagini di Zucconelli, elaborate da una ventina di esponenti della cultura italiana ed europea: dal poeta Maurizio Cucchi allo scrittore e sceneggiatore Vincenzo Cerami, dal filosofo Remo Bodei al regista Franco Piavoli, dalla direttrice editoriale e scrittrice Elisabetta Sgarbi alla scrittrice Simonetta Agnello Hornby, dall'antropologo Marc Augè, al fumettista Milo Manara. Ne nasce, in parallelo alle immagini, un singolare dialogo e confronto tra varie forme di sensibilità e di espressione.

© Giancarlo Zucconelli - Lanzarote, 2008
© Giancarlo Zucconelli - Lanzarote, 2008

«Zucconelli, non nutre certo», afferma per esempio Cucchi, «ambizioni di poco conto, si muove, bensì, verso il sublime, come annota giustamente Bodei; ma è un sublime che parte vistosamente dalle cose, per nostra fortuna, e che si realizza in un'atmosfera di incantata sospensione, dove le presenze, comunque materiali, fisicissime e ben riconoscibili, entrano in una rarefatta dimensione quasi atemporale. Sono lí, come per sempre e chissà - definitivamente, e le loro stesse forme appaiono come rimodellate, perfezionate, levigate, dalla sapienza dell'occhio osservatore, dal pensiero dell'artista».

© Giancarlo Zucconelli - Normandia, 1971
© Giancarlo Zucconelli - Normandia, 1971

«Ciò che mi colpisce di più nella fotografia di Zucconelli», scrive la Sgarbi, «è la volontà di cogliere in un'esperienza percettiva profonda la sfumatura delle cose, i loro contorni che sfumano l'uno nel'altro, in una sorta di fissità fuori dal tempo, ove domina un silenzio originario o ricreato dallo sguardo dell'occhio fotografico». Per Agnello Hornby, «sabbia, dune, cieli grandi, immobili, ombrate, sotto il sole, all'imbrunire. L'uomo piccolo, quasi invisibile, vi è presente, nella fotografia oppure dietro la macchina fotografica, la sua presenza si sente. Raramente ho visto fotografie della natura così “umane”. Come se la terra avesse un'anima. Come se l'uomo ne fosse parte integrante. Il bianco e nero dà la sensazione di essere in un mondo arcano in cui i sensi e la mente sono tutt'uno». Anche Augè evoca una fusione: «la dimora si fonde nella natura come si confondono i colori, allo stesso modo in cui si confondono il sogno, la vita e la morte».

© Giancarlo Zucconelli - Lanzarote, 2007
© Giancarlo Zucconelli - Lanzarote, 2007

Per Cerami, «la chiave per varcare la porta d'avorio delle opere di Zucconelli è nell'inquadratura che mette a fuoco la corteccia degli ulivi. L'occhio si avvicina alle ruvide trame come per scrutare il segno dei secoli, le rughe di una lunghissima vita consumata nell'immobilità e aggredita dalle intemperie, dalle stagioni che passano inesorabili, da notti e da giorni che si susseguono sopra gli uliveti, inosservati, con la quotidiana pazienza della vita. Zuc si lascia incantare dallo spettacolo di colori e umori delle mille specie di parassiti che vivono dell'olio dei legni. Sono licheni, muschio, muffe, funghi, fioriture d'organismi viventi abbarbicati sui vecchi abiti della pianta: rossi lucenti, verdi assolati, violacee protuberanze come il vaiolo. Ma l'occhio non può vedere altro in quelle malattie dell'ulivo che l'ostinazione a vivere e a fiorire di tutto ciò che esiste. Quei colori meravigliosi che avvolgono i sugheri dell'ulivo sembrano chincaglieria, festosa, gioiosa, domenicale. Le secolari piante del Mediterraneo ospitano con generosità, sulla pelle, quel trionfo di cellule nate nell'umido e cresciute al sole. Ogni ulivo si vede abitare e morire addosso, secolo dopo secolo, generazioni di minuscole vite colorate. Gli fanno compagnia nei lunghi silenzi del tempo. Dopo aver afferrato il senso degli ulivi di Zuc, si torni a osservare le altre sezioni fotografiche della raccolta: ora è la terra a ospitare i suoi meravigliosi parassiti, come i boschi, le praterie, le steppe brulle, le nuvole, il vento, le bicocche, gli animali, i pochi umani che si intravedono. Adesso appaiono come i parassiti dell'ulivo, comparizioni vive ma effimere e stagionali su un creato millenario. I paesaggi colorati hanno molte cose in comune con gli organismi viventi che si nutrono di buccia d'ulivo. Noi stessi osservatori delle foto ci sentiamo parassiti di una forza molto potente, che ci nutre e ci sopravviverà: ci consoliamo pensando che anche l'orchidea è parassita del tamarindo».

