Fino all'8 gennaio
la GAM, Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Torino,
ospita due mostre da vedere. La prima è
6 x Torino (Olivo
Barbieri, Gabriele Basilico, Franco
Fontana, Mimmo Jodice, Armin
Linke, Francesco Jodice), che
presenta al pubblico più di 300 fotografie inedite
- realizzate appositamente tra marzo 2004 e giugno 2005
- da sei fotografi italiani
di risalto internazionale specializzati nella lettura del
paesaggio urbano e del territorio.

Armin Linke - Cimitero sud, 2005 |
L'intento della mostra è di costruire
un vasto archivio della memoria di notevole valore artistico
e documentario, di farsi promotrice di una campagna di ricognizione
e interpretazione fotografica
dell'incalzante trasformazione urbana
in vista dell'appuntamento con i Giochi
Olimpici invernali, fissando nell'obiettivo le relazioni
che si vanno disegnando tra i nuovi, nascenti assetti
architettonici e urbanistici e l'impianto
storico della città.

Mimmo Jodice - Porte Palatine, 2005 |

Olivo Barbieri - Palazzo Madama, 2005 |
Olivo Barbieri ha effettuato riprese fotografiche
aeree per offrire una mappa inusuale di Torino. Gabriele
Basilico ha ripreso gli imponenti lavori del passante
ferroviario, le spine, i corsi di accesso alla città
e le zone di trasformazione. Franco Fontana
presenta i dettagli e i particolari della città storica
tra monumenti e liberty. Mimmo Jodice ha
lavorato sui luoghi della memoria torinese con particolare
attenzione a istituzioni e realtà accademiche e museali
che, tra passato e presente, rappresentano la città
di Torino. Armin Linke ha indagato la linea
di confine che divide la città dalla periferia, offrendo
punti di vista inconsueti. Francesco Jodice
ha fotografato un paesaggio umano attraverso la costruzione
di un "atlante" di classi elementari, medie e
superiori della città.

Gabriele Basilico
Cantiere di Piazza S. Carlo, 2005 |

Francesco Jodice
Turin Flying Institute, 2005 |
Un ricco catalogo di circa
400 pagine - con foto inedite
rispetto alla mostra e contributi di Giuseppe Culicchia,
Marco Revelli, Paul Virilio
e Pier Giovanni Castagnoli - accompagna
l'evento.

Franco Fontana - Piazza Bodoni, 2005 |
La seconda mostra è una retrospettiva
dedicata a Elisabetta Catalano: circa 80
fotografie di cui molte inedite documentano, in mostra
alla GAM di Torino fino all'8
gennaio, il lavoro trentennale di una tra le più importanti e conosciute fotografe
italiane, ritrattista di fama internazionale, grazie al
suo obiettivo fotografico è ormai considerata una testimone d'eccellenza della
vita degli artisti e dei personaggi
di cinema, di letteratura, di cultura e di politica che
hanno attraversato la storia d'Italia a partire dagli anni
Settanta.
L'omaggio
che Torino dedica alla sua attività nelle sale della
GAM e nel catalogo che accompagna
la mostra - che riproduce circa 300
scatti tra ritratti e lavori in collaborazione con
artisti e registi - offre uno sguardo
rivolto soprattutto alle opere meno conosciute, rivelando
una veste quasi completamente inedita
della sua ricerca fotografica.
Alberto Moravia, presentando
il libro Tempo di ritratti
di Elisabetta Catalano, ha scritto: "qualsiasi ritratto
allude prim'ancora che a se stesso, alla società
di cui la persona ritratta fa parte". (E davanti ai
nostri occhi sfila veramente tutta la società e il
mondo culturale degli ultimi decenni da Arbasino
a Ottieri, da La Capria
a Parise, da Cassavetes
a Ferreri, dalla Cardinale
a Richard Harris, dalla Sandrelli
a alla Mangano, da Uto Ughi
ad Andreotti, dalla Ginzburg
a Eco, da Beuys fino al
mondo dell'arte più recente come Peter Halley
e Nagasawa.

