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allo shooting. Il soggetto è un nido
di cicogne bianche
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Utilizzo del
Fiedscope
Il Fieldscope nasce proprio
per la visione diretta,
quindi attraverso l'occhio umano e la qualità
sia oggettiva che soggettiva percepita attraverso
la visione diretta è enormemente superiore
a quella di qualsiasi fotografia ottenuta con qualsiasi
apparecchiatura fotografica, sia in termini di nitidezza
che di contrasto che
di fedeltà dei colori:
tra la realtà e il nostro occhio c'è
infatti solo il Fieldscope, senza tutte le variabili
che possono essere introdotte invece dalla pellicola,
piuttosto che dal sensore, e dal tipo di stampa e
dal suo supporto finale.
L'unico accessorio vitale e necessario all'uso più
confortevole del Fiedscope è naturalmente un
treppiede: se l'impiego
è prettamente in visione diretta è sufficiente
un buon treppiede dotato di testa fluida video per
potersi spostare all'interno del campo visivo con
panning dolci che permettono sia di centrare più
facilmente il soggetto che si seguirlo, se in movimento,
senza strappi.
Il Filedscope e la fotografia
Fatto salvo quanto appena scritto è chiaro
che sostituendo all'occhio una fotocamera, dal nostro
Fieldscope otterremo delle fotografie.
Ribadiamo il fatto che, nonostante i risultati ottenuti
con il Fieldscope siano di tutto rispetto –
anche confrontati con una prova binata con un Nikkor
500mm f/4 – il piacere e i migliori risultati
si ottengono sempre e comunque con la visione diretta,
e se in astrofotografia a volte l'ausilio della fotocamera
è indispensabile per – posando per ore
– svelare oggetti così deboli da essere
totalmente invisibili ad occhio nudo, nella visione
a distanza terrestre lo scatto fotografico deve essere
visto come un ausilio
e non come il "focus" principale dello strumento.
Abbiamo già dato prova dei risultati che si
ottengono in questo modo in un precedente Experience
in cui avevamo collegato a uno Spottingscope una Coolpix
(Una
focale da 8000mm): all'epoca era la mitica 990
che avevamo "accrocchiato" allo Spottingscope
ottenendo alla fine un oggetto dalle fattezze un po'
"sinistre" ma perfettamente funzionante.
Nel frattempo Nikon si è data – e parecchio
– da fare e ha finalmente a catalogo tre accessori
originali con cui collegare nel modo migliore possibile
qualsiasi fotocamera digitale
e non al Fieldscope e di qualsiasi marca –
(…)- . eccoli nell'ordine.
La staffa Nikon UBK: permette di
mantenere in posizione il Fieldscope e contemporaneamente
una fotocamera, di norma una compatta digitale. Grazie
alle molteplici microregolazioni di traslazione della
staffa, è possibile adattarvi qualsiasi compatta
digitale; un attacco rapido posto sulla testa a sfera
porta fotocamera ne permette anche lo sgancio immediato.
Se il Fieldscope è il modello con portaoculare
angolato di 45°, con la staffa è possibile
l'osservazione diretta del soggetto e, con una semplice
rotazione, il posizionamento immediato dell'oculare
davanti all'obiettivo della compatta per lo scatto
dell'immagine. Quando si lavora con una compatta digitale
l'oculare del Fieldscope va naturalmente mantenuto
innestato e l'ingrandimento così ottenuto,
aumentato dall'ingrandimento ottenuto con lo zoom
della compatta, porta a focali "extraterrestri"
che spesso rasentano i 10.000mm.
L'adattatore FSA: il secondo accessorio
che Nikon mette a disposizione è un doppio
anello che incorpora un o-ring: questo viene calzato
a pressione direttamente alla base dell'oculare del
Fieldscope, mentre sulla sommità, a mezzo di
anelli di racordo intercambiabili, è possibile
collegare la compatta attraverso la filettatura dell'obiettivo,
o attraverso la filettatura di un raccordo, se disponibile.
