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Avvistato un nido di cicogne bianche appena
fuori dall’Oasi di Sant’Alessio,
ci prepariamo per lo scatto, dopo aver focheggiato
useremo il remote ML-L3 per lo scatto.

Utilizzando lo zoom 18/70 f/3.5-4.5G alla focale
18mm, ISO 200, f/6.3 1/400.

E alla focale 70mm, f/6.3 1/300.

Lo zoom 70-300mm f/4-5.6 G alla focale 180mm
f/5.6 1 /400, sempre a 200 ISO.

E alla focale 300mm a f/5.6 1/320.

Ed eccoci allo scatto con il Fieldscope.
Siamo
passati a 640 ISO per poter usare
un tempo di
scatto ancora accettabile, 1/320, al diaframma
fisso f/13 del Fieldscope.

Quattro immagini di sinistra sono state scattate,
dall’alto verso il basso, a 200, 400,
800, e 1600 ISO con tempi di scatto di 1/100,
1/200, 1/400 e 1/800. nella colonna centrale
un particolare corrispondente al relativo scatto
di sinistra e a destra due ingrandimenti esasperati
dello stesso dettaglio dello scatto effettuato
a 200 ISO a 1/100 e a 1600 ISO a 1/800. Nonostante
l’aumento della grana, la sensazione di
nitidezza è maggiore a 1600 ISO in quanto
il tempo di scatto più veloce ha permesso
di eliminare il micromosso di cui soffre l’immagine
scattata a 200 ISO. Il dettaglio in questione
è un ingrandimento interpolato 18x dell’immagine
originale, siamo quindi di fronte al risultato
di un obiettivo “virtuale da 27.000mm!!!!
Non è chiaro se l’oggetto sia un
piccolo fusto con tanto di radici o più
probabilmente un cavo elettrico con i fili di
rame dipanati.

Il massimo ingrandimento ottenuto senza post
interpolazione è questo scatto effettuato
con Coolpix 5400 e oculare zoom del Fieldscope
su 45x. L’obiettivo zoom della Coolpix
era posizionato su 52.8mm con un ingrandimento
digitale in ripresa di 2.2x, f/4.6 a 1/660 sensibilità
400 ISO.

