| La totalità
delle fotocamere digitali oggi in commercio esegue la messa
a fuoco automatica, regolando l'obiettivo in funzione della
distanza di ciò che appare al centro del mirino. In
alcuni casi è prevista anche una messa
a fuoco manuale, che risulta preziosa in alcune situazioni
dove il calcolo automatico può sbagliare: quando la
luce è insufficiente per eseguire la misura di distanza
in automatico, quando tale calcolo può essere fuorviato
dalla presenza di ostacoli tra noi e il soggetto (come quando
si fotografa attraverso una cancellata oppure una finestra),
quando il soggetto da fotografare è poco contrastato
rispetto al resto della scena (un oggetto chiaro su sfondo
chiaro o viceversa), quando il soggetto da fotografare si
muove rapidamente.
Molte fotocamere segnalano l'incapacità di mettere
a fuoco in automatico con una luce lampeggiante oppure con
un segnale acustico. A quel punto conviene passare alla regolazione
manuale, oppure mettere a fuoco un altro oggetto più
illuminato o più contrastato che sia alla stessa distanza
dal soggetto della nostra foto e poi spostare l'obiettivo
per ricomporre l'inquadratura originale, facendo attenzione
a mantenere il tasto di scatto premuto per metà. In
tal modo bloccheremo la messa a fuoco appena eseguita e potremo
scattare semplicemente premendo il tasto fino in fondo.
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Profondità
di campo
La profondità di campo si estende per 2/3 oltre
la linea di messa a fuoco e per 1/3 nell'area antecedente
a quest'ultima. |
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Messa
a fuoco su primo piano con diaframma aperto f/3.3
Qui vediamo come la massima apertura di diaframma con
l'obiettivo in posizione tele (massima estensione) riduce
drasticamente la profondità di campo, ossia l'estensione
della messa a fuoco che si limita ai due soggetti frontali
su cui il fuoco è stato impostato. |
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Messa a fuoco su sfondo
con diaframma aperto f/3.3
Qui vediamo la situazione speculare rispetto alla foto
precedente. La profondità di campo è ridotta
al minimo e il fuoco è centrato sullo sfondo, perciò
i soggetti in primo piano appaiono sfocati. |
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Messa a fuoco su primo
piano con diaframma chiuso f/7.5
Qui vediamo che la chiusura del diaframma consente di
rendere un po' più inciso lo sfondo, nonostante
la messa a fuoco sia sugli oggetti in primo piano |
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Messa a fuoco su sfondo
con diaframma chiuso f/7.5
Qui vediamo la situazione speculare rispetto all'immagine
appena sopra: il fuoco è sullo sfondo, ma il diaframma
chiuso, compatibilmente con le capacità di una
digitale, rende un po' meglio definiti anche i soggetti
in primo piano. |
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Messa a fuoco intermedia
con diaframma chiuso
Disponendo il punto di messa a fuoco in un punto intermedio
tra il primo piano e lo sfondo e chiudendo il diaframma
il più possibile, riusciamo a mantenere una discreta
incisione per entrambi, ancora imperfetta. |
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Solo con il grandangolo
tutto è a fuoco
Il massimo della profondità di campo di ottiene
allargando l'angolo di visione dell'obiettivo e mantenendo
il diaframma chiuso al massimo. Qui vediamo che sia lo
sfondo sia il primo piano sono a fuoco. |
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Il blocco della messa a fuoco automatica
(AF lock) è ormai offerto dalla gran parte delle fotocamere
digitali, ma passa spesso inosservato poiché non dispone
di comando indipendente, ma la sua attivazione è affidata
al tasto di scatto che, premuto per metà, fa eseguire
alla fotocamera tutti i calcoli necessari allo scatto mantenendoli
in memoria fintanto che si mantiene il tasto premuto per metà.
La regolazione manuale del fuoco
è invece prerogativa solo di alcune fotocamere e può
tornare utile anche nella macro fotografia, ossia quando si
fotografano oggetti molto vicini all'obiettivo e vogliamo
avere il massimo controllo sulla resa finale dell'immagine.
Di solito avviene i due modi: impostando da menu la distanza
di fuoco critico e usando il display come mirino di messa
a fuoco, che mostra un'immagine sfuocata fino a quando si
raggiunge la condizione di fuoco ottimale.
L'uso del fuoco e della profondità
di campo sono essenziali per l'esecuzione di ritratti
creativi e per fotografare panorami che presentino anche oggetti
molto vicini a noi. In condizioni normali, la regolazione
automatica del fuoco andrà benissimo e potremo usarla
in abbinamento al blocco dell'autofocus (AF lock) per costruire
un'inquadratura più creativa. Siamo tutti abituati
a vedere ritratti dove il soggetto compare esattamente al
centro della scena, come nelle foto usate per i documenti
di riconoscimento, e siamo anche consapevoli che questa impostazione
risulti alla lunga scontata e piatta. Basta poco per rendere
il nostro soggetto più interessante: inquadriamolo
al centro per eseguire la messa a fuoco automatica e quindi
spostiamolo di lato, ai bordi dell'inquadratura, mantenendo
il tasto di scatto premuto per metà così da
bloccare il fuoco alla distanza giusta.
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