Qui entrano in gioco – e alla grande –
tutte le Coolpix, sia quelle in produzione, come la
4500 – che quelle fuori produzione, come la
995, la 990 e la 950, e inoltre, COOLPIX 880, COOLPIX
885, COOLPIX 4300, COOLPIX 4500, COOLPIX 5000: si
otterranno immagini che sarà poi possibile
stampare a ingrandimenti sempre maggiori proporzionalmente
al numero di pixel della fotocamera posseduta. Anche
la Coolpix 5000, con il suo adattatore per gli aggiuntivi
wide e tele può essere tranquillamente utilizzata;
diverso è il caso della Coolpix 5400 il cui
anello di raccordo la tiene troppo lontana dall'oculare
per arrivare a un'immagine rettangolare, a meno di
non posizionare lo zoom sulla posizione tele digitale,
o croppare l'immagine circolare ottenuta in post produzione.
Grazie all'ingrandimento ottenuto dall'oculare si
arriva anche in questo caso a focali che non trovano
un corrispondente neppure nei tele più spinti
disponibili sul catalogo Nikon.
Di tuti i sistemi questo è sicuramente quello
più agile: le Coolpix sono molto leggere e,
essendo prive di specchio a differenza delle reflex,
non soffrono di potenziali problemi di vibrazioni
causati dal sollevamento dello specchio prima dello
scatto; lo scatto va comunque effettuato rigorosamente
con un cavo a distanza, tipo MC-EU1, o con l'autoscatto.
Il sistema poi non risulta sbilanciato eccessivamente:
l'attacco per il treppiede presente sotto al Fieldscope
infatti è inserito proprio nel suo esatto baricentro
e l'aggiunta della Coolpix non provoca problemi in
tal senso. Se si dispone di un Fiedscope a visione
diretta basterà ruotare il monitor della Coolpix
per poter lavorare senza fatica anche con il cannocchiale
non troppo innalzato da terra; ugualmente, se si possiede
un Fieldscope a visione angolata a 45° si potrà
comunque posizionare il monitor con la migliore inclinazione
possibile. L'adattatore FSA incorpora comunque un
sistema a blocco per ruotare a piacere la fotocamera
innestata.
Nikon FSA-L1. L'attacco per le reflex digitali.
Nuovissimo accessorio di recente introdotto sul mercato,
l'attacco per le reflex Nikon permette, oltre che
di lavorare con il sistema reflex – e quindi
con i migliori sensori disponibili sul catalogo Nikon
– senza l'utilizzo dell'oculare come invece
per le compatte che invariabilmente se porta da un
lato a ingrandimenti stratosferici, contemporaneamente
anche a un ammorbidimento delle immagini ottenute,
visto che l'immagine deve attraversare l'oculare prima,
e l'ottica della compatta poi.
L'accessorio FSA-L1 è compatibile con tutti
i modelli di Fieldscope: a seconda del modello e del
diametro della lente frontale, è possibile
intervenire sul sistema ottico inserito nell'attacco
posizionando alcuni elementi ottici nel modo più
appropriato ripetto al sistema ottico che è
diverso da Fieldscope a Fieldscope. Un sistema a doppio
anello permette di ruotare istantaneamente la reflex
da orizzontale a verticale così da adattarsi
al soggetto. L'oculare va naturalmente rimosso ottenendo
così dalla focale nominale di 800mm del Fieldscope
un 1.000/1.100mm che, grazie all'effetto di ingrandimento
del sensore porta la focale a un1.500mm f/13 se comparata
al formato 24x36mm. Aggiungendo un moltiplicatore
di focale si arriva senza eccessivi ingombri a un
3.000mm.
Il grande vantaggio del FSA-L1 è dato dal fatto
che è in grado di informare la fotocamera sul
"diaframma" di lavoro fisso del Fieldscope
f/13: questo significa che con le reflex Nikon digitali
è finalmente possibile lavorare tranquillamente
in priorità di diaframmi, senza dover ricorrere
a prove di esposizione sempre più mirate da
controllare poi sul monitor, e oltre a questo è
possibile effettuare bracketing e starature intenzionali
dell'esposizione. Si deve naturalmente lavorare in
manula focus agebndo sulla ghiera di messa a fuoco
del Fieldscope e controllandone poi l'esattezza oltre
che con una stima a occhio attraverso il mirino della
reflex anche con la conferma di nessa a fuoco manuale
presente nelle reflex digitali.