Un altro dettaglio: l’orologio del campanile
scattato con il Fieldscope a sinistra, mentre
al centro un dettaglio dell’immagine di
sinistra e a destra un dettaglio estrapolato
dallo scatto effettuato alla focale 180mm con
lo zoom 70/300.
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Sul campo
Cominciamo dall'attrezzatura occorrente: Fieldscope;
FSA-L1, treppiede,
testa micrometrica, staffa
a doppio attacco, reflex
con remote o con scatto a distanza, una buona
scorta di memoria –
o un portatile da collegare alla fotocamera per la
gestione della macchina via Nikon Capture e per il
controllo della nitidezza di fuoco – e di eventuale
micromosso direttamente sul monitor del portatile,
Nikon D70 con remote ML-L3,
livella bolla con attacco per
slitta flash.
Noi abbiamo lavorato con un treppiede Neotec
Manfrotto che ha il grande vantaggio di poter
essere aperto e chiuso in pochi secondi e di incorporare
una maniglia per il trasporto, testa
Manfrotto 408 micrometrica, D70
a tracolla e borsa pronto Fieldscope
per il trasporto del medesimo. In questo modo gli
spostamenti tra una zona e l'altra sono stati immediati,
non faticosi e con l'attrezzatura sempre ben custodita.
Ricordiamo che la stabilità di un treppiede
è inversamente proporzionale all'allungamento
delle gambe e soprattutto della colonna: cerchiamo
quindi di lavorare sempre posizionando il Fieldscope
all'altezza di lavoro estendo le gambe prima, la colonna
in ultimo – e se necessario -.
I settaggi sul Fieldscope:
1) Paraluce incorporato SEMPRE in
posizione di lavoro
2) Controllo della corrispondenza
tra il Fiedscope utilizzato e il FSA-L1 (basta posizionare
una vite posta sul FSA-L1 in una delle quattro posizioni
previste a seconda del Fieldscope impiegato; agendo
sulla vite si cambiano micrometricamente alcuni parametri
distanziali del gruppo ottico interno
3) Serraggio "estremo"
del FSA-L1 al Fieldscope
4) Ancoraggio della D70 al FSA-L1
e serraggio della vite che permette di ruotare la
fotocamera rispetto all'asse del Fiedscope
5) Ancoraggio perfetto del Fieldscope
alla testa del treppiede – controllando ogni
tanto che il Fiedscope sia ben ancorato alla testa
che, nel nostro caso, disponeva di attacco rapido.
I settaggi sulla D70 (o altra
reflex digitale Nikon):
1) Messa in bolla della fotocamera,
utlizzando una livella a bolla per slitte flash e
agendo sulla vite di rotazione del FSA-L1: la messa
in bolla deve avvenire tassativamente in ripresa,
in molti casi infatti non è possibile correggere
eventuali microimbardamenti in post produzione
2) Posizionamento della ghiera principale
su A (priorità di diaframmi)
3) Controllo sui parametri di risoluzione
e compressione che devono naturalmente essere settati
su massima risoluzione/minima compressione –
o ancora meglio su RAW –
4) Contrasto, sharpness, etc: certamente
i risultati migliori si ottengono lavorando in RAW
e affinando il risultato in post produzione con Nikon
Capture. Se lavoriamo in JPG ma intendiamo comunque
post editare l'immagine tutti i settaggi andrebbero
azzerati. Se lavoriamo in JPG e non desideriamo effettuare
ulteriori affinamenti in post produzione è
possibile aumentare sia la nitidezza che il contrasto
in tutte quelle situazioni in cui l'immagine apparirebbe
troppo morbida, ma sempre senza esagerare.
5) Bilanciamento del bianco settato
su "sole" o "nuvoloso" a seconda
delle situazioni con eventuali microaggiustamenti
variando la temperatura di colore con l'apposito funzione
–3/+3; è anche possibile effettuare un
White Balance Preset.
6) Sistema esposimetrico settato
su spot, compatibilmente con la riflettanza del soggetto:
la tipica situazione in cui il soggetto, per esempio
un animale è illuminato dal sole sullo sfondo
scuro di un bosco predilige una lettura esposimetrica
spot o media pesata al centro.
7) Esclusione della focheggiatura
AF
8) Bracketing, a seconda delle situazioni,
quando per esempio non è possibile rivedere
immediatamente e continuamente gli scatti appena effettuati:
bisogna sempre fare molta attenzione a non "bucare"
le alte luci: in questa experience il delicato piumaggio
quasi bianco del collo delle cicogne bianche molto
spesso è risultato completamente bruciato negli
scatti iniziali, corretti poi con bracketing e/o sottoesposizioni
intenzionali.
9) Bracketing del fuoco: le reflex
autofocus non nascono per dare il meglio di sé
nella valutazione manual focus attraverso il mirino,anche
con l'ausilio dell'indicatore della conferma di fuoco
manuale: anche se usando il Fieldscope con le reflex
digitali di Nikon si attiva comunque la funzione manual
focus assistita, è sempre meglio fare più
scatti variando micrometricamennte il fuoco sulla
ghiera del Fieldscope, per poi scegliere lo scatto
più nitido attraverso il monitor del PC; qui
naturalmente l'uso di un PC portatile facilita le
cose; comunque vi possiamo garantire che, grazie/a
causa della lunga focale impiegata, soprattutto se
il soggetto è relativamente vicino –100/300m
– la differenza tra una foto nitida e una sfuocata
è nell'ordine della rotazione di qualche decimo
di millimetro della ghiera di messa a fuoco del Fieldscope;
meglio quindi anche un bracketing di messa a fuoco,
variandolo micrometricamente, che cercare disperatamente
– e spesso con scarsi risultati – di vedere
la miglior messa a fuoco impostata attraverso il mirino
della macchina, anche usando un oculare ingranditore
come il DG-2
10) Sensibilità: le nostre
prove sul campo hanno dato risultati comunque soddisfacenti
anche lavorando a 1600 ISO.
I settaggi sulla compatta digitale
con attacco a vite sull'ottica (Coolpix 950,990,995,4500
etc.):
Valgono le medesime regole elencate per la D70 a cui
va aggiunto:
1) Messa a fuoco su infinito
2) Esclusione forzata del flash
3) Zoom posizionato su una focale
sufficiente ad inquadrare sul display una zona dell'immagine
rettangolare e senza vignettatura ai bordi.
4) Uso tassativo dello scatto a distanza
o in alternativa dell'autoscatto.
5) Grazie al fatto che le compatte
non hanno lo specchio e non soffrono quindi del potenziale
micromosso causato dal suo ribaltamento, si può
lavorare anche con tempi di scatto relativamente lunghi
– se il soggetto non è in movimento -
6) Se il Fieldscope dispone di oculare
zoom cominciare a scattare con l'oculare sull'ingrandimento
minimo per poi salire di ingrandimento.
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Cicogna nera. In alto 400 Iso 1/100, in basso,
sempre a 400 ISO ma a 1/250 di sec. Se è
vero che più il tempo di scatto è
veloce maggiori sono le possibilità di
ottenere uno scatto nitido, anche la messa a
fuoco ed eventuali repentini movimenti del soggetto
possono rovinare l’immagine. Bisogna quindi
effettuare il maggior numero di scatti, cercando
quando possibile di variare anche la messa a
fuoco in modo micrometrico e, soprattutto, avere
un bel po’ di fortuna…
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I settaggi sulla compatta digitale
con attacco a vite sul corpo macchina:
Parliamo quindi di fotocamere come la Coolpix 5000,
5400, 5700, etc.: in queste macchine il collegamento
deve avvenire attraverso apposito adattatore, è
possibile comunque scegliere tra la soluzione dell'adattatore
FSA o della staffa.
Valgono le medesime regole indicate per i settaggi
sulle compatte digitali con attacco a vite a cui va
aggiunta, in alcuni casi, la necessità di posizionare
lo zoom della fotocamera su una delle posizioni tele
digitale, così da avere già in ripresa
uno scatto a tutto sensore, senza dover croppare successivamente
l'immagine e senza che la vignettatura dell'oculare
influisca con delle sovraesposizioni – comunque
controllabili -.
Con qualsiasi delle strumentazioni suindicate si
voglia lavorare, per arrivare a risultati soddisfacenti è necessario uno shooting
di prova con verifica delle immagini ottenute
su monitor del PC; per ogni scatto, oltre ai dati
Exif che possono essere dedotti dal file, è buona norma annotarsi tutte le condizioni di ripresa,
non ultime le condizioni del seeing.
E' meglio iniziare a scattare soggetti non in movimento,
e che possano essere rifotografati facilmente, sarebbe
quindi opportuno cominciare le prove dalla propria
abitazione in modo da poter anche verificare immediatamente
i i risultati sul PC.
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un capriolo “congelato” a 1600 ISO
con un tempo di scatto impossibile: 1/30 di
sec.
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