Ho chiuso l'acqua in una scatola e l'ho guardata muoversi.
Questo è ciò che dico, in genere, a chi mi
chiede cosa c'è dietro il lavoro di sei anni per
i calendari Teuco che sono quasi tutti ambientati sott'acqua.
Perché l'acqua è un elemento che ne contiene
e ne evoca molti altri. Come il movimento per esempio: atomi
e particelle in circolazione, microvite in liquidi amniotici,
fino ad arrivare a interi continenti che emergono dalle
acque, si spostano su di esse o ne vengono sommersi. E poi
ancora tutte le categorie mentali, dall'estrema lentezza
alla rapidità, dalla pesantezza alla leggerezza,
come le onde del mare che travolgono o accarezzano un corpo.
Il viaggio più antico del mondo è nell'acqua.
Tutto questo anche in pochi metri cubi d'acqua, così
come in una goccia, attraverso la quale si vedono i contorni
deformati. Viaggi mentali, viaggi "acquatici",
rubando un'espressione a Italo Calvino che a sua volta la
rubò a Dante: "la fantasia è un posto
dove ci piove dentro". Le mie non sono foto di veri
viaggi e forse è proprio l'ansia di fotografare il
mondo intero, unita alla paura di perdersi in mezzo a troppo
stimoli, che mi porta poi a tentare un illusorio controllo
progettando mini realtà, piccoli mondi privati da
esplorare come un reporter in paesi lontani.
Riproduco con modellini realtà simulate o copie
di sogni. Averli creati dal nulla mi dà sicurezza
e libera la mente dall'ansia e dalla gravità del
quotidiano. È come cacciare in una riserva dove qualcuno
ha buttato la selvaggina o pescare in un laghetto artificiale
dove si allevano i pesci. Meno avventuroso? Dipende se la
riserva l'hai creata tu, perché l'avventura sta anche
nel progettarla. A volte, sì, vorrei andare a "caccia
grossa" (intesa come reportage), o a pesca in sperduti
laghetti di montagna, o in mezzo a vasti oceani, partire
per essere perennemente in viaggio (fotografico).
Eppure mi è capitato, a passeggio con il mio cane,
nel giardino sotto casa, di sentire e trovare tutto il mondo
lì, in un attimo, in un colore, una forma, un odore,
nel volo di un uccello. E mi è capitato di pensare
che non mi sarebbe bastata una vita per raccontare in immagini
quella stessa che era lì, in pochi metri di giardino,
in ogni ora, giorno o stagione dell'anno. Sensazioni primitive,
antiche, di forte legame con la natura. Percezione e istinto,
come il mio cane che tende l'orecchio e allunga il naso
a ogni impercettibile suono e odore. E cosa, se non l'acqua,
ci lega così profondamente alla vita e alla natura?
Cosa se non l'acqua, ci immerge nel mistero, ci evoca l'invisibile
vita ancestrale?
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Fotografo spesso in piccoli spazi, ma ci metto dentro un'essenza
trasparente e inodore che è vitale e portatrice di
emozione per chi ci nuota dentro e per chi guarda. Il mio
mondo in una scatola trasparente, come quello delle sfere
di vetro con la neve finta un po' kitsch, ma sempre semplicemente
suggestive e ipnotiche. Sfuggo alla pesantezza producendo
qualcosa di leggero che produca emozione e che per un attimo
ci faccia dimenticare e ci trasporti nel mondo del bello,
in superficie, verso l'alto, forse. Mi piace anche la percezione
di ciò che, in involucri minuti, contiene grandi
categorie. Posso fare il giro del mondo nel giardino sotto
casa, dove in un silenzio tutto naturale, arriva solo il
brusio della città più sommesso di quello
di un calabrone, e dove il recinto non è una barriera
ma il limite che la fantasia scavalca con leggerezza per
correre sulle colline di fronte, tra le nuvole e molto più
in là.
È la mia palestra della visione, dove mi esercito,
come diceva Bruno Munari, a riconoscere i "segni"
nella natura per afferrare gli elementi essenziali per la
composizione di un'immagine: equilibrio, forma, luce e movimento.
Munari insegnava, con tecnica e poesia, a vedere gli "scheletri
strutturali" delle cose e delle persone, per trovare
le linee di forza, le tensioni, le direzioni, il "movimento
interno". La poesia è come un viaggio virtuale
per saltare tutti i passaggi razionali e per compiere dei
balzi nel tempo e nell'immaginazione.
Come si fotografa tutto questo? Forse con il cuore, innanzitutto.
Penso a quella scena geniale di 2001, Odissea nello Spazio
dove l'astronauta viaggia, con la sua navicella di salvataggio,
nel tempo e nel mezzo di paesaggi straordinari. E gli si
leggono negli occhi mille incredibili immagini al secondo,
tra il terrore e lo stupore della mente. Kubrick ha rappresentato
con la sua fantasia e la perfezione tecnica il superamento
della barriera spazio-tempo.
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Ecco, raccontare il movimento! Quello che i musicisti fanno
con le loro composizioni musicali o i registi con il cinema.
Una bella magia per un fotografo che produce un'immagine
ferma. Così come è magico guardare le cose
ogni volta come fosse la prima volta, o lasciarsi attrarre
e sedurre dal movimento, come quando si fissano incantati
le onde o l'acqua che scorre, nel viaggio reale o in quello
virtuale. Così è fantastico poter ricordare
e rivivere una minima parte di questo in un'unica foto,
souvenir di viaggio. E ancora, rincorrere evanescenti e
sottili sortilegi di luce qua e là, punti e linee,
piccole architetture dello spazio, dove non c'è tempo
per capire perché il tempo è più veloce
dello scatto. Mi piace l'intreccio tra razionalità
e istinto, partire da uno per lasciarsi trasportare dall'altro,
in galleggiamento virtuale, in assenza di gravità.
Il mio modo di fotografare è prima di tutto un modo
di sentire. Come dice Saint-Exupèry: "l'essenziale
è invisibile agli occhi".
Chi è
Nata a Roma nel 1953, Patrizia Savarese frequenta la facoltà
di Architettura e si diploma all'Istituto Europeo di Design
in "Architettura d'Interni" e successivamente
in "Fotografia". Inizia a lavorare come fotografa
nello show-businnes, seguendo concerti e tournée
e ritraendo artisti stranieri e italiani per case discografiche
e riviste specializzate del settore, affermandosi negli
anni 80 come una delle principali fotografe-rock in
Italia ed esponendo le sue immagini in varie mostre. Verso
la metà degli anni '80 inizia anche a lavorare nella
moda e in pubblicità e a collaborare con "L'Espresso"
che le commissiona servizi d'illustrazione e copertine.
In seguito a un lavoro di ricerca fotografica in bianco
e nero sul nudo, viene apprezzata come una delle prime fotografe
italiane a occuparsi del nudo maschile. Attualmente produce
immagini artistiche per l'industria, come calendari aziendali
d'autore (Teuco-Guzzini/Ed.Colombo), e immagini d'illustrazione
distribuite da Contrasto (che la rappresenta dal 1988) e
pubblica sul catalogo americano Corbis-Stock Market.
www.patriziasavarese.com
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