| Dopo l'inquadratura,
il secondo elemento creativo importante sta nell'impiego sapiente
della profondità di campo.
Si tratta di un'area di dimensioni molto variabili all'interno
della quale tutto è a fuoco. La vorremo più
ampia possibile nei panorami, così da mantenere nitidi
sia lo scenario distante sia gli eventuali oggetti in primo
piano, mentre la preferiremo il più ristretta possibile
nei ritratti, così da mantenere nitido solo il viso
della persona che si contrasta con uno sfondo sfocato che
fa da cornice.
Il primo dei fattori che influenzano la profondità
di campo è la distanza dell'oggetto
dall'obiettivo. Maggiore è la distanza, più
ampia sarà la profondità di campo.
Di conseguenza nelle foto panoramiche di oggetti lontani
non dovremo preoccuparci di controllare cosa sia o meno a
fuoco: basta impostare la messa a fuoco sull'infinito, disattivando
così l'autofocus e velocizzando le operazioni di scatto.
Molte fotocamere consentono di selezionare una modalità
"panorama", solitamente
identificata dall'icona di una montagna, che blocca il fuoco
a una distanza infinita (alla massima distanza consentita
dall'ottica) e disabilita il calcolo automatico della distanza
di messa a fuoco.
Il secondo fatto che influenza la profondità di campo
è la lunghezza focale
dell'ottica.
Un obiettivo grandangolare, con una lunghezza focale ridotta
e con un raggio di visione molto ampio, tenderà ad
amplificare la profondità di campo, viceversa un obiettivo
tele, con una focale molto lunga e un campo di visione ristretto,
ridurrà la profondità di campo.
Ciò si sposa con la prassi di usare il grandangolare
per i panorami, dove vogliamo che siano perfettamente a fuoco
sia le cose vicine sia gli oggetti lontani, e di usare il
tele per i ritratti, così da isolare il soggetto da
ciò che lo circonda, lasciando semplicemente una piccola
cornice di sfondo, sfocata. Il terzo fattore, il più
importante, che regola in proporzione ninversa la profondità
di campo, è l'apertura di diaframma.
E considerando l'importanza di poter governare il campo di
messa a fuoco, numerose fotocamere di fascia medio alta consentono
di controllarla a mano, mediante una modalità solitamente
contraddistinta dalla lettera A (aperture priority) che corrisponde
alla modalità di controllo manuale del diaframma.
Aprendo e chiudendo il diaframma noi ridurremo o amplieremo
la profondità di campo raggiungendo il risultato creativo
che ci siamo prefissi e tenendo a mente che la profondità
di campo si estende per 1/3 nell'area che viene prima del
soggetto che abbiamo messo a fuoco (più vicina all'obiettivo)
e per 2/3 nell'area che viene dopo il piano di fuoco critico
(più lontana dall'obiettivo).
Come e perché si forma la profondità
di campo
Quando si mette a fuoco un punto, esso ha la forma di un minuscolo
cerchietto sul sensore o sulla superficie della pellicola.
Il nostro occhio ha una capacità limitata di discernere
i dettagli e tende a trasformare in punti anche piccoli cerchi
che abbiano una circonferenza inferiore a un certo valore
denominato "circolo o cerchio di confusione". Storicamente
il circolo di confusione aveva un diametro di 0,25 mm per
stampe osservate da una distanza di 25 cm, ma con lo sviluppo
degli obiettivi a lunga focale e i sempre maggiori ingrandimenti
delle foto, lo si considera ora compreso tra 0,20 o 0,33 mm.
 |
 |
| |
Ingrandisci |
Circolo di confusione
Quando un punto non è completamente a fuoco forma
un circolo. Se il diametro di tale circolo non supera
gli 0,20 o 0,33 mm avremo comunque l'impressione di vedere
un punto. |
 |
 |
 |
| |
Ingrandisci |
Diaframma e circolo di confusione
Qui vediamo come un diaframma chiuso al massimo riduce
le dimensioni del circolo di confusione. |
 |
 |
 |
| |
Ingrandisci |
Diaframma aperto
Ecco la situazione opposta: aprendo il diaframma il circolo
di confusione diventa maggiore e più evidente,
rendendo l'immagine sfocata. |
| |
Il nostro occhio vedrà quindi come puntiforme qualsiasi
cerchietto che abbia un diametro inferiore al cerchio di confusione,
permettendoci perciò di ampliare l'efficacia della
focheggiatura creando l'effetto della profondità di
campo, che benché faccia leva sull'apparenza, è
molto convincente per stampe di piccolo formato. Naturalmente
l'efficacia della profondità di campo diminuisce a
mano a mano che aumentiamo la dimensione della stampa prodotta
dalla nostra fotografia, perciò teniamone conto nel
momento di stampare e chiudiamo il diaframma in proporzione
al livello d'ingrandimento atteso.
 |
 |
 |
Foto panoramica
Qui vediamo un panorama cittadino di cui abbiamo messo
a fuoco il soggetto sullo sfondo. |
| Ingrandisci |
|
 |
|
 |
 |
|
 |
Dettaglio
Qui vediamo un dettaglio della stessa immagine scattata
con diaframma chiuso (f/7.5) e diaframma aperto (f/2.6).
Si nota che la siepe in primo piano e più incisa
nel primo caso e diventa relativamente sfocata quando
il diaframma viene aperto. |
| Ingrandisci |
|
|