Federico Fellini sul set di "La voce della luna" |
Fotografie meno conosciute sono ad esempio
quelle del filosofo Junger, del premio
Nobel Amartya Sen e alcuni ritratti mai
visti di Federico Fellini. Innanzi tutto
ogni foto è l'incontro
tra l'autrice e il personaggio e dunque ogni foto fa storia
a sé, vive nella dimensione di un particolarissimo
rapporto. Ma alcuni caratteri comuni
restano: Fabio Mauri afferma di "riconoscere
i segni dell'impeccabilità dell'ossessione espressiva"
nei ritratti di Elisabetta Catalano che lavora con accanito
perfezionismo, per fermarsi solo quando è certa di
aver colto il carattere essenziale della persona.

Cassavetes |
Nella perfetta calibratura
di luci e ombre l'immagine è sempre nettamente messa
a fuoco, fino al massimo nitore. Elisabetta Catalano
ha sempre frequentato il mondo dell'arte
intessendo con artisti italiani e stranieri, di varie generazioni,
un dialogo fatto anche di reciproco scambio. Fra gli artisti
ritratti Mario Schifano, Franco
Angeli, Alighiero Boetti, Joseph
Beuys, Mario Merz, Pino
Pascali, Joseph Kosuth, Mario
Ceroli, Andy Warhol.
Un'altra collaborazione non episodica,
testimoniata in mostra, è quella con Federico
Fellini. Alla figura di Fellini sono anzi legati
gli esordi di Catalano, che ha iniziato la sua attività
di fotografa durante le riprese di 8
e mezzo (1963), film in cui interpreta la cognata
del protagonista. Nel tempo libero sul set Elisabetta Catalano
comincia a scattare foto con una vecchia
macchina del padre. In seguito Fellini la chiamerà
per documentare i set di altri suoi celebri film: dopo 8
e mezzo, nel 1979 è stata chiamata da Fellini
a fotografare durante le riprese di Prova
d'orchestra e nel 1990 di La
voce della luna e saltuariamente su altri set. Dal
1973 in avanti Fellini posa
durante gli anni per varie serie di
ritratti in studio, fino alla vigilia dell'assegnazione
del quinto premio Oscar (30 marzo 1993), poco prima della
sua scomparsa dove, in un bellissimo ritratto, il regista
in smoking sembra quasi accomiatarsi
con un saluto per l'uscita di scena.

Umberto Eco |
La mostra è accompagnata da un catalogo
antologico a colori, edito dalle edizioni della GAM
- Fondazione Torino Musei, che ospita circa 300 immagini
e testi introduttivi di Laura Cherubini, curatrice della
mostra, di Costantino D'Orazio e testi di vari scrittori
famosi che hanno scritto su di lei, tra i quali Goffredo
Parise, Alberto Moravia e Federico Fellini.
Chi è
Elisabetta Catalano vive e lavora a Roma. La sua carriera
ha inizio alla fine degli anni Sessanta con la collaborazione
a riviste come Vogue, Il Mondo e L'Espresso. Qualche anno
dopo entra in contatto con gli artisti Michelangelo Pistoletto,
Sandro Chia, Fabio Mauri, Gino de Dominicis e altri, con
i quali collabora attivamente alla realizzazione di opere
di arte comportamentale e concettuale. Il ritratto in bianco
e nero e a colori diventa la sua attività principale,
in particolare ritrae i personaggi del mondo dell'arte,
del cinema e della cultura. La sua prima mostra personale
è nel 1973 alla galleria Il Cortile di Roma, a cui
ne sono seguite alcune altre significative a Roma, Milano,
Venezia. Tra le mostre collettive ricordiamo quelle nella
sede Polaroid di Boston (1978), nella sede Unesco di Venezia
(1979), al Museo Carnavalet di Parigi (1980). Nel 1992 La
GNAM di Roma le dedica la prima grande antologica realizzata
da una istituzione museale. Seguono le mostre alla galleria
Sperone di Roma (1999) e Minini di Brescia (2004)
www.gamtorino.it