© Giancarlo Zucconelli - Lago di Garda, 2008
© Giancarlo Zucconelli - Lago di Garda, 2008

Infine, la sensibilità per l'immagine di Manara: «personalmente sono arrivato alla seguente, ovvia, conclusione: dipende dal fotografo. Quando la macchina fotografica è nelle mani giuste, e quelle di Giancarlo Zucconelli indubbiamente lo sono, è come se la realtà si svelasse, ci concedesse, in quell'istante, la visione della sua bellezza più segreta. Sembra che, con Giancarlo, la macchina funzioni da terzo occhio, l'occhio della percezione più profonda. Non solo con i grandi paesaggi, ma anche con gli anfratti più angusti, con i più piccoli interstizi, in cui la sorpresa è ancora maggiore, al dischiudersi di meraviglie insospettabili. In pratica, Giancarlo apre per noi le valve dell'ostrica e ne svela la perla, mentre noi avevamo buttato un'occhiata distratta al guscio chiuso».

© Giancarlo Zucconelli - Bretagna
© Giancarlo Zucconelli - Bretagna

 

Chi è
Giancarlo Zucconelli, nato a Castellazzara (Gr), vive e lavora a Verona. Nel 1963 inizia a lavorare come illustratore dell'Eurostudio di Milano. Nel 1966 si dedica al fumetto d'avventura per l'editrice francese B. Ratier. Collabora con la Mondadori e altre case editrici illustrando copertine e pubblicazioni scientifiche. Negli anni ‘70 lavora in campo pubblicitario. Dal 1985 collabora con il giornale "L'Arena", come disegnatore satirico. Pubblica nel 1987 la raccolta di vignette "Madonna che Verona" per la Cierre e nel 1998 "Ritratto di città" per la Gemma Edicto. Si interessa di fotografia dal 1971 e dopo un'intensa attività amatoriale è invitato a partecipare a numerose collettive nazionali e internazionali. Nel 1973 e nel 1975 fa parte della rappresentativa italiana alla Biennale internazionale arti fotografiche. Nel 1973 partecipa al primo incontro biennale di fotografia di Spotorno e nel 1977 a una mostra sul paesaggio. Nel 1987 espone al Photo Univers, Museo francese della fotografia, per la rassegna dei grandi fotografi mondiali. Nel 2006 è invitato al "Centro italiano della fotografia d'autore". Nel 2007 espone a "Trieste Fotografia" rassegna internazionale fotografica.



» Editoriale
Intervista 1:
Intervista 2:
» Marco Barbon,
Asmara Dream
Testimonianze 1:
Testimonianze 2:
» La caduta di un muro,
la fine di una cortina
Visioni 1:
» Giancarlo Zucconelli,
L'occhio che rimodella
le forme
Visioni 2:
Passaggi:
» Per il paesaggio
italiano: Fiorio,
Fontana, Scianna
News:
» Bruno Bisang
» Magnum Magnum
» Flavio Caroli

Giancarlo Zucconelli
[21 immagini]

© Giancarlo Zucconelli
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