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I due “mostri”: il Fieldscope 82
ED e il 500mm f/4 D moltiplicato
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L'accessorio strategico: il
treppiede
A differerenza della visione diretta, dove abbiamo
parlato di un buon treppiede, per l'impiego del Fieldscope
accoppiato a una reflex digitale la valenza del treppiede
è fondamentale:
a causa del fatto che la D70
– che abbiamo usato per questo Experience -
non consente l'alzo intenzionale dello specchio prima
dello scatto, usando tempi relativamente lunghi (anche
1/125 di sec.) il rischio micromosso
è notevole.
Una regoletta empirica non scritta riferisce che il
tempo di scatto minimo da impiegare per una focale
deve corrispondere alla lunghezza focale stessa: per
stare tranquilli dovremmo quindi sempre e solo lavorare
con 1/1.500, ma non sempre le condizioni di luce lo
consentono. E' altresì vero come vedremo tra
breve nelle prove pratiche che è possibile
usare tempi di scatto più veloci portando la
sensibilità della macchina tranquillamente
a 1.600 ISO senza alcuna perdita apprezzabile di dettaglio.
Un eccellente treppiede, quindi e un'altrettanto eccellente
testa, naturalmente non fluida , ma possibilmente
con il sistema di movimento su tre assi e micrometrico.
Questo, unitamente all'uso imprescindibile del remote
(per la D70 è l'ML-L3), consentono di contenere
il potenziale micromosso entro limiti accettabili.
Nessuna ci vieta tra l'altro di alternare scatti digitali
a scatti analogici: lo sgancio della macchina è
infatti lo stesso delle ottiche e usando anche una
macchina analogica potremmo beneficiare, se la macchina
lo consente dell'alzo intenzionale dello specchio
– che possiamo comunque avere anche da reflex
digitali di fascia più alta come la Nikon D2H
- e di un "file" sicuramente di tutto rispetto
e con una maggiore latitudine di posa rispetto al
sensore.
Nonostante l'attacco FSA-L1 filetti per diversi giri
all'interno del Fiedscope e la baionetta Nikon sulla
parte opposta faccia un tutt'uno con la fotocamera,
il rischio che la vibrazione indotta dall'alzo dello
specchio si trasformi in micromosso è elevato
perché, mentre nel sistemi precedentemente
descritti con le Coolpix il baricentro del Fiedscope
viene rispettato, il peso del FSA-L1 unito al peso
della reflex e il suo distanziamento dal Fieldscope
causato proprio dal FSA-L1 – la cui lunghezza,
143mm è dovuta anche al numero di lenti e gruppi
inseriti al suo interno - allontanano di troppo il
baricentro del Fiedscope e amplificano il rischio
vibrazioni. A questo si può comunque degnamente
supplire ancorando sia il Fieldscope che la reflex
a una staffa con doppo attacco separato su cui filettare
il Fieldscope e la reflex; bisogna poi montare la
staffa sulla testa del treppiede e se la staffa è
dotata di un movimento micrometrico anche sulla piastra
di aggancio alla testa ecco che il baricentro è
nuovamente e correttamente ricalcolato e tutti i problemi
di vibrazioni si annullano perfettamente. Non disponendo
di detta staffa nel momento in cui abbiamo realizzato
l'Experience, abbiamo comunque compensato il rischio
di micromosso portando la sensibilità della
D70 fino a 1600 ISO,
senza apprezzabili differenze in termini di noise
rispetto al settaggio a 200 ISO.
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Comincia “l’avvicinamento”:
Nikon D70, zoom 18/70 f/3.5-4.5G alla focale 18mm.
400 ISO, 1/500 f/9 |
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Alla focale 70mm, f/9, 1/320 |
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Focale 100mm con il 70/300mm f/4-5.6G, f/9,
1/250 |
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Alla focale 210mm f/7.1, 1/400 |
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E alla focale 300mm f/7.1, 1/500 |
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Con il Nikkor 500mm f/4 D a f/6.3, 1/2500 |
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Con il Fieldscope a f/13 (apertura fissa) 1/640 |
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Massima focale raggiunta è stato un 1000mm,
moltiplicando il Nikkor 500mm con il moltiplicatore
di focale AF-S TC-20E II. f/8, 1/800 |